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Italia: ogni promessa è debito

Leggendo i quotidiani sembra che tutto il problema sia dal lato della spesa (il Governo vuole aumentarla, la UE tagliarla). Ma si dimentica che, nel rapporto deficit/Pil, c'è anche il Pil

di Valter Buffo 12 giu 2019 ore 09:57

Commento giornaliero di recce-d.com

 

italia-economiaCome abbiamo scritto ieri mattina, quando si leggono dati negativi come quello di lunedì per la produzione industriale in Italia ci si domanda se è un dato occasionale oppure l’avvio di un trend. Ci sembra rilevante mettere anche oggi all’attenzione del lettore questo lato della questione: oggi leggendo i quotidiani sembra che tutto il problema sia dal lato della spesa (il Governo vuole aumentarla, la UE vuole i tagli) ma si dimentica che, nel rapporto tra deficit e Pil, conta e molto anche il divisore, ovvero il PIL. E se a fine 2019 dovessimo fare i conti con un PIL che diminuisce, anziché aumentare, tutte le parole che si fanno oggi sulla spesa risulterebbe inutili. Ma restiamo oggi sul’attualità, e richiamiamo la vostra attenzione sulle parole che noi abbiamo letto ieri sul Corriere della Sera, a proposito dei criteri di gestione della finanza pubblica e delle teorie che li supportano. In particolare, dal Governo in carica arrivano dichiarazioni che puntano al taglio delle tasse, una cosa che in linea di principio voglio tutti ma che è difficile poi da realizzare, così come lo è sempre stata come nel passato.

Ronald Reagan disse del deficit americano che era così grande da poter badare a sé stesso. Dunque, non era il caso di preoccuparsi più di tanto. Nè del deficit nè del debito. Ma era il presidente degli Stati Uniti (1981-89), non l’ultimo della fila. E neanche il premier di un Paese isolato nell’Unione europea. Quando venne eletto alla Casa Bianca, Reagan apparve a molti osservatori europei (anche sul Corriere, purtroppo) un intruso. Com’è accaduto un po’ per Donald Trump. Si sbagliò allora nel sottovalutarlo. Forse si sbaglia anche oggi insistendo troppo, nell’analisi della svolta politica americana, sui tratti caratteriali dell’attuale presidente. Ma è un altro discorso. L’ex attore di Hollywood mise fine alla Guerra Fredda, favorì il dissolvimento dell’Unione sovietica, passò alla Storia come un protagonista assoluto ma non vinse la sua battaglia contro il debito pubblico. Anzi. Applicando la teoria dell’economista Arthur Laffer, l’amministrazione Reagan ridusse inizialmente le tasse, scommettendo su un aumento del gettito, che non avvenne. E fu poi costretta a rialzarle per riequilibrare le finanze pubbliche. La Reaganomics aveva in sé molte virtù: liberalizzare l’economia, ridurre la pressione fiscale per favorire l’attività economica, alleggerire il peso dello Stato. Reagan insieme a Margaret Thatcher — come ha scritto nel suo libro Alberto Mingardi (La verità, vi prego, sul neoliberismo, Marsilio), rimane un’autentica icona del pensiero liberale. Ma l’esperienza americana degli anni Ottanta insegna, ancora oggi, che riducendo la pressione fiscale in deficit si può certamente stimolare l’economia ma difficilmente, con una maggiore crescita, si riesce a piegare la curva del debito pubblico in rapporto con il Prodotto interno lordo

Il paragone con gli Anni Ottanta, a nostro parere, è utile perché ci ricorda quali furono le conseguenze (negative) di quella politica che scommetteva su un aumento delle entrate fiscali (futuro) provocato da un taglio alle tasse (immediato). Negli ultimi anni, abbiamo riletto, in versioni leggermente modificate ed adattate, la medesima promessa /sia negli Stati Uniti, sia qui da noi in Italia).

Vogliamo mettere in evidenza, in particolare, il fatto che Ronald Reagan partì da un rapporto debito/PIL al 30% del PIL degli USA, come vedete sotto nel grafico, mentre oggi il rapporto sta al 110% negli Stato Uniti. Ed al 135% nella nostra amata Italia.

 

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fonte: zFacts.com


Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 12 giugno 2019, abbiamo trattato i seguenti temi:

  1.  Mercati ancora sotto shock dopo che dagli USA è arrivata una forte sorpresa dai dati per l’occupazione ed i salari di venerdì scorso
  2.  Ieri mattina dalla Cina i dati una notizia sull’indebitamento delle Regioni ha fatto salire la Borsa di Shanghai del 2,5%
  3.  La marcia indietro di Trump con il Messico sarà seguita da una marcia indietro anche con la Cina? Nulla si può escludere
  4.  SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo dello scontro epocale tra azioni ed obbligazioni, che lascerà un segno sui mercati finanziari globali per anni
  5.  SEZIONE L'ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà ancora per questa settimana l’economia della Cina e dei Paesi Emergenti


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