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Il bitcoin uscirà vincitore dalla guerra dei dazi tra Cina e USA

La guerra commerciale tra Cina e USA rischia di rivelarsi un vero e proprio evento catalizzatore per il bitcoin e il mercato delle criptovalute. Ecco spiegati i motivi

di Redazione Soldionline 10 lug 2018 ore 10:37

“La guerra commerciale tra Cina e USA rischia di rivelarsi un vero e proprio evento catalizzatore per il bitcoin e il mercato delle criptovalute in generale”. È quanto sostiene Matteo Oddi di Exante.

A sostegno di questa affermazione l’esperto ricorda che “in occasione della svalutazione dello yuan nel 2015 e del voto per la Brexit nel 2016, i periodi di crisi finanziaria e di instabilità economica sono scenari che ben si sposano a performance positive della criptovaluta”.

Di conseguenza, anche un eventuale inasprimento della guerra commerciale potrebbe convincere gli investitori a cercare strumenti di investimento alternativi, come dettagliato nella seguente analisi.

 

La guerra commerciale tra Cina e USA rischia di rivelarsi un vero e proprio evento catalizzatore per il bitcoin e il mercato delle criptovalute in generale.

Il 6 luglio gli Stati Uniti hanno imposto nuovi dazi del valore 34 miliardi di dollari a 818 prodotti importati dalla Cina. Pechino ha risposto prontamente il giorno stesso, dando il via libera a dazi del 25% su 545 prodotti, sempre totalizzando 34 miliardi di dollari. A questo si aggiunge che il presidente americano Donald Trump ha già minacciato di imporre tariffe aggiuntive per altri 500 miliardi di dollari se la Cina dovesse rispondere (come in effetti è già accaduto) alle misure iniziali firmate da Washington.

Quello cinese comunque non è l’unico fronte aperto: l’India ha già reagito ai dazi di Trump su acciaio e alluminio ripagandolo con la stessa moneta, Mosca ha fatto entrare in vigore tasse tra il 25% e il 40% del valore su alcune merci made in Usa “per le quali in Russia vengono creati dei beni analoghi”, mentre l’Unione europea, come dice il ministro francese delle Finanze Bruno Le Maire, fa sapere che reagirà “in maniera collettiva e con fermezza”, se attaccata.

 

bitcoin_7Eppure in mezzo a questo botta e risposta internazionale a colpi di dogane è possibile individuare un attore, e in generale un comparto che risente fortemente della sua prestazione, a uscirne rafforzato: il bitcoin.

In effetti, come già notato in occasione della svalutazione dello yuan nel 2015 e del voto per la Brexit nel 2016, i periodi di crisi finanziaria e di instabilità economica sono scenari che ben si sposano a performance positive della criptovaluta.

L’escalation delle tensioni, il fallimento delle negoziazioni bilaterali e l’inasprimento della guerra commerciale potrebbe quindi riproporci scenari simili e convincere molti investitori a guardarsi intorno alla ricerca di strumenti capaci di preservare il loro capitale.

 

“Una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe portare la Cina a rifiutare il dollaro statunitense, danneggiando a sua volta la posizione del biglietto verde come valuta globale. Questa è una notizia molto positiva per le criptovalute”, sostiene Alexey Kirienko di Exante.

 

Il bitcoin in particolare è stato indicato più volte come una papabile alternativa digitale a riserve di valore tradizionali, come i metalli preziosi, nonostante la volatilità tipica delle criptovalute, in parte a causa della sua natura deflattiva e del tetto massimo di circolante: possono essere emessi solo 21 milioni di BTC; senza contare che l’80% di essi è già stato estratto e circa il 25% è andato perduto in via permanente, secondo il Wall Street Journal.

Inoltre conservare e spostare grandi quantità di bitcoin sono operazioni nettamente più facili ed economiche rispetto a quanto avviene con l’oro. La scorsa settimana una cosiddetta balena (soprannome utilizzato per i grandi detentori di bitcoin) ha trasferito ben 48,5 mila BTC (circa 290 milioni dollari) pagando una commissione di soli 2 dollari.

 

Questo eventuale scenario di diversificazione e copertura del rischio diffusa attraverso il bitcoin è un test particolarmente interessante per la criptovaluta, tenuto presente che il dollaro statunitense si sta avvicinando alla fine del ciclo di vita medio di una valuta di riserva (95 anni, dati di Casey Research). Forse il mondo avrà modo di vedere in azione il bitcoin sotto quelle vesti, anche solo per un periodo limitato di tempo, e magari prendere in considerazione l’idea che la prossima valuta di riserva globale possa essere rappresentata attraverso una stringa di codice informatico e non una banconota.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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