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Il trading online spinge a scommettere con i risparmi senza cognizione dei rischi?

analisi-tecnica-ftsemibE un recente episodio di cronaca, la morte verosimilmente per suicidio di un 20enne americano in seguito a perdite stratosferiche che aveva accumulato (peraltro solo virtualmente) tramite un’app di trading online attesta che le conseguenze possono arrivare ad essere le più distruttive possibili.


Investire è come scalare l’Everest, non come giocare a Monopoli

Fondamentalmente qualsiasi investimento segue un criterio base: non c’è rendimento senza rischio. Alla luce di questo principio, occorre anzitutto evitare di restare paralizzati dalla paura, perché per ottenere profitto dai propri risparmi occorre affrontare l’incertezza legata alla volatilità dei mercati, il rendimento non è altro che il premio per averla affrontata con successo. Ma appunto il successo non è garantito, altrimenti non ci sarebbe il rischio che premia sotto forma di rendimento chi lo affronta. Ed i rischi, si sa, vanno affrontati con cautela. Quella cautela che l’avidità porta facilmente a trascurare. E’ ovvio, sia chiaro, che chi investe sia mosso dal desiderio di guadagnare, non si tratta di non avere questo desiderio ma… est modus in rebus.

I mercati sono per un investitore quel che l’Himalaya è per uno scalatore: possono portare in vetta, ma è difficile arrivarci da soli, se non a costo di un severo allenamento. Molte piattaforme di trading online consentono di fare da sé, senza sherpa, e possono anche essere viste come una palestra.

L’allenamento però può essere estremamente costoso. Investire non è come giocare a Monopoli, perché i soldi che eventualmente si perdono sono veri. Quando si investe occorre quindi bilanciare bene se stessi: avere paura quanto basta per non lasciarsi prendere dall’avidità e viceversa non lasciar correre il proprio desiderio di arricchirsi fino al punto da non vedere i possibili inciampi. Come si fa? Ricordando una lezione di Luigi Einaudi (economista di formazione): conoscere per deliberare. Tutto ciò che viene trattato sui mercati viene valutato, il prezzo di quanto trattato non è altro che il ‘voto’ conseguente a quella valutazione, e dunque conoscere per deliberare non significa altro che capire in base a quali elementi quel voto viene espresso e come possa mutare in seguito al mutare di quegli elementi. La bella notizia è che quegli elementi, chiamati fondamentali, sono tutti noti e classificati e seguono regole piuttosto precise nelle loro combinazioni (la finanza in fondo è matematica).

L’insegnamento del tacchino americano

Perché allora non fare da soli? Perché la matematica è sì una scienza esatta ma anche difficile, almeno a certi livelli, si potrebbe dire scherzando neanche troppo. Le combinazioni dei fondamentali sono innumerevoli ed occorre avere una buona dimestichezza per immaginarsele tutte prima di decidere se investire. Poi, appunto, occorre una mente ben allenata per capire quale risultato discenda da una determinata concatenazione di fondamentali (si tratta di individuare la formula matematica esatta che esprime tale concatenazione e di effettuare il relativo calcolo). E ancora, a monte, occorre tempo per analizzare i fondamentali da tenere in considerazione e individuare i possibili mutamenti in cui possono incorrere. Per fare un esempio: un’azienda che sbarca in un nuovo mercato appare di sicuro interesse per un investitore, ma che succede se la valuta con cui quell’azienda sostiene i propri costi di produzione si apprezza nei confronti della valuta con cui i suoi nuovi clienti ne acquistano i prodotti? Ammettiamo pure che gli affari dell’azienda sul nuovo mercato vadano a gonfie vele per un lungo periodo prima che i valori delle valute ne riducano i profitti. Chi ha investito su quell’azienda si ritroverà con un rendimento inferiore proprio quando si era fatto la bocca buona. E peggio ancora sarebbe il caso in cui non abbia neanche avuto il tempo di farsi la bocca buona.

Il rimedio a tutto questo in realtà esiste e si chiama diversificazione. Per tornare all’esempio precedente, in parallelo alla fiducia accordata all’azienda l’investitore potrebbe acquistare strumenti che lo mettano al riparo da oscillazioni valutarie. Bisogna però sapere che esistono simili strumenti, bisogna avere la flessibilità mentale di pensare che possano servire e bisogna infine saper bilanciare i risparmi veicolati sull’azienda e quelli indirizzati su strumenti di copertura.

Diversificare, non focalizzarsi solo su un target, richiede però, di nuovo, tempo, energie e denaro e contrasta con un certa pigrizia connaturata all’uomo. Quelli che la psicologia chiama bias cognitivi, la tendenza a continuare a seguire le proprie idee anche quando emergono le prime evidenze che sarebbe bene cambiare tali idee, rischiano di essere amplificati dal trading online. Quest’ultimo è infatti, di base, un esecutore automatico, rapidissimo certo ma che si limita a seguire gli input che gli vengono impartiti. Non si occupa di analizzare i fondamentali e di provvedere, sulla base di quell’analisi, a dare consigli o segnali di allarme né tantomeno suggerisce di sua iniziativa di diversificare il portafoglio. E’, insomma, un ‘servo sciocco’, registra come va un titolo o un mercato ma non illustra il perché vada così e come quindi possa evolvere.

Abituarsi a un certo andamento è un comportamento letteralmente suicida, come insegna la vicenda del tacchino americano: abituato a vedere ogni giorno il proprio padrone venire a dargli da mangiare, gli corre incontro anche quando arriva il giorno del Ringraziamento e diventa lui il cibo del padrone. L’episodio di cronaca da cui siamo partiti ci dice che il trading online può rendere un tacchino anche l’uomo che accorda a quelle piattaforme una fiducia acritica, trascurando i limiti strutturali di quei sistemi.

 

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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