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Investimenti, pensare (veramente) a lungo termine

Tra poche settimane ricorrerà il decimo anniversario della più grande crisi finanziaria del secolo. Il 15 settembre 2008 Lehman Brothers entrò nel Chapter 11

di Redazione Soldionline 22 ago 2018 ore 10:08

Tra poche settimane ricorrerà il decimo anniversario della più grande crisi finanziaria internazionale del secolo. Il 15 settembre 2008, infatti, Lehman Brothers entrò ufficialmente nella procedura del Chapter 11 (procedura statunitense per la tutela fallimentare), innescando un forte crollo delle principali piazze azionarie.

Secondo Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer – Equities di Neuberger Berman, questo anniversario può essere l’occasione per riflettere in modo più approfondito sulle strategie di investimento, sulla base “dei cambiamenti avvenuti nei mercati, nell'economia e nella società dopo la crisi finanziaria”.

Nell’analisi seguente l’esperto fornisce alcune indicazioni sulle proprie idee.

 

Uno dei nostri vanti, come Neuberger Berman, è quello di essere investitori di lungo termine. Ciò nonostante, nessuno è immune alle oscillazioni dei mercati nel breve periodo.

Tuttavia, con l'estate che sta finendo e la stagione degli utili del secondo trimestre che volge al termine, con gli investitori che vanno in vacanza e il rumore quotidiano dei mercati che si trasforma in un quieto mormorio, è il momento ideale per dare uno sguardo al quadro economico generale, per riflettere, magari con l'aiuto di un buon libro, in termini di anni e di decenni, anziché focalizzarci sui recenti sussulti delle Borse mondiali.

 

strategie_1Al nostro ritorno in ufficio, sarà il decimo anniversario della grande crisi finanziaria a darci il benvenuto. Ben s'addice, quindi, che questa ricorrenza ci induca a riflettere in modo più approfondito. Ecco perché quest'estate io e molti altri miei colleghi abbiamo intavolato un dibattito per discutere dei cambiamenti avvenuti nei mercati, nell'economia e nella società dopo la crisi finanziaria.

 

Abbiamo colto questa opportunità non solo per analizzare quanto accaduto negli ultimi dieci anni, ma per guardare oltre, ai dieci anni a venire, e cercare di capire quali forze, tra quelle attualmente in atto, continueranno a guidare i mercati globali.

 

Non c'è nulla di sorprendente. Gli eventi del 2008 furono talmente epocali che solo adesso se ne iniziano a capire chiaramente gli effetti. È del tutto probabile che molti di essi continueranno a generare ripercussioni anche nel prossimo futuro. E le notizie di quest'estate non fanno che confermare, con cadenza quasi settimanale, le grandi tendenze che abbiamo individuato.

Ad esempio, si è parlato molto del fatto che i governi controllano una percentuale sempre più ampia delle attività economiche globali, sia mediante l'insorgenza di debiti pubblici permanenti, dell'esplosione dei bilanci delle banche centrali, dell'ascesa della Cina, sia tramite la radicale riforma del sistema bancario e finanziario emanata nel periodo post-crisi. Quest'estate, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone si sono unite alla Federal Reserve nell'annunciare un piano per ritirare, almeno in parte, i propri programmi straordinari di stimoli monetari. Nel mese di maggio, il Congresso degli Stati Uniti ha dato il via libera alla revoca di alcune norme della riforma Dodd-Frank, la stretta regolatoria sulle banche varata all’indomani della crisi del 2008, ricordandoci che provvedimenti di questo tipo raramente si sviluppano in modo lineare, ma tendono a variare con il variare delle circostanze e lo scorrere del tempo.

 

Abbiamo anche discusso la transizione in atto verso un nuovo ordine mondiale sicuramente più globale, frammentato, multipolare e caratterizzato sia da un’integrazione sempre più forte tra Paesi sviluppati ed economie emergenti, sia dall’intensificazione del nazionalismo economico. Sia la Brexit che la presidenza di Donald Trump affondano chiaramente le proprie radici nella crisi finanziaria. Questa estate, inoltre, le azioni onshore cinesi sono state aggiunte, per la prima volta, nei benchmark globali e sono stati compiuti anche i primi passi per aggiungere le obbligazioni onshore cinesi, nonostante in sottofondo si udissero i primi colpi della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti.

Inoltre, abbiamo analizzato la ristrutturazione dei mercati dei capitali, inclusa l'ondata post-crisi di disintermediazione bancaria, nonché la crescente importanza del private market. Molto di tutto questo va ascritto alle nuove normative, come la Dodd-Frank, ma anche ai progressi in campo tecnologico altro trend importante, che abbiamo confermato essere in forte crescita, sia come forza sociale che come tema di investimento. A conferma di tali tendenze giunge la notizia che questo mese Apple è diventata la prima società a superare i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Non solo: uno dei CEO prodigio del settore tecnologico industriale ha prospettato (ovviamente sui social media) che Tesla potrebbe divenire il più grande buyout da pubblico a privato della storia.

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