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Mercati azionari 2021: vera crescita o semplice recupero?

Massimo Trabattoni (Kairos) ipotizza un anno a due velocità. Secondo l’esperto il 2021 non sarà un anno di crescita in senso assoluto, ma piuttosto di recupero del terreno perduto

di Redazione Soldionline 23 dic 2020 ore 10:32

Mancano pochi giorni al termine dell’anno borsistico 2020, caratterizzato da forte volatilità, come conseguenza alla pandemia da Covid-19.

Di conseguenza, gli operatori spostano il focus al prossimo esercizio. Nel numero di dicembre di “Italian Times”, a cura di Massimo Trabattoni - Head of Italian Equity di Kairos – l’esperto ipotizza un anno a due velocità, con un primo trimestre e forse parte del secondo ancora condizionati dai lockdown e dal difficile termine di paragone dei primi mesi del 2020, mentre una seconda parte dell’anno in pieno recupero, dove ci si può anche attendere che i risparmi dovuti all’impossibilità di fare certe spese durante gli ultimi mesi vengano parzialmente consumati, oltre ad avere una base di comparazione molto favorevole.

Secondo Massimo Trabattoni il 2021 non sarà un anno di crescita in senso assoluto, ma piuttosto di recupero del terreno perduto, come spiegato nell’analisi seguente.

 

2021

Dall’inizio dell’anno a oggi il mercato azionario italiano è passato da aver toccato il massimo storico dell’ultima decade ad essere sprofondato fino ai livelli raggiunti durante la Grande Crisi Finanziaria del 2008, per poi recuperare gran parte del terreno perduto. In un tale contesto, caratterizzato in primis da un’esplosione di volatilità, il punto di svolta è senza dubbio da ricondurre ai giorni intorno al 20 febbraio quando i primi casi di Covid-19 cominciano a essere segnalati anche in Europa. Nei mesi seguenti, ai tentavi di rimbalzo si susseguono nuove ricadute in base all’andamento dei contagi e alla severità delle misure di distanziamento sociale. Fino a quando lo scenario macro non viene stravolto ancora una volta con il mercato che accoglie molto positivamente la definitiva vittoria di Biden (fautore di un cospicuo piano di investimenti pubblici) e soprattutto le notizie riguardanti il profilo clinico e l’efficacia dei vaccini di Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Il rimbalzo è repentino con il FTSEMib che si porta a -6% circa da inizio 2020 a fine novembre (dal -20% circa di fine ottobre) guidato da quei titoli ciclici e value che erano rimasti indietro.

Con la notizia dell’efficacia di oltre il 90% dei vaccini e l’inizio del roll out delle prime dosi negli Stati Uniti e in Inghilterra, pensare al 2021 vuol dire soprattutto cercare di prevedere la velocità di distribuzione del vaccino necessaria per consentire ai governi nazionali la totale riapertura dell’economia e la fine delle misure di distanziamento sociale.

Possiamo quindi immaginarci un anno a due velocità, un primo trimestre e forse parte del secondo (dipende da quanto rapidamente il vaccino riuscirà a rallentare in maniera determinante il contagio e a tenerlo sotto controllo) ancora condizionati dai lockdown e dal difficile termine di paragone dei primi mesi del 2020, mentre una seconda parte dell’anno in pieno recupero dove ci si può anche attendere che i risparmi dovuti all’impossibilità di fare certe spese durante gli ultimi mesi vengano parzialmente consumati, oltre ad avere una base di comparazione molto favorevole.

L’Italia dovrebbe inoltre beneficiare dello spread che rimane su livelli mai visti negli ultimi 10 anni, segnale che il mercato al momento crede ciecamente nella capacità dell’Europa di riuscire ad evitare altre crisi riguardanti il debito sovrano dei paesi membri. Questo anche grazie alla svolta radicale data dal Recovery Fund, primo strumento europeo finanziato con l’emissione di debito comunitario, che aiuterà a rilanciare l’economia del Continente e in particolare quella Italiana, visto che il nostro paese dovrebbe ricevere circa 200 miliardi di euro nei prossimi anni.

In questo contesto è importante ricordare che il 2021 non sarà un anno di crescita in senso assoluto, ma piuttosto di recupero del terreno perduto. Infatti le stime degli economisti parlano di un PIL globale nel 2021 comunque inferiore a quello del 2019. Negli ultimi in un mondo (formato dai cosiddetti developed countries) dove la crescita è ormai da molti anni un miraggio sempre più difficile da raggiungere, il mercato ha dimostrato di premiare con multipli elevati solo quelle società che hanno dimostrato di riuscire a fare leva su trend strutturali per aumentare il proprio fatturato anno dopo anno. Nel 2021 invece vedremo molte altre società anche di settori come gli industrials o i discretionary goods mostrare un’espansione della top-line vista la base di comparazione favorevole. Questo però sarà principalmente dovuto al fatto che il fatturato perso durante il 2020, per quanto riguarda capex e consumi privati, verrà recuperato appena la situazione macroeconomica tornerà a stabilizzarsi. Perciò sicuramente vedremo un proseguimento del rimbalzo di settori ciclici e maggiormente impattati dalla pandemia, ma bisognerà rimanere cauti nel valutare quanto questa crescita sia un semplice effetto di pent up demand (domanda repressa si riferisce a una situazione in cui la domanda di un servizio o di un prodotto è insolitamente forte, si usa per descrivere il ritorno del pubblico al consumismo dopo un periodo di diminuzione della spesa) o invece un trend strutturale legato, perché no, anche alle misure fiscali dei governi. Per questo motivo sarà cruciale distinguere all’interno dei vari temi quali settori possano mostrare un performance positiva strutturale, e all’interno dei settori quali società siano meglio posizionate per intercettare il rimbalzo dell’economia.

 

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