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Lo stile ‘value’ sottoperforma lo stile ‘growth’ da 9 anni!

Alcuni fattori di rischio hanno generato rendimenti sopra la pari, fatto ampiamente discusso nella letteratura finanziaria

di Redazione Soldionline 14 ott 2015 ore 11:41

A cura di Luuk Jagtenberg, Investment Strategist, Kempen Capital Management

Alcuni fattori di rischio hanno generato rendimenti sopra la pari, fatto ampiamente discusso nella letteratura finanziaria. Il premio alla capitalizzazione (small versus large) e il premio al valore (value versus growth) sono i fattori di rischio valutati più conosciuti, tant’è che esistono dati in merito sin dai primi anni ‘30. Siamo fermamente convinti che la valutazione di questi fattori di rischio non sia costante, ma tende alla mean reversion in cicli pluriennali. A nostro parere, il fattore ‘valore’ non è mai stato così sottovalutato come in questo periodo.

Relativamente ai fattori di rischio, il Team di Asset Allocation di KCM basa il proprio processo di investimento sulla capitalizzazione e sul valore, con la convinzione che tali fattori abbiano un track record storico molto più solido e siano maggiormente in grado di generare un premio al rischio interessante nel lungo termine. Soprattutto le società value small cap hanno registrato storicamente performance elevate (cfr. figura 1). Nel nostro processo ci poniamo sempre una domanda: siamo ricompensati per il rischio sostenuto? Riteniamo che il valore e il fattore dimensionale offrano la giusta ricompensa per il rischio e, tenuto conto delle valutazioni attuali, abbiamo una netta preferenza per i titoli value rispetto ai titoli growth.

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IL PREMIO PER IL VALORE NON E' COSTANTE NEL TEMPO

Come detto poc’anzi, pur essendo significativamente positivo nel lungo termine, il premio al valore non è costante nel tempo. Al pari delle valutazioni delle asset class, anche la ricompensa per i fattori di rischio tende a muoversi verso la media di lungo termine (mean reversion). Basare l’allocazione sulla valutazione e sul ciclo economico può consentire agli investitori di ridurre il rischio di effettuare un determinato investimento nel momento sbagliato. Storicamente, il premio al valore oscilla in cicli di tre-cinque anni. Tuttavia, il valore ha sottoperformato la crescita negli ultimi 9 anni, il periodo più lungo da quando si è iniziato a registrare dati a riguardo (cfr. figura 2).

IL VALORE E' ORA SOTTOVALUTATO RISPETTO ALLA CRESCITA

Come risultato di questa lunga sottoperformance del valore, la valutazione relativa dei titoli growth rispetto ai titoli value si colloca ora a livelli massimi (cfr. tabella 1). Il periodo precedente in cui si è prodotta la medesima circostanza si è avuto nella fase della bolla delle ‘dot.com’, quando le società growth richiedevano un premio molto elevato. Dopo lo scoppio della bolla, le società value avevano sovraperformato. Anche se non riteniamo che le società growth stiano attraversando una fase simile a quella verificatasi alla fine degli anni ’90, notiamo tuttavia che gli investitori sottovalutano significativamente le società value. Come indica la nostra ricerca, il valore tende a sovraperformare di molto la crescita negli anni successivi a una divergenza di valutazione tra titoli growth e value.

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titoli-growth-rispetto-ai-titoli-value


Conclusioni

Nel lungo termine, riteniamo che un maggiore peso del fattore value in un portafoglio azionario consenta di ottenere un rendimento maggiore. A nostro avviso, tenuto conto della attuale netta sottovalutazione del fattore value, il potenziale per una sovraperformance interessante negli anni a venire non è mai stato così elevato. Un investitore a lungo termine dovrebbe sempre avere un portafoglio orientato ai titoli value. Tuttavia, talvolta, è giustificata un’esposizione ai titoli value superiore alla norma. E potrebbe essere questo il momento.

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