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Investimenti: opportunità e sfide nella seconda metà del 2018

Più difficile adottare strategie di investimento con bassi livelli di rischi, anche se non mancano interessanti opportunità, anche nei paesi periferici (compresa l’Italia)

di Redazione Soldionline 23 ago 2018 ore 10:05

La maggiore volatilità dei mercati nella prima metà del 2018 ha reso più difficile adottare strategie di investimento con bassi livelli di rischi.

Tuttavia, non mancano interessanti opportunità, anche nei paesi periferici (compresa l’Italia), come sottolineato da Adrian Hilton, responsabile tassi globali e investimenti valutari, Reddito fisso di Columbia Threadneedle Investments. A questo proposito l’esperto ritiene che la possibilità di un esito politico catastrofico sia limitata.

Nell’analisi seguente Adrian Hilton segnala alcune opportunità di investimento per i prossimi trimestri.

 

Attualmente è impossibile prevedere gli eventi su scala globale e la nostra propensione al rischio è piuttosto bassa, ma in caso di correzione di alcune valutazioni siamo in cerca di opportunità.

 

investimenti_2Una di queste potrebbe essere il dollaro, un'altra il livello effettivo dei rendimenti tedeschi, che si colloca decisamente al di sotto del livello che ipotizziamo per i rendimenti neutrali nell'eurozona. Attualmente il valore non sembra in linea con le prospettive di inflazione o con il livello su cui il premio a termine dovrebbe attestarsi in Germania. La curva del rendimento nel suo insieme è notevolmente inferiore al livello idoneo.

Riteniamo che la Banca centrale europea sia molto più prossima a un rialzo dei tassi di quanto appaia dalla curva dei rendimenti.

 

Le prospettive per i mercati emergenti dipendono molto dal contesto geopolitico. Pur mantenendo un orientamento prudente, riteniamo che gli attivi sia in dollari che in valuta locale celino buone opportunità di valore.

 

I fondamentali relativi alla crescita giapponese restano vantaggiosi, in un contesto in cui le condizioni tese nel mercato del lavoro dovrebbero esporre l'inflazione a pressioni salariali.

A nostro avviso la Bank of Japan (BoJ) non dovrebbe modificare sostanzialmente il proprio orientamento favorevole agli attivi giapponesi, anche se potrebbe cercare di adeguare la forma della curva dei rendimenti. Un effetto collaterale del quantitative easing consiste nel fatto che, quando i rendimenti a lungo termine sono molto bassi, le banche hanno difficoltà a preservare i propri margini di profitto. Di conseguenza la BoJ potrebbe mirare a irripidire la curva dei rendimenti in Giappone al fine di migliorare l'attrattiva degli attivi giapponesi a più lunga scadenza, fattore che potrebbe a sua volta sostenere lo yen.

 

Cominciamo inoltre a pensare che nei paesi periferici europei, inclusa l'Italia, potrebbero esservi sacche di valore.

L'appetibilità delle obbligazioni locali italiane, in particolare per gli investitori nazionali, è piuttosto elevata, e riteniamo che la possibilità di un esito politico catastrofico sia limitata.

 

Nel Regno Unito siamo alquanto pessimisti sulla capacità della Bank of England di inasprire la politica monetaria in linea con le sue aspettative. Secondo il nostro scenario di base a livello politico, è probabile una "soft Brexit" ma con una volatilità molto elevata nel periodo di transizione.

È difficile formulare previsioni rosee per la sterlina britannica o i rendimenti obbligazionari, soprattutto considerando che, a quanto pare, il picco d'inflazione è ormai alle nostre spalle e le ripercussioni dell'incertezza associata alla Brexit sugli investimenti aziendali restano ancora incerte.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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