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La Fed come vede il futuro?

I quattro fattori che potrebbero spingere la Federal Reserve a modificare alla prossima riunione di marzo le proprie previsioni ufficiali per i tassi di interesse

di Valter Buffo 15 feb 2019 ore 10:08

Commento giornaliero di recce-d.com

 

federal-reserveNelle due giornate precedenti, i nostri contributi si sono concentrati sull’inflazione: in particolare, abbiamo sottolineato come, negli Stati Uniti ma pure nel resto del Mondo, un livello tuttora molto basso (e molto anomalo) dei tassi ufficiali di interesse è reso possibile dal fatto che non ci sono segnali di rialzo dell’inflazione. Resta il fatto che dovunque i tassi restano uguali oppure inferiori all’inflaizone, e che per questo è difficile prevedere il loro andamento nel futuro: se guardiamo agli Stati Uniti in particolare, la situazione è resa ancora più complicata dalla recente svolta ad U di Powell, come già abbiamo illustrato in interventi precedenti.

Oggi, per completare il lavoro, vi proponiamo di rileggere insieme un estratto da un articolo di El Erian, dove si elencano i quattro fattori che potrebbero spingere la Federal Reserve a modificare alla prossima riunione di marzo le proprie previsioni ufficiali per i tassi di interesse, ovvero il cosiddetto “dot-plot” che ha così tanta, e visibile, influenza sui mercati finanziari. Il grafico più in basso vi racconta come è fatto oggi, e come era 12 mesi fa, proprio questo dot-plot.

In sintesi, nel brano che abbiamo scelto El Erian elenca le tante ragioni per le quali la Fed dovrebbe rendere ufficiale un atteggiamento più “accomodante”, e cancellare i futuri rialzi dei tassi ufficiali: e come vedete anche qui la “bassa inflazione” gioca un ruolo importante. Come sempre, noi vogliamo con questi estratti informare i nostri lettori: non è detto che ciò che leggete venga sempre condiviso da Recce’d, che ad esempio nel caso di oggi ha una visione del tuto diversa delle cose, per ragioni alle quali accennava ieri il nostro contributo (Perché bisogna tenere sotto controllo l’inflazione finanziaria).

  1. Growth divergence:  As illustrated by what came out of from the recent World Economic Forum in Davos, Switzerland, the global economic and corporate consensus has shifted markedly toward the worrisome concept of a synchronized slowdown, after an excessive embrace last year of the notion of a synchronized pick up in global growth. (…) Absent another government shutdown or some other policy slippage, such as another Fed miscommunication, U.S. growth should remain robust. Indeed, the expected economic performance on a standalone basis would warrant Fed rate hikes rather than my baseline scenario. But the central bank will (and should) be sensitive to the risk of spillback from weakness abroad, a consideration that will be amplified by the three factors below.
  2. Evidence of slack and the productivity potential: In addition to the encouraging pace of employment creation, the last jobs report supplied the Fed with indications of remaining slack in the labor market. (…)
  3. Muted inflation: Don’t look for the recent years of significant liquidity injections by central banks and very low interest rates to result in any worrisome short-term spike in prices that necessitates further rate hikes. (…)
  4. Market codependence: The market turmoil of the fourth quarter of last year reminded the Fed that investor perceptions of an inadequately sensitive policy stance can ignite technical asset-price dislocations and increase the risk of contaminating the real economy. (…)

 

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Fonte: Bloomberg


Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 15 febbraio 2019, abbiamo trattato i seguenti temi:

  • Una forte sorpresa ieri dal dato USA per la spesa dei consumatori
  • Stamattina abbiamo visto i dati dalla Cina per l’inflazione
  • Petrolio sempre fermo tra 50 e 55 dollari USA senza una direzione
  • SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo dell’andamento degli utili delle Società in Europa
  • SEZIONE L'ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà questa settimana la vicenda delle tariffe tra USA e Cina: è davvero così importante per noi investitori?

 

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