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In corso la “Giapponificazione” del sistema bancario italiano

Il settore bancario italiano resta sotto i riflettori. Secondo Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas, è importante che i mercati aiutino le banche a risolvere il problema dei NPL

di Edoardo Fagnani 18 ott 2016 ore 10:55

Il settore bancario italiano resta sotto i riflettori degli investitori e degli analisti; in particolare, gli operatori sono in attesa di avere dettagli più precisi in merito ai progetti di rafforzamento patrimoniale del Monte dei Paschi di Siena e di Unicredit.
Secondo  Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas, è importante che i mercati aiutino le banche a risolvere il problema dei NPL (Non Performing Loans). “Finora i diversi governi hanno adottato soluzioni temporanee senza mettere in pratica un’azione decisiva: di conseguenza, risulta più difficile creare una bad bank per risolvere il problema”, ha precisato l’economista.
Nella seguente analisi Pierre Olivier Beffy dettaglia la situazione del comparto bancario italiano.

non-performing-loansIl sistema bancario rappresenta uno dei più importanti problemi strutturali dell’economia italiana. La Banca d’Italia ha sottolineato che molte banche italiane hanno fondamentali solidi, sebbene alcune stiano affrontando situazioni difficili.
La “Giapponificazione” del sistema bancario europeo è abbastanza evidente in Italia, dove si spera che i mercati aiuteranno le banche a risolvere il problema dei NPL.
Finora i diversi governi hanno adottato soluzioni temporanee senza mettere in pratica un’azione decisiva: di conseguenza, risulta più difficile creare una bad bank per risolvere il problema.

L’unica nota positiva è che il collasso del sistema bancario italiano avrebbe degli effetti così sistematici che le autorità europee sarebbero costrette a trovare una soluzione.
Tuttavia, questo sarebbe un processo lento e doloroso. In particolare, si innescherebbe un circolo vizioso: la debolezza della crescita nominale italiana renderebbe più difficile la riduzione degli NPL, spingendo le banche ad essere più selettive nell’erogazione dei prestiti corporate con conseguente indebolimento degli investimenti e, a catena, della produttività e della crescita nominale.
I funzionari del governo hanno tenuto a sottolineare che la crescita dei prestiti è rallentata dalla scarsa domanda di credito mentre i rappresentanti dell’industria suggeriscono che il problema risiede dal lato dell’offerta.

Per concludere, sarà interessante monitorare l’andamento economico dell’Italia nel prossimo anno.
Il governo italiano proverà a ritardare l’aggiustamento fiscale mantenendo il deficit fiscale stabile nel prossimo anno. Questo argomento sarà discusso con la Commissione Europea a partire da  lunedì. Tuttavia, nello scorso anno l’economia italiana ha beneficiato del deprezzamento dell’euro, del calo dei prezzi del petrolio e della contrazione dei rendimenti obbligazionari. Questi fattori positivi sono scomparsi e ora si stanno addirittura invertendo

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