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Le obbligazioni restano al centro

Per le obbligazioni ieri è stata un’altra giornata di grande difficoltà: e ieri è stata notata, in particolare, la debolezza del titolo USA

di Redazione Soldionline 12 mag 2015 ore 09:08

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.    Al centro di tutto restano le obbligazioni
. La tabella in basso ci racconta che per le obbligazioni ieri è stata un’altra giornata di grande difficoltà: e ieri è stata notata, in particolare, la debolezza del titolo USA, che quest mattina in Asia tocca un nuovo livello massimo per questa fase di mercato, al 2,30% [importante per: obbligazioni (globale)]

2.     Macro Eurozona. Il rallentamento dell’economia tedesca ormai è un fatto: il fatturato delle industrie manifatturiere, ieri ha deluso, con il secondo calo mensile (dopo quello di marzo). Per il primo trimestre, si è registrato un aumento dello 0,8% rispetto al primo trimestre 2014. Sono dati molto significativi, se si pensa che proprio in aprile l’euro toccava i minimi contro dollaro e yen [importante per: valuta ed obbligazioni(Eurozona)].

3.     Macro USA. I dati che escono domani, mercoledì 13, avranno la massima importanza sia per la Cina (produzione industriale e vendite al dettaglio) sia per la Germania (GDP del primo trimestre 2015). Ma sarà forte soprattutto la reazione dei mercati al dato USA per le vendite al dettaglio. Nel frattempo, oggi, vedremo la produzione industriale nel Regno Unito [importante per: equity ed obbligazioni (globale)].

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L'OPERATIVITA'
La volatilità è nostra amica.
Abbiamo detto ieri, e ripetiamo oggi, che la volatilità è nostra amica: perché ci aiuta a riconoscere il valore degli asset, specie nelle fasi in cui i mercati vengono distorti da fattori esterni come il QE. Al contrario la falsa tranquillità (quella che avete visto ieri con un esempio fornito nel grafico) è il peggiore nemico per noi investitori: perché tutti gli aggiustamenti di mercato poi sono velocissimi. Se il Bund, che è l’asset difensivo numero uno al mondo, può vedere passare in sole otto sedute il rendimento da 0,07% (sette punti base) a 0,77% (settantasette bp), allora chiediamoci: che cosa potrebbe succedere coi Btp italiani? E con le obbligazioni high yield, o di bassa qualità? E che cosa potrebbe succedere in Borsa con le azioni? Sul piano operativo, cosa consigliamo quindi di fare? La parola magica è risk management: ovvero, valutare ogni posizione in portafoglio in modo da ponderare le vostre aspettative di guadagno con la misura del rischio, della perdita potenziale che potreste sopportare. Downside che non è uguale per tutti gli asset. E vi consigliamo di effettuare questa analisi di rischio su base quotidiana oppure come minimo settimanale: guardate il grafico qui sotto, che vi mostra con chiarezza (la riga blu più chiara) che l’indice mensile di volatilità delle obbligazioni USA (scala a sinistra) aveva dato già a febbraio e marzo segnali fortissimi di tensione, segnali che potevano essere utilizzati per anticipare la violenta caduta dei corsi che abbiamo visto a maggio.

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L'ANALISI
Sembra tanto di rivedere il 2014.  Perché ogni anno ci troviamo di fronte a questo problema? Perché le Banche Centrali, così come il Fondo Monetario, sono autorità di politica monetaria. E in questa definizione, la parola “politica” pesa moltissimo. Nel grafico sotto, pubblicato dal Wall Street Journal, si racconta che quest’anno, per la quinta volta consecutiva, il FMI ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del proprio World Economic Outlook. Eppure, lo stesso grafico ci racconta ancora une volta che “dall’anno prossimo, ci sarà un miglioramento”. Le autorità politiche hanno, in un certo senso, l’obbligo all’ottimismo: noi investitori al contrario abbiamo il dovere di analizzare in modo critico, e di non confondere la speranza con la realtà. Per questo motivo, tocca a noi investitori “correggere” ogni giorno le previsioni ufficiali e quelle di “consenso”, utilizzando i dati che via via vengono pubblicati. Questo è il solo modo per costruire performances di portafoglio solide e regolari nel tempo: non farsi “cogliere di sorpresa” andando dietro al “consenso”.

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