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La BCE ha fornito elementi di sollievo ai mercati

Nelle ultime sedute si è avuta ulteriore evidenza della complicata fase che stanno attraversando i mercati finanziari, con l’intrecciarsi di fattori positivi e negativi ed una conseguente elevata volatilità.

di Redazione Soldionline 9 set 2015 ore 11:52

A cura di Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni

Nelle ultime sedute si è avuta ulteriore evidenza della complicata fase che stanno attraversando i mercati finanziari, con l’intrecciarsi di fattori positivi e negativi ed una conseguente elevata volatilità. Abbiamo avuto l’ennesima conferma di uno dei fondamentali elementi di supporto citati nello scorso numero, vale a dire la politica monetaria espansiva delle Banche Centrali. Nella riunione di giovedì scorso della BCE è stato ribadito un atteggiamento chiaramente “dovish”, con il Presidente Draghi che ha precisato che l’Eurotower è pronta a fare di tutto per difendere gli obiettivi di inflazione e sostenere la ripresa.

Draghi ha evidenziato come sull’evoluzione della zona Euro stia pesando la frenata della Cina e degli altri Paesi emergenti ed il calo del prezzo del petrolio, elementi che hanno portato una leggera revisione al ribasso delle previsioni della BCE (la stima di inflazione è passata da 0.3% a 0.1% sul 2015 e da 1.5% a 1.1% sul 2016, mentre la stima di crescita del PIL è stata tagliata di uno 0.1% quest’anno e di uno 0.2% il prossimo). E’ stato sottolineato che qualora i segnali di peggioramento dell’economia e dell’inflazione non si rivelassero temporanei la BCE è pronta a valutare un aumento delle dimensioni degli acquisti e/o prolungare la scadenza del QE, fissata per settembre 2016.

bce_14Nel frattempo la Banca Centrale ha già fornito un piccolo segnale concreto alzando dal 25% al 33% il limite di acquisto su ogni singola emissione. Se da un lato si è quindi avuto conferma della “PUT” Draghi, dall’altro non va però trascurato che la BCE procederà con un ulteriore allentamento soltanto in caso di un peggioramento della situazione.

Se la BCE ha fornito elementi di sollievo ai mercati, la delicata fase della politica monetaria americana continua a rappresentare un elemento di disturbo. Venerdì scorso è stato sufficiente un dato sul mercato del lavoro di non facile lettura (nuovi occupati di agosto inferiore alle attese, ma revisione al rialzo sui due mesi precedenti) per creare molta volatilità sui mercati.

L’impressione è che in questa fase, già ricca di incognite, l’incertezza sulle prossime mosse della FED possa fare più danni che un modesto rialzo dei tassi di interesse, tanto più se quest’ultimo fosse accompagnato dalle rassicurazioni della Yellen sulla gradualità del percorso dei futuri rialzi. Al momento la probabilità di un rialzo dei tassi di interesse a settembre incorporata nelle quotazioni dei futures resta abbastanza bassa, intorno al 30%, ma riteniamo che sulla scelta della Yellen avrà un peso tutt’altro che secondario l’andamento dei mercati finanziari da qui al prossimo 17 settembre in cui avrà luogo il FOMC (un rientro della volatilità e dell’avversione al rischio aumenterebbe le probabilità di intervento da parte della FED).

Per quanto le Banche Centrali continuino a giocare un ruolo fondamentale, sullo sfondo resta il problema Cina quale principale driver per le prospettive di medio periodo dei mercati: a questo riguardo bisogna mettere in conto che ci vorrà comunque un certo lasso di tempo sia per capire la reale entità del rallentamento economico in atto sia per verificare se le autorità cinesi saranno in grado di recuperare credibilità attraverso interventi di policy concreti.

Di conseguenza, se si confermano numerosi elementi a supporto dello scenario costruttivo di medio termine (in primis l’atteggiamento dei banchieri centrali), al tempo stesso questo contesto caratterizzato da elementi contrastanti richiede nel breve periodo sui portafogli con più basso profilo di rischio un po’ più di prudenza rispetto a quella che sarebbe suggerita da una “fotografia” limitata al buono stato dell’economia americana ed al momentum in miglioramento della congiuntura europea.

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