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Le tensioni in Medio Oriente dovrebbero avere un impatto moderato

Mark Haefele (UBS) non contempla un’escalation militare di rilievo e prevede un impatto limitato sull’economia e sugli utili globali. Anche il prezzo del petrolio non dovrebbe spingersi oltre gli attuali livelli

di Redazione Soldionline 8 gen 2020 ore 15:31

investimenti-europaNelle prime sedute del 2020 la volatilità è tornata protagonista sui mercati azionari, complice l’acuirsi delle tensioni politiche internazionali in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran. Si tratta di uno scenario destinato a durare anche nei prossimi mesi?
Mark Haefele – Global Chief Investment Officer Wealth Management di UBS - non contempla un’escalation militare di rilievo e prevede un impatto limitato sull’economia e sugli utili globali.
Secondo l’esperto anche il prezzo del petrolio non dovrebbe spingersi oltre gli attuali livelli.
Sulla base di queste indicazioni, nell’analisi seguente Mark Haefele fornisce alcune indicazioni di investimento.

 

Mercoledì l’esercito iraniano ha messo in atto la rappresaglia annunciata lanciando missili contro una base a gestione congiunta statunitense/irachena in Iraq. L’attacco, confermato dal governo americano, ha fatto seguito al raid aereo compiuto la scorsa settimana dagli Stati Uniti in Iraq, nel quale è stato ucciso il leader militare iraniano Qasem Soleimani. Le valute rifugio, ovvero lo yen giapponese (JPY) e il franco svizzero (CHF), hanno registrato un rialzo, ma di modesta entità: entrambi sono saliti di non più di 50 punti base (pb), mentre il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni è sceso a quasi l’1,70%, per poi riprendersi. Il greggio WTI e l’oro sono saliti rispettivamente del 5% e del 2,3%, prima di stabilizzarsi su livelli più bassi, e i mercati azionari asiatici hanno aperto in lieve calo.

Il nostro scenario di riferimento, che non contempla un’escalation militare di rilievo, prevede un impatto limitato sull’economia e sugli utili globali. Manteniamo quindi il nostro sovrappeso sulle azioni globali e statunitensi. A meno che si verifichino gravi perturbazioni, ci sembra improbabile che le quotazioni del greggio possano mantenersi a lungo sui livelli attuali. La capacità disponibile nel settore petrolifero rimane adeguata, dato che quella dell’OPEC e della Russia è di circa 3,3 mbg. Inoltre, per quest’anno prevediamo ancora un eccesso di offerta di greggio (0,3 mbg), in particolare nell’1S20; infatti, la crescita della produzione non OPEC (da parte di Stati Uniti e Norvegia) dovrebbe superare il leggero aumento della domanda. Pur aspettandoci che i prezzi del petrolio scontino un premio al rischio più alto, a fronte della riacutizzazione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e delle potenziali misure ritorsive da parte di Teheran, ci sembra improbabile che le quotazioni del Brent possano mantenersi sopra 70 dollari il barile nell’1S20, come è successo a settembre dopo l’attacco a una raffineria saudita.
 
Rimane essenziale diversificare i portafogli su scala globale. Gli investitori più restii a investire il capitale possono sfruttare l’attuale fase di volatilità relativamente bassa sui mercati delle opzioni attuando strategie mirate ad abbassare la volatilità dei portafogli o ad apportare protezione esplicita. Inoltre, è possibile assumere un’esposizione ai beni rifugio che vantano fondamentali robusti, come il JPY e l’oro. Per quanto riguarda il metallo giallo, la modesta crescita economica e il calo dei tassi d’interesse reali negli Stati Uniti riducono il costo opportunità legato a una posizione sull’oro. Dato che le quotazioni aurifere sono espresse in USD, l’indebolimento del dollaro che ci aspettiamo per il 2020 dovrebbe favorire un rialzo dell’oro.

 

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