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Le azioni growth lasciano spazio alle azioni value

Sui mercati azionari ci sono state modifiche di alcuni trend consolidati. Dopo mesi di permanenza dei titoli growth in testa ai mercati, la preferenza degli operatori è passata sui titoli value.

di Redazione Soldionline 20 set 2019 ore 10:34

Nelle ultime settimane sui mercati azionari gli operatori hanno assistito (e contribuito) alla modifica di alcuni trend che erano consolidati da alcuni mesi.
Tra questi, Brad Tank – Chief Investment Officer Fixed Income di Neuberger Berman – ha segnalato che dopo mesi di permanenza dei titoli growth (caratterizzati da un potenziale elevato di crescita) in testa ai mercati, la preferenza degli operatori è passata sui titoli value (caratterizzati da una maggiore stabilità di prezzo nel tempo).
Secondo l’esperto è possibile spiegare questa rotazione in termini semplici, come dettagliato nell’analisi seguente.

 

grafico-quotazioni-borsaSe aprissimo il blog di oggi annunciando che i mercati azionari hanno registrato una modesta crescita nel terzo trimestre, la notizia potrebbe lasciarvi piuttosto indifferenti.
E se invece vi dicessimo che dalla fine di agosto le azioni bancarie hanno messo a segno un rally superiore al 10%? O che la settimana scorsa gli indici di momentum, costruiti attribuendo pesi maggiori alle azioni che recentemente hanno generato le performance migliori, hanno registrato il crollo più pesante dopo la crisi finanziaria?
E, mentre tutti questi fattori si sono equilibrati a livello di indici di mercato, negli ultimi giorni abbiamo assistito a una drastica inversione di alcuni trend consolidati. Avevamo descritto alcuni di questi trend, ad esempio la diversa performance delle azioni delle large cap e delle small cap, la differenza tra settori difensivi e settori ciclici e la diversità tra le azioni a basso beta e beta elevato, nell’ultimo numero dell’Asset Allocation Committee Outlook, suggerendo che potessero essere pronti per il tipo di inversione poi osservato in questo mese.
Stiamo assistendo semplicemente agli effetti della mean reversion? Oppure a un errore di tempistica da parte dei momentum trader nel coprire posizioni corte? O ancora, è un segno che investitori sono ora meno preoccupati nei confronti dell’economia?

Il crollo del momentum

Come prova di quello che è stato battezzato "il massacro del momentum" basta dare uno sguardo alla sottoperformance delle azioni growth rispetto a quelle value da inizio mese. È stata estremamente marcata, come non vedevamo da un decennio, dopo mesi di permanenza dei titoli growth in testa ai mercati. Le azioni difensive, come quelle del settore immobiliare e delle utility, si sono scambiate con le azioni cicliche, le azioni delle small cap con le large cap. A settembre l’azionario giapponese ha lasciato al palo l’azionario statunitense dopo che per tutto l’anno lo aveva rincorso e a notevole distanza.


È possibile spiegare simili rotazioni in termini semplici. Gli investitori sono disposti a pagare un prezzo maggiore per i titoli growth se temono un rallentamento generalizzato dell’economia. Viceversa, saranno disposti a pagare di più per ottenere flussi di reddito costanti dalle azioni difensive se temono che un rallentamento dell’economia sia destinato a spingere al ribasso i rendimenti obbligazionari. Un’inversione di queste tendenze sarebbe coerente con l’aspettativa di un’accelerazione della crescita, un aumento dell’inflazione e un calo dei rischi geopolitici.

È incoraggiante osservare che le stesse dinamiche sono in atto anche nei mercati obbligazionari: il mese si era aperto con la flessione più forte dei Treasury USA degli ultimi tre anni. L’inversione della curva dei rendimenti a 2 e 10 anni, che ad agosto aveva generato fortissime preoccupazioni, è rientrata in territorio positivo. I rendimenti dei Bund tedeschi a 30 anni, che ai primi di agosto erano diventati negativi, la settimana scorsa sono ritornati sopra lo zero.

 

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