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Italia: tra 0,2% e 2,5%

Dal DEF di ieri spiccano due numeri su tutti: la crescita del PIL stimata allo 0,2% e il deficit della finanza pubblica stimato al 2,5% del PIL

di Valter Buffo 10 apr 2019 ore 10:12

Commento giornaliero di recce-d.com


economia-italianaPerché abbiamo scelto di dedicare, questa settimana, i nostri contributi a SoldiOnline.it all’Italia ed ai suoi mercati? Perché numerosi investitori, e specialmente quegli investitori molto attenti ai grafici che vanno su, e poi giù e poi ancora su e giù, rischiano di perdere di vista la realtà dei fatti, che invece è stata riportata all’attenzione di tutti ieri, dal documento DEF presentato dal Governo.

Spiccano due numeri su tutti: la crescita del PIL stimata allo 0,2% e il deficit della finanza pubblica stimato al 2,5% del PIL. Suggeriamo a tutti i lettori di andare un po’ indietro con la memoria, per ricordare quanto del loro tempo, e del nostro è stato speso a leggere sui nostri quotidiani dello scontro (allo stato dei fatti, del tutto inutile e di facciata) tra Unione Europea ed Italia sul rispetto del “tetto del deficit”, quella assurda battaglia tra 1,8% e 2,1%.

Ricordate? L’orgoglio nazionale chiamato in causa per sventare le “imposizioni di Bruxelles”. Bene, oggi siamo ben oltre, e a tutti è chiarissimo, sia in Italia sia a Bruxelles, che probabilmente alla fine dell’anno finirà peggio. Anche per una ragione: che l’economia rallenta: siamo passati in soli sei mesi da +1% a circa zero (e chissà quale è stata la miracolosa rettifica che ci ha tenuti sopra lo zero...) e la domanda è dove ci ritroveremo alla fine dei prossimi sei mesi.

Come scrivevamo già lunedì, all’occhio dell’investitore estero (vedi il grafico sotto) è sempre il debito il dato più rilevante: come si può definire “sostenibile” un debito che cresce del 2,5% per rapporto al PIL in soli 12 mesi? Ed ecco che torna a galla il tema del “rischio debito”, come scriveva anche ieri mattina il Financial Times: e ci pare utile, per i nostri lettori, una informazione che riguarda ciò che si dice in giro di noi.

Foreign investors account for 30 per cent of the total amount of outstanding Italian debt, Ms Cremonesi calculates — an unremarkable share. Within that, though, just over half is in the hands of private investors such as asset managers, hedge funds, pension funds and insurance companies. “Traditionally, [these investors] are the most active sellers in times of market stress,” she said. “This is different from the core and semi-core countries in the [euro area], where the proportion of foreign private investors is lower and the proportion of foreign officials [cental banks] is higher.” Ms Cremonesi added that Italy had “quite sizeable” financing needs, which could be threatened if active investors took fright. The country’s bond market has been steady so far this year, with 10-year yields hovering around 2.6 per cent — well down from the peak above 3.5 per cent at the end of last year, reflecting higher prices, but still well above the 2 per cent level or so that prevailed before the election of Italy’s current coalition government. Investors are on the lookout for any signs of a return of the sell-offs. “The period between the end of European elections and the summer . . . that is the period for us where volatility could pick up again,” Ms Cremonesi added

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Fonte: Financial Times


Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 10 aprile 2019, abbiamo trattato i seguenti temi:

  1. La crescita globale è “precaria” come ha detto ieri il FMI, tagliando le stime fino al livello più basso dal 2009
  2. Dollaro USA che oscilla sempre tra 1,1200 ed 1,1300 anche con i rendimenti USA su livelli bassissimi
  3. Anche ieri, niente “messaggi rassicuranti” da Trump sulle trattative con la Cina sulle tariffe
  4. SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo ancora della prossima stagione delle trimestrali in aprile, in particolare negli Stati Uniti, dove si inizia venerdì
  5. SEZIONE L'ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà questa settimana l’indipendenza delle Banche Centrali dalla politica

 

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