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Il petrolio e il 2016: quello che ci aspetta

La giornata di ieri è stata un'anticipazione di quello che vedremo nel 2016: perché ora che è chiaro che la “Fed put” non esiste più, ed ora che è chiaro che Draghi NON farà “whatever it takes”, adesso i mercati devono tornare a fare i conti con i rischi

di Redazione Soldionline 15 dic 2015 ore 09:52

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     Yen in tensione.
Nonostante il rimbalzo delle Borse negli USA, il Nikkei stamattina scende per la forza dello yen, che ormai punta quota 120 contro USD [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

2.     Il  petrolio e il 2016: quello che ci aspetta.  Il parere forte di Recce’d è che la giornata di ieri sia stata una anticipazione di quello che vedremo nel 2016: perché ora che è chiaro che la “Fed put” non esiste più, ed ora che è chiaro che Draghi NON farà “whatever it takes”, adesso i mercati devono tornare a fare i conti con i rischi. Ieri mattina, per chi non lo avesse notato, l’allarme è scattato per un notizia del FT, che riprendeva una dichiarazione di Wells Fargo, sullo “stress” nel portafoglio di proprietà comparto energia. Per questo è arrivata poi la discesa sotto i 35$ (grafico in basso), e da qui la discesa dello S&P 500 sotto i 2000 punti, livello poi recuperato in chiusura [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

3.     Finalmente! Si riunisce la Federal Reserve. L’attesa è finita, oggi la Fed si riunisce: tutti noi investitori dobbiamo solo augurarci che decidano per un rialzo dei tassi. Non sapremmo dire come reagiranno i mercati ad un eventuale rialzo, ma siamo pressoché certi che se Yellen rinviasse ancora, i mercati interpreterebbero questo rinvio come un segnale di panico e la reazione dei prezzi sarebbe caotica  [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)]

4.     La produzione industriale in Eurozona e Draghi.
Ieri Draghi è tornato ai suoi toni abituali, quelli del Generale napoleonico: "Within our mandate we have no limits on the choice of policy tools or the way to employ it. We can always bring inflation to our target. We must do it and we will do it." Noi di Recce’d, come sapete, non gli crediamo: non crediamo che la BCE “possa sempre” riportare l’inflazione al target indicato. Non è successo nel 2014 e poi 2015. Non succede da tre anni in Giappone. E secondo noi non succederà neppure in Eurozona: e di certo, non grazie ad operazioni come il QE, che hanno un contenuto depressivo per l’economia reale [importante per: equity , obbligazioni e valute (Eurozona)]

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L’OPERATIVITA'
Portafoglio nel 2016: cinque regole pratiche
. La seconda regola pratica da adottare nel 2016 è non affidarsi  alle asset allocations che si basano sui “rendimenti attesi”, come è “buona abitudine” delle Reti e dei Private Banking: non potete affrontare il 2016 con un portafoglio statico, diviso in modo generico tra azionario ed obbligazionario, perché sono troppe e troppo grandi le sfide che attendono l’investitore in questo 2016 (come si vede anche da questa fine di 2015). Ne ha scritto il sito del canale tv CNBC, sotto il titolo “The 60/40 stock-and-bond portfolio mix is dead in 2016” un articolo nel quale si parte dai livelli bassissimi di rendimento delle obbligazioni per concludere che è necessario adottare un mix molto più sbilanciato verso le azioni , a seconda della fascia di età (tabella in basso). Come molti sanno, da un lato Recce’d riconosce che il problema esiste ed è importantissimo, dall’altro giudica completamente sbagliato consigliare un mix più rischioso se i rendimenti delle obbligazioni sono molto basso. Per Recce’d quello è proprio un errore (grave) di metodo: dire al Cliente che “prima o poi” dalle sue azioni ricaverà un rendimento del 5-8% è totalmente sbagliato: nel passato, le azioni hanno reso così tanto solo perché l’economia sottostante ha reso così tanto, ma non c’è la minima garanzia che la cosa si ripeta in futuro, e basterà guardare al Giappone e pure all’Italia per rendersene conto. La risposta di Recce’d quindi è del tutto opposta: controllate sempre i rischi, ma muovete con frequenza i portafogli e cogliete le opportunità che si presentano. Quelli che continuano a consigliare un MIX statico, lo fanno solo perché non sono in grado di gestire il rischio di mercato.

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L'ANALISI
Obbligazioni e liquidità: un problema serio, un problema con cui abbiamo fatto i conti in passato. La chiusura del Fondo Third Avenue ai riscatti, la settimana scorsa, va collocata in un contesto in cui, come abbiamo già visto ieri, il rendimento degli high yields negli USA è così tanto elevato come non si vedeva dal 2009 (grafico sotto). A proposito della vicenda di Third Avenue, ed alle sue implicazioni più generali, nel fine settimana, su Bloomberg, il notissimo commentatore Mohamed El Erian ha scritto quali sono le principali lezioni da trarre:

1. Attenzione ai flussi: ci sono classi di attività che da sempre muovono I loro prezzi in funzione dei flussi e non del valore sottostante: high yields, ma anche energia e Mercati Emergenti
2. Attenzione alla liquidità: i prezzi contano, ma solo se sono prezzi a cui poi si può effettivamente trattare il proprio titolo o Fondo. Se il Fondo investe su titoli illiquidi, la sua quotazione è solo “virtuale”
3. Attenzione alle spirali: quando sul mercato si sparge la voce di un Fondo in crisi di liquidità, nessuno vuole più negoziare con quel Fondo, nessuno ci investe più, e I gestori entrano nel panico. I titoli che il Fondo ha in portafoglio diventano di fatto NON trattabili, perché nessuno riesce a immaginare quanto nel futuro avranno valore
4. El Erian aggiunge poi sul ruolo delle Banche Centrali: “This is a particular danger these days given that investors have been over-comforted by central bank injections and the deployment of corporate cash held on balance sheets. They have fallen victim to the illusion of liquidity -- or, to be more accurate, the delusion. The resulting reassessment of liquidity risks fueling a more general repricing of the asset class and can induce greater outflows.”
5. Questo tipo di problema, che sui mercati è chiamato dislocation, va poi a colpire anche altre classi di asset (risk of spillovers).
6. In questo contesto, viene ad essere particolarmente importante il tema della scarsa liquidità che oggi viene fornita dai market makers: come scrive El Erian “Broker-dealers will be less willing and able to act as stabilizers by stepping up with their own balance sheets. Both regulatory and market forces have limited their appetite for this countercyclical role. In addition, their willingness to accumulate such inventory decreases as we get closer to the close of their fiscal year (which, for many, is December).”

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