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La Brexit ha cambiato le carte in tavola

Sono riemerse tutte le fragilità sottostanti al mercato azionario con conseguenze esplosive in termini di volatilità ed incertezza. Gli effetti si sono visti in un’immediata corsa verso gli investimenti “NoRisk”

di Redazione Soldionline 7 lug 2016 ore 10:12

A cura di Alessandro Allegri, A.D. di Ambrosetti Asset Management SIM

Il primo semestre del 2016 si chiude all’insegna del nervosismo sui mercati finanziari, confermando l’imprinting emerso proprio all’inizio dell’anno. Non sono dunque stati sufficienti i recuperi visti negli scorsi tre mesi a far prevalere un clima costruttivo. L’evento Brexit ha cambiato le carte in tavola, riscritto la storia e sta modificando il volto dell'Europa. Sono riemerse dunque tutte le fragilità sottostanti al mercato azionario con conseguenze esplosive in termini di volatilità ed incertezza.

brexit8_1Gli effetti si sono visti in un’immediata corsa verso gli investimenti “NoRisk”, dalle obbligazioni all’Oro, con un importante premio soprattutto per chi, attraverso un market timing puntuale, riesce a sfruttare l’alternanza di movimenti sui mercati, con il duplice vantaggio di ridurre il rischio e sfruttare i recuperi di forza. Sono stati quindi sei mesi impegnativi per gli investitori, con indicazioni molto frammentate tra le diverse piazze finanziarie. Il dato di performance dell’azionario globale (-0.57% MSCI World) dice ben poco infatti delle reali divergenze createsi.

Da un lato del bilancio scriviamo risultati positivi per Usa (+2.69%) ed Emergenti (+5.03%) mentre i mercati euro (-12.3%) ed il Giappone (-19.4%) lasciano sul campo pesanti perdite. Anche a livello di singoli paesi sono marcate le differenze (Italia - 24.3% vs Olanda -1.34%) cosi come tra i singoli settori dove prevalgono Energy ed Utilities con crescite ben oltre il +10% rispetto al tracollo dei temi finanziari (-9.7%). In questo contesto di incertezza gli investimenti obbligazionari hanno goduto di ulteriori favori con la prosecuzione del ribasso dei tassi, ormai giunti a livelli negativi su più fronti. I rendimenti sono praticamente nulli ma, in generale, il comparto rimane sostenuto dalle politiche monetarie e prosegue ad offrire performance positive nonostante uno scenario denso di incognite. Chiudono dunque il semestre con ottimi risultati sia i Governativi (Euro meglio di America) che i titoli Corporate.

Nettamente positive anche le obbligazioni dei paesi emergenti seppur con una volatilità più elevata. É stato certamente un periodo di crescita anche per le materie prime, trainate dall’importante recupero del Petrolio, capace di chiudere le perdite iniziali e ribaltare le stime più popolari consegnando un +35.4% nei primi 6 mesi. Ottimo anche il risultato dell’Oro (+24.5%) certamente favorito dalle recenti tensioni sia economiche che geopolitiche. Chiudiamo con il quadro valutario dove emergono due elementi principali: la recente e logica debolezza della Sterlina (Eur/Gbp +13.2%) con le conseguenti incertezze sulla dinamica futura e la diffusa forza della valuta giapponese (Eur/Jpy -12.27% e Usd/Jpy -14.1%) che ormai risulta eccessiva per molti versi e dunque candidata a rientrare nei prossimi mesi. Il tema Brexit si è inserito in uno scenario macroeconomico già complesso, caratterizzato da una crescita globale contenuta, dalla delicata fase di transizione della politica monetaria statunitense e dai timori sul rallentamento dell’economia cinese.

Oggi i mercati finanziari si sono dimenticati il reale andamento dell’economia concentrandosi pienamente sulle incertezze geopolitiche ed in particolare sul rischio disgregazione a livello di area Euro. In attesa che la BCE riceva il più forte sostegno politico dalla sua costituzione per evitare il rischio contagio da “Exit” di altri paesi membri, riteniamo che nelle prossime settimane si manterrà un clima di volatilità ma di potenziale recupero. Alle condizioni attuali, per il trimestre entrante, l’impostazione dei mercati azionari resta comunque incerta in un contesto di lungo termine, tuttavia, molto più costruttivo e solido di quanto i mercati non stiano prezzando ad oggi.

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