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Il rimbalzone delle Borse: perché non dura

E’ facile spiegare perché questo rimbalzone delle Borse è fragile: perché se lo scenario fosse quello della fiducia nella crescita da parte della Fed cosa ci fa il Treasury decennale al 2,25% di rendimento a scadenza?

di Redazione Soldionline 18 dic 2015 ore 09:22

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     Grande sorpresa dalla Bank of Japan.
   Durante la settimana che finisce oggi, erano arrivati segnali negativi per l’economia del Giappone: sono state ancora una volta riviste al ribasso le aspettative di inflazione, e proprio ieri è uscito un dato molto negativo per l’export, nonostante uno yen ben sopra 120 contro USD. E’ da inizio anno che lo diciamo: il Giappone è in una situazione critica da cui sembra impossibile uscire. Per Kuroda la situazione era diventata insostenibile, e quindi ha scelto la mossa a sorpresa, annunciando stamattina l’aumento del QE. Una sorpresa enorme: nessuno, sui mercati, aveva previsto una nuova iniziativa. Dei dettagli scriveremo più tardi: ma il vero shock è la reazione dei mercati, che alle 7,30 vanno NELLA DIREZIONE OPPOSTA  e quindi contro Kuroda (Nikkei -2% e yen a 121 contro USD) [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

2.     Il rimbalzone delle Borse: perché non dura. Avevamo scritto due giorni fa: “ci aspettiamo un fine settimana nervoso. Ma neppure noi potevamo immaginare un caos simile. E’ facile spiegare perché questo rimbalzone delle Borse è fragile: perché se lo scenario fosse quello (come dicono in molti) della “fiducia nella crescita da parte della Fed” allora che cosa ci fa il Treasury decennale al 2,25% di rendimento a scadenza? Dovrebbe andare al 3,35%, almeno. E che cosa ci fa il dollaro USA a 1,0900 contro euro? Dovrebbe andare almeno alla parità. Ma se andasse alla parità, poi il petrolio dove finirebbe? A 20$ al barile? E Se il Treasury sale al 3,30% di rendimento, dove finiscono i prezzi di obbligazioni high yield, subordinate e obbligazioni corporates in generale? In somma: è impossibile da qui in poi rivedere il “sale tutto” che ha caratterizzato il 2013 ed il 2014: è questa, l’implicazione forte della decisione di mercoledì da parte della Federal Reserve [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

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L’OPERATIVITA'
Portafoglio nel 2016: cinque regole pratiche. La quinta ed ultima regola per il 2016 che vi proponiamo questa settimana  è di non stare fermi: mai come nel 2016, una strategia passiva o buy-and-hold risulta inadeguata viste le incognite che pesano sui mercati, specie dopo il primo rialzo dei tassi Usa in sette anni. Una mossa come questa è lecito definirla storica: e quindi nulla ora è più come prima, nei sette anni precedenti, ed in particolare negli anni in cui “saliva tutto”. In inglese si usa la frase “something ha sto go”, qualche cosa deve cadere, e si tratta solo di capire che cosa risulterà più fragile alla nuova evoluzione dei fatti. Inutile perdere tempo oggi a disegnare scenari per fine 2016, e ve lo abbiamo ripetuto molte volte:  a differenza di molti altri, non vi faremo perdere tempo spiegando perché nel 2016 la Borsa deve salire oppure le obbligazioni devono scendere. Si tratta di un esercizio inutile perché nessuno ha già affrontato momenti come questi (neppure Yellen e neppure Draghi) e quindi nessuno può dire quali saranno gli anelli della catena a saltare per primi, anche se è certo che something ha sto go. Per questo, più che fissare adesso obiettivi e target per dicembre 2016, vi sarà utile valutare se siete pronti, sia in termini di strumenti finanziari, sia in termini di advisors ed informazioni, ad affrontare gli eventi inattesi che colpiranno i mercati nel 2016.

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L'ANALISI
Obbligazioni e liquidità: un problema serio, un problema con cui abbiamo fatto i conti in passato. Abbiamo dedicato questa settimana ad analizzare i problemi di liquidità e trasparenza di obbligazioni, Fondi Comuni e GPM, problemi che noi crediamo saranno molto concreti e visibili nel 2016. Oggi chiudiamo il lavoro dedicandoci ad un segmento, i Mercati Emergenti, che spesso ha occupato le prime pagine nel 2016 e che anche mercoledì sera è stato chiamato in causa in modo esplicito dalla stessa Yellen, che ci ha rassicurato sul fatto che “i Mercati Emergenti sono stati avvertiti con largo anticipo” del rialzo dei tassi USA. Il punto, a noi di Recce’d, sembra però non essere quello: il punto non sta nell’anticipare a mercati peraltro stabili e tranquilli che ci sarà una restrizione sulla liquidità globale; il punto invece è rendersi conto che i Mercati Emergenti si trovano ormai da anni in una situazione di profondo disagio, ed instabilità. La conferma finale è arrivata nella settimana che finisce oggi, con il (secondo) downgrade a junk, ovvero spazzatura, delle obbligazioni del Brasile, questa volta dalla Agenzia Fitch: gli investitori farebbero bene a ricordare che le obbligazioni junk non si chiamano “spazzatura” per caso. Nel caso degli Emergenti, poi, il problema del debito si va sempre a sommare con quello della valuta (il grafico a sinistra) ed entrambi  sono generati dalla scarsa capacità del debitore di ripagare il debito (grafico sotto a destra), il che aumenta il rischio di una spirale. Per chiuder il lavoro, quindi, si può tornare a quanto abbiamo scritto martedì, prendendo a prestito una frase di El Erian sul caso Third Avenue: The bigger the outflows from an asset class in general, the greater the potential for accidents. High yield is particularly vulnerable to mishaps, having already experienced significant investor withdrawals and related technical damage. (This is part of the reason I had classified it among the three big unhinged asset classes, along with energy and emerging-market currencies.)

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