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Le decisioni della FED e l'effetto sul cambio euro/dollaro

In linea con le previsioni, il FOMC della settimana scorsa, seppure senza novità clamorose, ha rappresentato un passaggio importante per i mercati finanziari

di Redazione Soldionline 25 mar 2015 ore 15:12

A cura della Direzione Advisory di Bim, Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni

In linea con le previsioni, il FOMC della settimana scorsa, seppure senza novità clamorose, ha rappresentato un passaggio importante per i mercati finanziari. Se da un lato è stato eliminato il termine “patient” con riferimento alla tempi stica del rialzo dei tassi di interesse, dall’altro sono state riviste al ribasso, di circa 50 bp, le previsioni dei tassi di interesse da parte dei membri della FED (i cosiddetti “dots”). Al fine di garantirsi la maggior flessibilità possibile la Yellen h a continuato a sottolineare il carattere “data depe dent” della politica monetaria, ma è sempre più evidente che l’attenzione della FED si sta spostando dal mercato del lavoro all’inflazione. La Yellen ha dedicato una parte importante della conferenza stampa al Dollaro (chiamandolo in causa numerose volte contro una sola citazione in occasione del precedente FOMC), lasciando intendere come il suo rafforzamento possa cominciare a costituire un freno per l’economia americana (probabilmente la preoccupazione non è tanto legat a alla direzione del movimento, quanto più alla sua velocità). Nell’insieme gli operatori hanno dato una interpretazione “dovish” del meeting , tradotta si in uno spostamento temporale di qualche mese delle aspettative sul rialzo dei tassi di i nteresse, da giugno/settembre a settembre/fine anno.
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euro-dollaro_3L’effetto principale lo si è comunque avuto proprio sul cambio EuroDollaro , che dopo il FOMC ha impostato un movimento di rimbalzo, con un recupero di oltre due punti percentuali. Una fase di consolida mento del Dollaro deve essere interpretata in modo costruttivo in quanto, dopo il deciso movimento degli ultimi mesi, la prosecuzione disordinata e veloce del trend di indebolimento dell’Euro avrebbe potuto costituire un rischio, anche per la reazione dell e altre Banche Centrali. Resta il fatto che, al di là di movimenti di pull - back, la tendenza di fondo è comunque ancora a favore del Dollaro, supportata dal differenziale di crescita economica e di politica monetaria.

Ovviamente la pausa nel percorso di rafforzamento del Dollaro ha avuto i suoi effetti anche sui mercati azionari , con un rallentamento del trend rialzista delle Borse europee ed un recupero di Wall Street , che si è riportata ad un soffio dai massimi assoluti. I movimenti valuta r i non sono nat uralmente l’unico driver e la pausa dei mercati azionari europei trova la sua spiegazione anche: - nella necessità di scaricare gli indicatori dopo il deciso rialzo registrato in questi primi mesi dell’anno; - nelle incertezze sull’evoluzione della crisi greca ; - nel periodico ritorno dei timori sulle questioni politiche (vedi le elezioni regionali in Francia e Spagna). Nel breve l’aspetto più delicato si conferma quello della crisi greca dove le posizioni restano ancora distanti e si fa fatica ad intravvedere dei concreti progressi. Non si può nascondere che il rischio di Grexit rest i elevato (in recenti dichiarazioni George Soros gli ha attribuito un a probabilità del 50%), ma restiamo dell’idea che le varie autorità, politiche e monetarie, non possano permette rsi proprio in questo momento una battuta d’arresto nel tentativo di rilancio dell’Europa . Di conseguenza, è lecito attendersi il massimo sforzo possibile in termini di diplomazia e mediazione per trovare un com promesso, che nella sostanza potrebbe risolve re poco o nulla, ma permetterebbe di guadagnare ancora tempo e consentirebbe ad entramb i gli attori (Tsipras da una parte e la Germania dall’altra) di poter affermare di avere conseguito il proprio obiettivo.
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Sperando di non essere smentiti sull’evoluzion e della crisi greca, sul medio termine dovrebbe confermarsi premiante il ruolo giocato dalle Banche Centrali , che per il momento non hanno alcuna intenzione ed interesse a disturbare in misur a eccessiva i mercati finanziar i . In occasione del FOMC la Yellen ha tenuto a ribadire che: “ ... continuiamo a ritenere che anche quando disoccupazione ed inflazione saranno vicini ai livelli del mandato, le condizioni economiche potrebbero richiedere , per un certo tempo , di mantenere i tassi al di sotto del livello che i l Comitato giudica normali nel lungo termine”. Significative al riguardo anche le parole del Governatore della Bank of England, Mark Carney: “I n un ambiente di bassi tassi ovunque, anche il tasso di una banca pari a mezzo punto percentuale (appunto il liv ello dei tassi fissato dalla BoE) potrebbe sembrare un high - yielding...”. Se poi al supporto delle Banche Centrali, soprattutto di quelle in fase ancora fortemente espansiva come la BCE, si aggiungono le aspettative di miglioramento dell’economia , diventa d ifficile ipotizzare un’inversione del trend positivo di medio termine delle Borse. A questo proposito è di buon auspicio l’atteggiamento dimostrato da Draghi in occasione dell’audizione all’Europarlamento di ieri in cui ha dichiarato di essere più ottimist a rispetto a tre o quattro mesi fa sul futuro dell’economia dell’area Euro

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