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Davide Serra (Algebris): ‘Ecco cosa serve alle banche italiane’

In una chiacchierata esclusiva con SoldiOnline.it, Davide Serra - numero uno del fondo Algebris - dice la sua sul comparto bancario e sul ruolo delle banche nel sistema economico. Focus anche sugli emergenti e sulla situazione degli istituti di casa nostra, che necessitano di "riforme strutturali". Ma non solo

di Antonio Zennaro 8 feb 2017 ore 12:18

di Antonio Zennaro

 

Negli ultimi mesi una delle tematiche più discusse in ambito finanziario è quella della valutazione delle banche, soprattutto con riguardo agli istituti bancari del nostro Paese.

Non solo in Italia, ma anche a livello europeo ad esempio con Deutsche Bank o negli Usa con Wells Fargo, le banche sono state oggetto di forti critiche, polemiche e scandali.

 

banca_17Se poi non ci fermiamo all’ultima trimestrale ed andiamo a vedere gli ultimi 10 anni con la crisi Lehman e poi le tensioni sugli spread, gli stessi indici bancari segnalano forti perdite di valore con ad esempio lo STOXX Europe 600 Bank a -54% (2007-2017) o lo MSCI World Bank Index -13,27% (2007-2017) o lo S&P 500 Banks -29,51% (2007-2017).

 

Sul tema abbiamo sentito uno dei massimi esperti a livello globale del settore, il suo nome è Davide Serra, classe 1971, laurea alla Bocconi, nel 1995 si trasferisce a Londra, dove lavora per UBS fino al 2000, prima di entrare alla banca d'affari Morgan Stanley, dove diventa direttore generale e coordinatore della ricerca globale sulla finanza. Nel 2006 fonda la società di gestione del risparmio Algebris, di cui è CEO e CIO, con circa 6,5 miliardi di dollari di masse in gestione.

 

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Davide Serra, fondatore e numero uno di Algebris Investments, a Cernobbio (Co) in occasione del Workshop Ambrosetti "Lo scenario dell'economia e della finanza", 8 aprile 2016. ANSA / MATTEO BAZZI

 

Negli ultimi anni sono stati premiati in termini di performance più i gestori tattici con un specifico focus sulla crescita (growth) e nel posizionamenti macro. Ora è ritornato il momento dei fondamentali e delle strategie “value”? I fondamentali per una banca sono ancora importanti o il settore è tutto correlato?

Storicamente, il settore bancario è stato tra quelli con la maggiore dispersione di rendimenti tra titoli azionari vincenti e perdenti.  Per questo motivo, l’analisi fondamentale a livello di singole emittenti rimane di grande importanza.

 

La selezione degli investimenti soprattutto con l’analisi dei fondamentali anche grazie alla lettura dei bilanci e delle relazioni periodiche sembrano metodi sorpassati rispetto alle nuove tendenze dei “robo advisor” e degli ETF smart-beta. Insomma, meglio dedicarsi ad altre attività e lasciare agli “algoritmi” il compito di decidere il nostro “futuro” finanziario?

Vi sono due approcci al mondo degli investimenti: uno sistematico e uno fondamentale. Noi adottiamo il secondo.

 

Torniamo alle banche, è ancora così importante il ruolo degli istituti di credito nel sistema economico?

Certamente, soprattutto per quei sistemi finanziari incentrati sul sistema bancario rispetto al mercato.  Una ricerca rilasciata di recente dalla BCE ha dimostrato che le banche, allocando risorse all’economia, sono cruciali per migliorarne la produttività. Paesi con sistemi bancari efficienti, che premiano le aziende migliori, registrano una produttività più elevata rispetto ai paesi dotati di sistemi bancari meno dinamici.

 

Le banche italiane sono sempre state viste come un “porto sicuro” per i risparmiatori, come mai un settore tradizionalmente “solido” è diventato nel giro di qualche anno uno dei più "attenzionati" dei Paesi occidentali?

Il problema principale delle banche italiane, a nostro avviso, è rinvenibile nell’elevata quantità di crediti in sofferenza, il cui smaltimento non si è ancora completato, impedendo la ripresa di un circolo virtuoso del loro operare.  Il contesto di tassi d’interesse bassi, se non addirittura negativi, ne ha ulteriormente penalizzato la redditività. Negli ultimi anni le autorità regolamentari europee hanno infatti privilegiato la stabilità del sistema rispetto alla sua profittabilità.  Pensiamo che per risolvere le problematiche delle banche italiane sia inevitabile un consolidamento del settore, tagli dei costi e un sistema giudiziario più rapido.

 

Warren Buffett dice che buoni management producono un buon prezzo di mercato, e i cattivi management producono cattivi prezzi di mercato, la stessa cosa vale per il settore bancario?

La qualità del management è un fattore importante per ogni azienda, ma rimane tuttavia secondario alla qualità del business.

 

Asia e mercati emergenti sono diventati negli ultimi anni una meta “indispensabile” per chi investe nel mercato finanziario, basso indebitamento degli Stati, giovane popolazione e bassa regolamentazione, sono stati fattori determinanti per queste economie e gli stessi listini borsistici ne hanno beneficiato. Consiglierebbe di investire nelle banche dei paesi emergenti o meglio puntare sui mercati tradizionali come Usa ed Europa?

Pensiamo che al momento azioni e soprattutto obbligazioni delle banche emergenti non scontino molti dei rischi che vediamo all’orizzonte.
Innanzitutto, c’è il rischio che il dollaro si rafforzi, fattore che penalizzerebbe le economie dei paesi emergenti, che negli ultimi anni hanno contratto prestiti in dollari.  In secondo luogo, l’amministrazione Trump potrebbe dare il via a una guerra economica con la Cina, con un effetto contagio anche su altri paesi.  Infine, la Russia potrebbe tornare ad avere mire espansionistiche in Europa orientale.
Le valutazioni correnti non sembrano riflettere tali rischi, portandoci a restare lontani da questi mercati.

 

Come vede il settore bancario ed in particolare le banche italiane fra dieci anni?

Servono riforme strutturali. Ci sono troppe banche e troppi sportelli – più che pizzerie per persona, stando ai dati OCSE.  In Italia le banche sono fondamentali per l’andamento dell’economia, dal momento che erogano la stragrande maggioranza del credito per le PMI, che, a loro volta, creano l’80% dei nuovi posti di lavoro.  Per andare incontro ai bisogni del paese, nei prossimi dieci anni servirà un sistema più snello ed efficiente.

 

L'autore

antonio-zennaroAntonio Zennaro, appassionato di value investing e buffettologo (inteso come Warren Buffett, il famoso investitore Usa), si occupa professionalmente di rischi finanziari. Dalla sua occupazione ha compreso l’importanza di difendere il proprio patrimonio attraverso strategie che ne consentano la crescita nel tempo.

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