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Il mercato azionario ha perso slancio

In novembre i mercati azionari globali hanno registrato un andamento sostanzialmente piatti. Hanno brillato l’industria e le tecnologie, mentre i materiali e le utility sono stati particolarmente deboli.

di Redazione Soldionline 16 dic 2015 ore 10:31

A cura di Pictet Asset Management

In novembre i mercati azionari globali hanno registrato un andamento sostanzialmente piatto, in un contesto in cui i timori per un probabile rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti e per lo stato di salute delle economie emergenti sono stati compensati dal costante supporto monetario delle banche centrali nelle altre regioni.

A offrire sostegno ai listini è stata anche la vivace attività di fusioni ed acquisizioni: quest’anno il valore delle operazioni M&A ha superato complessivamente i 5.000 miliardi di dollari a livello mondiale, segnando un nuovo record. In novembre hanno brillato soprattutto l’industria e le tecnologie, mentre i materiali e le utility sono stati particolarmente deboli. In termini di performance da inizio anno, i beni voluttuari e le tecnologie hanno registrato i guadagni più solidi, mentre i settori dell’energia e dei materiali accusano perdite superiori al 10%.

mercato-lenteL’impegno delle autorità cinesi di sostenere l’economia con ulteriori misure di stimolo monetario e fiscale ha sorretto i mercati azionari emergenti, che sono rimasti su livelli superiori di circa il 10% ai minimi di fine agosto. Le valutazioni convenienti offerte da questa asset class sembrano suscitare l’interesse di alcuni investitori. Sul fronte obbligazionario, i mercati si sono mantenuti entro uno stretto intervallo di trading, cedendo l’1% circa in USD a livello globale.

I titoli di Stato europei sono comunque riusciti a guadagnare terreno. I rendimenti delle emissioni a 2 anni tedesche e francesi, già negativi, sono diminuiti ulteriormente quale riflesso della divergenza fra le politiche monetarie di Stati Uniti e Area Euro. Il differenziale di rendimento fra i titoli di Stato a 10 anni statunitensi e tedeschi ha raggiunto i 180 punti base, segnando il massimo in quasi 25 anni. Sul fronte emergente, le piazze obbligazionarie hanno ceduto terreno in quanto il rallentamento cinese, il crescente vigore del dollaro e la prospettiva di un rialzo dei tassi di interesse statunitensi hanno pesato sul debito dei Paesi dipendenti dai finanziamenti esteri.

Sui mercati dei cambi, l’USD si è apprezzato contro un paniere delle principali valute. Anche la sterlina ha perso quota, poiché la Bank of England ha lasciato intendere di voler mantenere i tassi di interesse su livelli più bassi più a lungo. Le aspettative di un ulteriore stimolo monetario da parte della Banca Centrale Europea hanno gravato sulla moneta unica, che ha perso più del 3% contro il dollaro statunitense registrando una delle peggiori performance mensili. L’apprezzamento del biglietto verde ha penalizzato petrolio e altre materie prime, già sotto pressione a causa dei timori per il rallentamento della domanda in Cina, uno dei maggiori importatori. Attualmente i prezzi delle commodity si attestano sui livelli più bassi dalla metà del 2009 (si veda grafico).

I PREZZI DELLE COMMODITY SONO CROLLATI AI LIVELLI PIÙ BASSI DAL 2009
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