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La parola torna alle Banche Centrali

La parola torna alle Banche Centrali. Questa settimana ascolteremo le parole della Federal Reserve e della Bank of Japan. Dalla prima, il mercato si aspetta indicazioni sui tassi ufficiali

di Redazione Soldionline 27 apr 2015 ore 09:27

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     La parola torna alle Banche Centrali.
Questa settimana ascolteremo le parole della Federal Reserve e della Bank of Japan. Dalla prima, il mercato si aspetta indicazioni sui tassi ufficiali. Dalla seconda, si aspetta un commento ai dati economici per crescita ed inflazione, più qualche parola sullo yen dopo che nel weekend gli Industriali giapponesi hanno richiesto, in modo esplicito, di fermarne la svalutazione. Ma forse sui mercati ci sarà ancora maggiore attesa per la BCE, attesa alla decisione sul rifinanziamento dei prestiti alla Grecia, che deve pagare entro la fine del mese pensioni e stipendi pubblici, ed entro il prossimo 6 maggio 200 milioni di interessi al FMI. E poi, naturalmente, si avvicinano le Elezioni nel Regno Unito: non mancheranno le discussioni sulla BoE [importante per: equity ed obbligazioni (globale)].

2.     Trimestrali e record del Nasdaq. Il record degli indici che cosa ci dice, che mondo ci racconta, e che cosa ci suggerisce di fare nel nostro portafoglio titoli? Dall’analisi dei risultati trimestrali si può capire molto, anzi moltissimo, del destino della Borsa USA di qui a fine anno: ne parleremo per tutta la settimana prossima, nella nostra seconda sezione (L’operatività), sezione che sarà dedicata ai settori della Borsa USA. Stasera poi arrivano gli importantissimi risultati trimestrali di Apple. Intanto ieri, domenica 26, in Europa sono stati pubblicati i dati trimestrali di Deutsche Bank: è clamoroso il contrasto tra il dato record per gli utili (principalmente dal trading di titoli, e quindi grazie anche a Draghi) e il calo del capitale libero (TIER 1) per effetto delle multe accumulate per manipolazione del LIBOR ed altre irregolarità. “Deutsche Bank’s common equity Tier 1 capital ratio, a key measure of financial strength, fell to 11.1 percent from 11.7 percent. Further headwinds are expected, the bank said on Sunday. The company’s leverage ratio fell to 3.4 percent from 3.5 percent at the end of 2014. Among the bank’s outstanding legal threats to earnings are probes into the manipulation of benchmark foreign-exchange rates, as well as investigations into mortgage- and asset-backed securities dealings and alleged U.S. sanctions violations. Un gestore commentava sempre ieri: “The biggest concern over the last years has been the regulatory pressure and the litigation issues (…) The market is possibly underestimating the size of litigation costs going forward.”.  Il nostro suggerimento è di approfondire, se avete in portafoglio titoli oppure obbligazioni bancarie: trovate sul sito i nostri contatti  [importante per: equity (globale)].

3.     Economia USA e tassi. Il dato di venerdì per i beni durevoli (grafico sotto, quella che vi interessa è la riga in rosso e non a quella in blu, che include gli aerei) hanno lanciato un segnale molto forte: da un semestre a questa parte, la spesa delle aziende per investimenti è in discesa, mese dopo mese: anche l’ultimo dato ha fatto segnare un calo, dello 0,8%. Si tratta solo di una componente del dato aggregato per i “durable goods” pubblicato venerdì scorso, ma va sottolineato che è proprio questa componente, e solo questa componente, che va poi a formare il dato per il GDP. [importante per: obbligazioni (USA)]

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L'OPERATIVITA'

Equity USA: che cosa c’è dentro questi prezzi? Nuovo record del Nasdaq, la settimana scorsa: riparte il rally? E’ il momento di aumentare le azioni in portafoglio? Noi di Recce’d anche a fronte di questo nuovo record non modificheremo la posizione sul portafoglio modello, che per la Borsa USA rimane quindi SHORT. Vediamo perché partendo dai dati delle trimestrali delle 2010 Società che fino ad oggi hanno pubblicato (sul totale di 500 dell’indice S&P 500). Tra l’altro, questa sera vedremo i risultati trimestrali di Apple, l’ultimo grande nome dei titoli tecnologici: è quindi il momento giusto per fare un primo bilancio, a cui dedicheremo questa seconda sezione per tutta la settimana che inizia oggi. Fino a venerdì, erano 201 le Società dello S&P 500 ad avere riportato: il 73% ha riportato meglio delle attese sugli utili, ma solo il 47% ha riportato ricavi superiori alle attese. La stima della crescita degli utili resta negativa per il trimestre, ma sale (come potete vedere nel grafico qui in basso) dal -4,5% al -2,8%.  Sarà il primo calo dal terzo trimestre del 2012. Infine, sono 26 le Società che hanno peggiorato la propria “guidance”, mentre sono 13 quelle che hanno annunciato un miglioramento. Domani vedremo i primi segnali che sono arrivati dai singoli settori della Borsa USA.

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L'ANALISI
Liquidità dei mercati obbligazionari. Molti dei nostri amici registrati, e dei nostri Sottoscrittori, hanno in portafoglio obbligazioni. Alcuni, poi, hanno in portafoglio solo obbligazioni. Per le obbligazioni, gli ultimi anno sono stati del tutto eccezionali: non c’è alcun precedente per una fase così lunga di tassi nominali vicini a zero (e addirittura sotto zero, in Eurozona). Diventa allora molto difficile definire i nuovi criteri per la gestione del proprio portafoglio di investimenti. Questa settimana, dedichiamo la terza sezione per intero ai problemi dei mercati obbligazionari e di chi ci investe: accendiamo i riflettori sul principale problema che oggi pesa sul futuro, di breve e di medio termine, degli investimenti in obbligazioni. Questo problema si chiama liquidità: negli ultimi anni, gli acquisti di titoli da parte delle Banche Centrali hanno garantito, a noi che abbiamo obbligazioni in portafoglio, un guadagno costante sul prezzo dei titoli, guadagno che fino ad oggi ha compensato la diminuzione delle cedole.  Investire in obbligazioni, quindi, è stato un buon investimento. Ma fino a quando? Ora che i rendimenti sono vicini a zero, e hanno zero spazio per scendere ancora, i prezzi delle obbligazioni non possono più salire: e noi siamo qui inchiodato a portafogli che rendono zero, col pericolo di vedere i prezzi scendere, e quindi di perdere soldi. Che cosa potrebbe provocare una discesa dei prezzi? Come dicevamo, il rischio più grande è una crisi di liquidità dei mercati obbligazionari: ne hanno parlato di recente il Fondo Monetario Internazionale, il capo di J P Morgan, il capo di Blackrock, ed altri autorevoli esponenti dell’industria della Finanza. Perché si è diffusa questa paura? Ne parleremo domani, partendo dal grafico qui sotto.

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