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Il settore tech: occhi su Apple

Stasera i dati di Apple, che di certo muoveranno gli indici di Borsa. Per la verità, si tratta di un solo numero: verosimilmente i mercati stasera guarderanno solo alle vendite dell'IPhone

di Redazione Soldionline 27 ott 2015 ore 09:27

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     Eurozona: indice IFO. Inferiore del previsto, ieri, il calo dell’indice IFO Tedesco, che come vedete nel grafico in basso risulta nella sostanza invariato da inizio 2015 (la linea blu): si conferma quindi una notevole divergenza tra i dati che si ricavano dai sondaggi di opinione e i cosiddetti hard data le statistiche su produzione crescita ed inflazione: aspettative molto alte, realtà che resta a terra [importante per: equity, valute e obbligazioni (Eurozona)].
2.     Petrolio.    Anche stamattina in Asia il petrolio prosegue nella sua discesa, che lo ha riportato a 43$ dai 50$ di inizio ottobre: causa principale di questo calo, il rafforzamento del dollaro USA sul mercato dei cambi. Un andamento che va seguito con attenzione  [importante per: equity, valute e obbligazioni (globale)].
3.     Stasera i dati di Apple. La stagione degli utili negli USA si avvicina al punto di Massimo, che verrà toccata con Apple stasera: poi sarà discesa. A venerdì scorso, delle 172 società dell’indice S&P 500 che avevano già riportato, si stimava un calo degli utili dell’indice del 3,4%, contro un -5,1% di fine settembre.  Per la Tecnologia, in particolare, si stimava un +4,9%, ma se togliamo il dato di Apple si scende a zero. Il dato più forte di ottobre, però, è la revisione al ribasso delle stime per il prossimo trimestre, per il quale adesso si prevede un -6,3% anno su anno [importante per: equity (globale)]

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L’OPERATIVITA'
Il settore Tecnologia: USA ed Europa.
Oggi guardiamo nel dettaglio ai numeri di Apple, che verranno pubblicati stasera e che di certo muoveranno gli indici di Borsa. Per la verità, si tratta di un solo numero: i mercati stasera guarderanno solo  alle vendite del modello I-Phone 6. Nel grafico qui sotto potete vedere i tassi di crescita delle vendite dei tre prodotti di punta, ovvero I-phone, Mac e I-pad, che risultano tutti i rallentamento: nel grafico si vede bene che lo I-phone è il vero ed unico driver della crescita di Apple, e ciò che molti analisti temono è che oggi la Società sia costretta ad anticipare, per il trimestre finale del 2015, una crescita inferiore al 10%, dopo un 25%-35% stimato per il trimestre che si è chiuso a settembre.  Il paragone con il trimestre finale del 2014 è penalizzante: in quel trimestre, grazie a vendite record, la Società fece registrare il più grande utile trimestrale nella storia della Borsa USA: anche per questa ragione, alcuni analisti non escludono del tutto una variazione negativa anno su anno. Più in generale, il titolo Apple è rappresentativo di una tendenza che vede i giganti della Tecnologia trasformarsi, gradualmente, da titoli a crescita (growth) a titoli del settore Consumi, e quindi value. Un cambiamento di questo tipo, se confermato dai fatti, determinerebbe un cambiamento nei criteri di valutazione, e obbligherebbe il mercato a ridurre sia le aspettative, sia i multipli (P/E) sulla base dei quali si determina il prezzo di questi titoli.

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L'ANALISI
Gli strumenti a disposizione delle banche centrali:
e i loro limiti.
Centinaia e forse migliaia di articoli sono stati scritti in pochi giorni, a commento degli annunci di Draghi e anche per anticipare le decisioni della Fed di domani e della Bank of Japan di venerdì. E’ un martellamento incessante, e come sapete noi lo giudichiamo non proprio spontaneo: c’è un coro abilmente orchestrato dagli uffici stampa per “creare l’evento”, anche se poi come avete visto qualche mese fa una volta che l’argomento sparisce dalle prime pagine anche sui mercati finanziari poi l’euforia si spegne.  Per questo nella sezione “L’analisi” questa settimana guardiamo un po’ più in concreto a ciò che le banche Centrali, effettivamente POSSONO oppure NON POSSONO fare oggi. Riprendiamo un tema già toccato ieri, e come ieri ripartiamo dalle parole scritte da RBS (Alberto Gallo) nell’ultimo weekend, dove si indicava il rapporto tra le perdite di portafoglio potenziali ed il GDP come principale limite delle politiche di QE. Citando tra l’altro la Swiss National Bank, che proprio domenica è intervenuta in pubblico (e noi ne abbiamo scritto sul sito), Gallo  mette in evidenza proprio le perdite sul portafoglio titoli subite dalla Banca Centrale di Svizzera, e cita anche altri esempi nel brano che qui vi riportiamo:
 
What is the endgame of QE? Central bank balance sheets larger than GDP, potential losses or even negative equity capital. Large balance sheets can expose central banks to heavy losses. The SNB, for example, lost CHF52bn or 60% of equity in the first six months of the year, given unfavourable FX movements and price drops in its bond/equity holdings. There are also other central banks that have accumulated losses and gone into negative equity in the past, including Chile, Czech Republic, Costa Rica and Jamaica. In theory, central banks can take losses and live with negative equity, as suggested by the SNB’s Vice Chairman Thomas Jordan in 2011. The example of the Czech Republic below also shows that central banks can sometimes grow out from negative equity through investment returns, over long periods of time. However, as suggested by the ECB, negative capital can limit central banks’ independence. A BIS paper also argues that significant losses could undermine their credibility, which has already been declining.  Concerns about potential losses could also limit central banks’ policy flexibility.

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