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Meglio le azioni dei bond nel 2022?

Fabrizio Quirighetti (DECALIA) propende per le azioni, segnalando che la posizione oggi è la stessa di un anno fa, cioè modestamente rialzista sulle azioni e chiaramente sottopesata sulle obbligazioni.

di Redazione Soldionline 13 gen 2022 ore 13:18

Cosa scegliere tra azioni e bond nell’esercizio in corso?

Fabrizio Quirighetti - CIO, Head of Multi-Asset DECALIA – propende per i titoli più rischiosi, segnalando che la posizione oggi è la stessa di un anno fa, cioè modestamente rialzista sulle azioni e chiaramente sottopesata sulle obbligazioni. In particolare, l’esperto continua a sostenere un posizionamento azionario bilanciato e di elevata qualità, sia in termini di settori che di stili.

Nell’analisi seguente Fabrizio Quirighetti spiega i motivi alla base di queste indicazioni.

 

anno-2022Il 2021 è finito come è iniziato... con il Covid-19 che ha fatto notizia ed i mercati azionari che sono saliti. Come sospettavamo, la variante Omicron non ha cambiato le carte in tavola - a differenza del vaccino - con gli investitori che si rallegrano della crescente evidenza che è contagiosa ma meno grave dei ceppi precedenti. A patto che ci si sia vaccinati negli ultimi dodici mesi.

Mentre entriamo nel 2022, il nostro scenario macro rimane sostanzialmente invariato. Certo, il ritorno alla normalità si è rivelato più accidentato e più lungo del previsto rispetto ad un anno fa, ma siamo ancora rivolti nella giusta direzione. Ed il quadro globale di crescita superiore al trend, inflazione elevata ma in calo e politica monetaria accomodante - sebbene meno semplice - rimane complessivamente favorevole alle azioni ed alle attività reali rispetto alle obbligazioni ed alla liquidità. Lo stesso si può dire delle valutazioni, con le azioni che sono ancora la casa più economica in una strada molto costosa di attività finanziarie liquide.

Di conseguenza, la nostra posizione oggi è la stessa di un anno fa, cioè modestamente rialzista sulle azioni e chiaramente sottopesata sulle obbligazioni. L'estate scorsa siamo diventati temporaneamente più cauti, ma poi abbiamo aumentato di nuovo il rischio nei portafogli in ottobre, dopo un percorso accidentato. In effetti, nonostante la rapida diffusione di Omicron, la nostra tesi d'investimento positiva è intatta. Continuiamo a credere che il futuro percorso dei tassi reali sarà il motore principale dei mercati obbligazionari, creditizi ed azionari (così come le rotazioni dei fattori/stili) in futuro. La prossima fase di rialzo del mercato non sarà però una passeggiata, con una volatilità destinata ad aumentare ancora man mano che la ripresa economica matura, l'inflazione si dimostra più solida che in passato ed il sostegno della politica monetaria si affievolisce gradualmente. In altre parole, la "Fed Put" non è scomparsa, è solo stata ridotta.

Con le valutazioni dei multipli lontani dai recenti massimi, il sentiment ribassista degli investitori ed un posizionamento azionario contenuto più favorevole, ci aspettiamo che una continuazione delle recenti forze di mercato "buy-the-dip", combinate con tendenze economiche resilienti, uno slancio positivo degli utili, l'allentamento delle interruzioni della catena di approvvigionamento e tassi d'interesse ancora bassi, compensino più che bene i timori "emotivi" temporanei derivanti da una stretta della Fed ben delineata e dal ritardo del pacchetto di stimolo americano Build Back Better.

A livello di portafoglio, ciò significa che continuiamo a sostenere un posizionamento azionario bilanciato e di elevata qualità, sia in termini di settori che di stili. Nel corso dell'ultimo anno, abbiamo integrato la nostra allocazione del portafoglio azionario di base con attività regionali satellite selettive, in modo da ricalibrare le polarizzazioni settoriali e di stile, per raggiungere una posizione più ciclica e meno "growthy". Mentre la nostra preferenza strutturale a lungo termine si rivolge ancora a mercati in crescita diversificati di maggiore qualità e resilienza, come gli Stati Uniti e la Svizzera, la Cina offre alcune opportunità tattiche, dato il miglioramento delle valutazioni ed il contesto macro più favorevole.

 

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