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Italia, è il momento del dentro o fuori

Viviamo condizioni eccezionali. Dopo una delle crisi più gravi dell’era moderna, ci troviamo ad avere forse l’opportunità, non solo di fermare la discesa, ma anche di risalire la china.

di Redazione Soldionline 8 ott 2015 ore 10:23

A cura di Gian Paolo Bazzani, AD di Saxo Bank Italia

Viviamo condizioni eccezionali. Dopo una delle crisi più gravi dell’era moderna, ci troviamo ad avere forse l’opportunità, non solo di fermare la discesa, ma anche di risalire la china. Siamo uno dei paesi che in termini di crescita e di capacità di produrre ricchezza negli ultimi otto anni ha pagato il conto più caro nel mondo occidentale. Oggi, l’Italia ha davanti a sé un’occasione per riprendersi grazie a condizioni di mercato, appunto, del tutto eccezionali:

italy6-  ampia liquidità alle banche fornita dal QE (liquidità che ha avuto anche l’effetto di “coprire” alcune situazioni critiche nei bilanci)
- euro indebolitosi rispetto al dollaro americano (il dollaro si è apprezzato del 20% dalla metà del 2014)
- prezzi dell’energia a livelli minimi (un calo, soprattutto quello del petrolio, legato all’eccesso di offerta e quindi di fatto strutturale)

Ma questa deve essere considerata un’ultima occasione, siamo al “dentro o fuori”. L’Italia, se vuole una possibilità di rimanere “dentro”, deve attuare quelle riforme strutturali di cui si parla da decenni.

- riforma fiscale

  • togliere la tassazione dalla prima casa ci allontana dall’Europa più sviluppata ed è un vero e proprio elemento di disuguaglianza poiché punisce il reddito privilegiando il patrimonio.
  • occorre invece abbassare la tassazione sul lavoro, il che aumenterebbe il consumo interno (l’eliminazione della imposta prima casa non avrebbe lo stesso effetto anche perché rischia di essere percepita come una manovra non definitiva) e la competitività aziendale.
  • semplificazione fiscale. Il nostro sistema delle imposte è assurdamente complicato e si presta da un lato all’elusione ma dall’altro anche all’abuso da parte della autorità.
  • un piano di revisione catastale per mettere ordine nel sistema di monitoraggio fiscale del patrimonio più significativo del paese, quello immobiliare.

-      dismissione del patrimonio pubblico immobiliare “libero” per abbattere il debito pubblico. Il rapporto debito/PIL è salito ormai al 156% (calcoli OCSE), quasi quindici punti percentuali più del 2013. Del patrimonio pubblico immobiliare, stimabile tra i 200 e i 400 miliardi di euro, circa il 70% è detenuto dalle amministrazioni locali e non sempre pare ben gestito. La fetta, stimata tra i 50 e gli 80 miliardi, non utilizzata dalla pubblica amministrazione deve essere destinata ad abbattere il debito pubblico.
-       investire nella scuola. La nostra scuola è andata deteriorandosi nell’ultimo ventennio mostrando carenze di preparazione nel corpo docente della scuola dell’obbligo dove l’insegnamento delle lingue straniere è ad esempio affidato alla lodevole iniziativa di singoli insegnanti. Un paese che non investe nell’istruzione non ha futuro.
-       abbattere senza esitazione le corporazioni che imbrigliano qualsiasi tentativo di riforme. Partire dalla abolizione degli ordini professionali sarebbe il primo passo.
-       combattere la corruzione nel pubblico e nel privato. L’Italia per l’OCSE è uno dei paesi più corrotti d’Europa in base a quanto percepito dai cittadini. Le norme ci sono ma non vengono applicate. Nessun condannato deve avere il ben che minimo ruolo nella pubblica amministrazione. E il secondo passo è estendere la norma alle banche e alle società con fatturato superiore ai 500 milioni.
-       riforma della pubblica amministrazione. Oltre al punto precedente in tema di lotta alla corruzione occorre una riforma drastica:

  •   eliminazione delle province e revisione dei poteri delle regioni (il federalismo fiscale è fallito)
  •   riforma costituzionale per revisione delle regioni a statuto speciale
  •   applicazione rigida delle norme sul licenziamento dei dirigenti della PA
  •   sistema meritocratico nella pubblica amministrazione, con eliminazione di qualsiasi bonus ai dirigenti e introduzione viceversa di un sistema incentivante per tutti gli altri dipendenti


Senza un piano di riforme serio e che sia attuato entro 36 mesi, al venir meno delle condizioni di mercato eccezionali che stiamo vivendo, l’Italia si ritroverà a crescita zero. Una politica di QE non è la condizione “normale” per un sistema finanziario, alla fine il mercato dovrà essere stabilizzato. Nel momento in cui la liquidità diminuirà e diventerà più costosa, emergeranno tutte le gravi carenze che oggi vengono in qualche modo attenuate da condizioni, come detto, di tipo eccezionale.

La domanda, cui confesso di non avere risposta, è se esiste un gruppo di leader politici in grado di fare tali riforme. Forse no, forse siamo noi italiani che non siamo in grado di esprimere leader di tale caratura e a quei pochi di valore facciamo mancare il consenso al primo provvedimento impopolare. “I politici sono solo l’espressione della società civile”, disse qualcuno. Proviamoci, indipendentemente dal colore e dalla bandiera, proviamoci. Penso veramente che sia l’ultima occasione per l’Italia, non facciamocela scappare.

Le persone di valore se ne sono andate, i giovani più promettenti stanno progettando di farlo per cercare occasioni in paesi dove si premia il merito, l’Italia rischia di essere la prossima Grecia nell’arco di un quinquennio.

Scrivo dall’Italia e da italiano, che lavora perché i propri figli abbiano l’opportunità di farsi valere nel proprio Paese, questa volta con la P maiuscola. Probabilmente, purtroppo, dovranno andare all’estero.

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