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Il "nuovo interventismo": un export dalla Cina

La Cina ha esportato tra tante merci anche il suo modello di controllo centralizzato dell’economia all’Occidente

di Valter Buffo 8 lug 2019 ore 09:45

Commento giornaliero di recce-d.com

 

cina-economiaIn edicola oggi il maggiore quotidiano nazionale dedica una copertina al nuovo interventismo dello Stato nell’economia. Lo spunto a noi è sembrato utile, perché anche se il Corriere si riferisce unicamente all’Italia, noi abbiamo riscontrato, e messo in evidenza, una tendenza globale a ridurre lo spazio dei mercati a favore del controllo della politica: in sintesi, si può dire che la Cina ha esportato tra tante merci anche il suo modello di controllo centralizzato dell’economia all’Occidente. Proprio questo weekend ci ha portato all’attenzione la situazione della Turchia, dove il Governatore della Banca Centrale è stato rimosso da Erdogan: nell’immagine che abbiamo scelto per voi oggi, dove evidenziamo quale è il parere del mercato sulle motivazioni alla base delle decisione. E questo fatto ci conduce al simbolo di tutto questo, che è proprio la maggiore economia del mondo, dove ormai da un 30 mesi siamo assuefatti ad un diluvio di commenti, dichiarazioni, interviste alla televisione, finalizzate proprio ad influenzare, e anche a manipolare, l’andamento dei mercati finanziari. A questo si è aggiunta, poi, una sorta di guerra globale sul tema delle tariffe commerciali, e da ultimo la settimana scorsa è stato poi aperto un nuovo fronte, quello della “guerra delle valute”. Vi proponiamo però, per la giornata di oggi, di ritornare all’Italia ed a ciò che si scrive sul Corriere della Sera, mentre domani affronteremo poi la guerra delle valute.

Così si evidenziano due tipologie dell’interventismo statale. Un ritorno, anche nostalgico, dello Stato azionista. E un ruolo di indirizzo più stringente dei governi in settori strategici o collegati alla sicurezza nazionale — come le telecomunicazioni per esempio — che può anche tradursi in una presenza azionaria. La discriminante è decisiva. «L’idea che lo Stato italiano, attraverso le aziende che ancora controlla — scrive Ferruccio de Bortoli nel servizio di apertura de L’Economia in edicola gratis domani con il Corriere della Sera — si ricompri l’Alitalia costata finora al contribuente oltre 9 miliardi va nella prima direzione. Si torna al passato. Come quando c’era l’Iri. Il raggio d’azione della Cdp, della Cassa depositi e prestiti si è ampliato in questi anni. Non soltanto con l’attuale governo. Anche ai tempi di Berlusconi si pensava che potesse fungere da nuova Iri. Se la Cdp favorisse, come azionista paziente e di lungo periodo, il consolidarsi di un grande attore delle costruzioni (Salini Impregilo più Astaldi e non solo) eserciterebbe la funzione che in altri Paesi svolgono investitori istituzionali dei quali siamo poveri. Se andasse oltre, antidoto pubblico ai fallimenti di mercato, oltre a snaturarsi investirebbe male i risparmi postali di cui è depositaria. Il confine è questo».

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Fonte: Reuters

 

Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 8 luglio 2019, abbiamo trattato i seguenti temi:

  1.     Riapre la settimana vicino ai 3000 punti l’indice S&P 500: ma in Borsa si respira tutt’altro che euforia
  2.     In settimana vedremo i dati per l’inflazione da Stati Uniti, Regno Unito ed Europa
  3.     Il fatto più importante della settimana sarà la Audizione di Powell al Congresso
  4.     SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo ancora di utili delle Società quotate in Borsa, con nuove analisi ed approfondimenti
  5.     SEZIONE L'ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà questa settimana l’inflazione, con una dettagliata analisi dei dati in uscita

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