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La flessione dei mercati emergenti e delle materie prime è vicina al punto d’inversione?

Secondo gli analisti di UBS la risposta potrebbe essere positiva. Ma secondo gli esperti dell'istituto elvetico è difficile che i mercati emergenti tornino a entusiasmare

di Mauro Introzzi 11 dic 2015 ore 14:35

Nell'ambito del loro Year Ahead per il 2016 gli esperti di UBS si sono fatti 6 domande,  dalle cui risposte può dipendere l’andamento dei mercati finanziari nell'anno che verrà. Nelle prime 3 domande UBS ha messo sotto la lente gli asset a maggior rischio (Il 2015 ha segnato il picco ciclico degli attivi rischiosi?), la politca monetaria (A che punto si trova la politica monetaria?) e l'economia cinese (La Cina riuscirà a controllare il rallentamento dell’economia?). La quarta domanda riguarda invece mercati emergenti e materie prime.

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mercati-emergenti-2Secondo gli analisti della banca elvetica alla luce della costante sottoperformance rispetto ai mercati sviluppati negli ultimi tre anni e con Brasile e Russia stretti nella morsa di una grave recessione, nel 2015 le prospettive dei mercati emergenti sono a tratti parse cupe. Le materie prime sono precipitate ai livelli più bassi da diversi anni. È forse il buio appena prima dell’alba? La risposta, in sintesì, è positiva. Ma secondo UBS è difficile che i mercati emergenti tornino a entusiasmare.

GRAFICO - Andamento dell'indice delle materie prime dal 2010 (fonte UBS):


materie-prime-2010-2015

Per gli esperti del gruppo elvetico le probabilità che il 2016 faccia segnare una svolta dipendono da una serie di fattori:

Atterraggio morbido della Cina: se le autorità di Pechino riusciranno a orchestrare un rallentamento graduale, la fiducia complessiva nei mercati emergenti ne trarrà beneficio. La Cina rappresenta il 24% dell’MSCI EM Index ed è il primo mercato d’esportazione per il Brasile e la Malaysia e il secondo per la Russia.

Ripartenza della crescita degli utili: dal 2011 gli utili delle società dei mercati emergenti sono diminuiti del 26% in dollari e del 2% in valuta locale. Nelle difficili condizioni degli ultimi anni, molte aziende hanno privilegiato le quote di mercato, anziché i profitti o i margini.
Un recupero degli utili e dei margini dimostrerebbe che il peggio è passato per gli investitori nei mercati emergenti.

Stretta moderata della Federal Reserve: il rapido accumulo di debito ha reso le società dei mercati emergenti più vulnerabili a un rialzo dei tassi d’interesse statunitensi. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, l’esposizione debitoria complessiva si attesta ormai a USD 18 000 miliardi, quattro volte il livello del 2004.

Stabilizzazione dei prezzi delle materie prime: i principali mercati emergenti, tra cui gli importatori netti come la Cina e l’India, beneficiano dei bassi prezzi delle commodity, ma molti paesi in via di sviluppo dipendono in larga misura dalle esportazioni di materiali. Brasile, Russia, Indonesia e Sudafrica sono stati danneggiati dal crollo delle quotazioni delle materie prime.

UBS evidenzia come tutti i fattori citati indichino come probabile un rallentamento dell’economia cinese, ma non un atterraggio duro. Nei mercati emergenti la gli esperti prevedono una crescita degli utili del 2%–6% mentre (grazie alla Fed che dovrebbe agire con cautela) i prezzi delle materie prime vanno incontro a un aumento complessivo nel corso del 2016. In altri termini secondo UBS il peggio dovrebbe ormai essere passato anche se persistono comunque diverse sfide, non ultima l’esigenza di trovare nuovi propulsori della crescita e di ridurre l’indebitamento del settore privato.

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