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Il futuro del fattore valore sta nel destino dell’economia

La sotto-performance dei titoli “value” rispetto ai titoli “growth”, tema da mesi al centro del dibattito, nelle ultime settimana è diventano ancora di maggiore attualità

di Valter Buffo 19 mag 2020 ore 09:05

Commento di recce-d.com

 

analisi-tecnica-indiceIl grafico che apre questa settimana il nostro contributo aiuta il lettore a ricordare, anche attraverso i numeri, il fenomeno che abbiamo preso in esame da qualche settimana: la sotto-performance dei titoli “value” rispetto ai titoli “growth”, tema da mesi al centro del dibattito tra gli operatori di Borsa, e tema che nelle ultime settimana è diventano ancora di maggiore attualità perché contrariamente a quanto è prescritto dai modelli teorici sottostanti la recessione economica non ha, almeno fino ad oggi, dirottato i flussi di acquisto degli investitori verso i titoli “value”, come fu invece in precedenti episodi di recessione economica, quando fu penalizzato il “growth” in generale ed in particolare la tecnologia, che oggi invece guida e domina  il mercato azionario. La differenza la misurate seguendo l’area di colore arancione, nel grafico qui sotto. I lettori più attenti forse ricordano che Recce’d ha concluso, sette giorni fa, il proprio contributo (Valore e crescita: una sorpresa dal confronto nel lungo termine), scrivendo che l’esame dei dati di lungo termine ci portava a due conclusioni, ovvero la conferma che la teoria che stava alla base della definizione stessa delle due categorie di titoli azionari aveva un fondamento nei dati statistici, e quindi nel comportamento passato di queste due categorie di titoli; e (…) allo stesso tempo che qualcosa, di molto importante, sta cambiando in borsa, e sotto i nostri occhi.

 

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L’intuito ci suggerisce di collegare questa eccezionalità del comportamento dei titoli azionari della categoria “valore” argomento alla eccezionalità che tutti osserviamo quando vengono pubblicati i dati per l’economia globale e per le singole economie del pianeta: anche la settimana scorsa, una serie di dati pubblicati in Europa ed ancora di più negli Stati Uniti è risultata eccezionale, nel senso stretto di questo termine: abbiamo visto variazioni (in negativo) di una ampiezza tale che mai in precedenza si erano presentati, neppure nei momenti più bui della storia economica. Può risiedere in questi dati la spiegazione per la macro-anomalia di Borsa che vi abbiamo documento nelle ultime settimane? C’è chi ha sostenuto proprio questa interpretazione, come potete leggere sotto nel passaggio selezionato per voi.

A general expectation of a U-shaped recovery, in which activity slowly recovers during the summer and picks up towards the end of the year, also depends heavily on a reopening of economies without a second wave of infections. And during global recessions of the past, cheap valuations have not been enough in themselves to trigger a broader recovery trade within the stock market. Investors need to see signs of sustained improvement in the global economy before cheaper stocks can really drive a broader rebound in equities.

Qui si afferma che una valutazione relativa più bassa, e quindi un minore costo relativo, dei titoli azionari della categoria “value” in questo momento non esercita una attrazione sufficiente sugli investitori, a causa del fatto che in questo momento le incertezze sulla ripresa economica a venire sono ancora molto grandi, e soprattutto che queste incertezze oggi sono maggiori, rispetto ai precedenti episodi di recessione economica. Il brano che segue approfondisce questo argomento.

There have been signs of investors nibbling at cheaper sectors that are strongly driven by underlying economic activity, but that may prove a little presumptuous. Citigroup’s team of equity strategists, for example, warns of a much sharper decline in global earnings this year than is implied by current valuations. The risk, therefore, is one of timing. Cheaper sectors of the market can lag a lot more before the current global downturn ends. That leads to another important question: what kind of economy emerges in the next few years and whether corporate earnings — the long-term driver of returns — are fundamentally derailed by the consequences of the current shock. Investors should first make sure their portfolios are positioned to weather a very difficult year ahead before betting too heavily on the strength of an eventual rebound

Il secondo brano si concentra in particolare sul tema degli utili aziendali: non solo pesano forti incertezze sui tempi della ripresa come già scritto in alto, ma sono ancora più ampie le incertezze in materia di utili, visto che oggi risulta pressoché impossibile stimare quanto ampia sarà la discesa degli utili, quanto grande sarà il calo, prima ancora della ripresa. Ed è utile notare, a questo proposito, che proprio la serie di iniziative adottate recentemente dalla Banca Centrale americana, allo scopo di contrastare la recessione e sostenere le attività economiche a fronte della pandemia, viene in qualche caso indicata come un elemento che potrebbe sfavorire una ripresa dei titoli della categoria “value”. Ve lo racconta il testo che segue, ed anche il grafico che poi vedete più in basso.

In this respect, investors are not seeing assurances of a sustained economic recovery from government bond markets. Here, the current message suggests deflation and sluggish economic activity once the pandemic and social restrictions abate. A legacy of massive debt implies lacklustre growth that will keep interest rates bound near zero for longer than many investors and even central bankers currently expect. A sluggish economic recovery distinguished by high levels of unemployment runs the risk of compelling governments toward greater protectionism, and accelerating a retreat from an integrated global economy.

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A giudizio Recce’d questo collegamento tra politica monetaria e comportamento dei settori all’interno della Borsa più grande del mondo merita attenzione, ed un approfondimento: ci aiuterà, nelle prossime settimane, a comprendere se ha senso parlare di “tempi nuovi” ai quali è impossibile applicare le vecchie regole operative, oppure se invece siamo di fronte ad una ri-definizione delle due categorie, crescita e valore.

 

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