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I tre motivi che spiegano il rally di inizio 2019

In questo primo scorcio d’anno mercati azionari, obbligazionari governativi, corporale, high yield, emergenti e periferici europei, hanno conseguito tutti performance positive e in alcuni casi di entità tale da cancellare il passivo registrato l’anno scorso

di Redazione Soldionline 4 apr 2019 ore 10:31

Il primo trimestre del 2019 è stato caratterizzato da un rialzo generalizzato delle principali asset class finanziarie.
Giordano Beani, Head of Multi-Asset Fund Solutions Italy di Amundi SGR, ha segnalato che in questo primo scorcio d’anno mercati azionari, obbligazionari governativi, corporale, high yield, emergenti e periferici europei, hanno conseguito tutti performance positive e in alcuni casi di entità tale da cancellare il passivo registrato l’anno scorso.
Quali sono state le ragioni che hanno contribuito a questa inversione di rotta? Giordano Beani ne ha segnalate tre.

 

  1. trend-positivoIn primo luogo, buona parte del merito è da ascrivere al mutato atteggiamento delle principali Banche Centrali mondiali, con in testa la Federal Reserve, la quale è passata da un atteggiamento restrittivo quasi non curante dei segnali che i mercati avevano inviato soprattutto nell’ultimo trimestre dello scorso anno, ad un atteggiamento estremamente accomodante, segnalando una pausa nel ciclo dei rialzi dei tassi fino a fine 2019, in assenza beninteso di mutamenti delle tendenze macroeconomiche e delle dinamiche dell’inflazione in atto, oltre allo stop nella restrizione del proprio bilancio a partire da settembre. Anche la BCE è tornata ad essere estremamente accomodante spostando ogni ipotesi di rialzo dei tassi ufficiali almeno fino a fine 2019, annunciando nuovi programmi di sostegno al sistema bancario attraverso nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO) e indicando proprio settimana scorsa che sono allo studio misure per lenire gli effetti perniciosi dei tassi di interesse negativi sul sistema bancario dell’Eurozona. Infine, passando ad oriente, la Banca Popolare cinese è tornata ad essere anch’essa estremamente proattiva nel cercare di contrastare gli effetti di rallentamento sulla seconda economia globale delle guerre tariffarie con gli Stati Uniti ormai in corso da un anno.
  2. In secondo luogo, proprio in tema di dispute commerciali, i mercati finanziari hanno accolto con favore l’inizio delle trattative tra Stati Uniti e Cina, contestualmente al rinvio dell’inasprimento tariffario minacciato dagli Stati Uniti che avrebbe dovuto aver luogo a inizio marzo. Le notizie più recenti sul tema sono della fine di settimana scorsa, con un nuovo round di negoziati in Cina giovedì e venerdì, che proseguiranno a Washington questa settimana, che sembra confermare i buoni progressi in atto, anche se non è stata ancora annunciata una data finale per la sigla dell’eventuale accordo.
  3. In terzo luogo, i mercati azionari avevano raggiunto valutazioni a fine dicembre molto compresse sia in valore assoluto sia in termini relativi rispetto ai rendimenti obbligazionari, con il cosiddetto “premio per il rischio” (risk premium), vale a dire la differenza tra il rendimento atteso sulle azioni ed il rendimento delle obbligazioni, risalito quasi al 5%, livello massimo da inizio 2016 e più che doppio rispetto a quello medio degli ultimi 20 anni.

In conclusione, quindi, trimestre di gran sollievo per investitori finali ed operatori del settore, ma non possiamo non segnalare che una serie di questioni soprattutto geopolitiche rimangono ancora aperte, in primis la questione Brexit che appare sempre più ingarbugliata dopo la terza bocciatura del piano May settimana scorsa e all’approssimarsi del 12 aprile, data di estensione concessa dalla UE, ma anche la questione delle dispute commerciali sino-americane, che sebbene come detto sembri avviarsi a buona conclusione, non è ancora del tutto assicurata. Inoltre, i mercati si presentano ad inizio secondo trimestre con un comportamento dicotomico. I mercati obbligazionari, infatti, sembrano segnalare il pericolo imminente di una recessione con rendimenti in Area Euro di nuovo negativi anche sulle scadenze lunghe e l’inversione della curva dei rendimenti negli Stati Uniti. I mercati azionari, invece, appaiono ben sostenuti, nonostante i consistenti rialzi già ottenuti, nella speranza che le Banche Centrali e gli “spiriti animali” dell’economia riescano a pilotare l’atterraggio morbido di questa fase di rallentamento e la ripartenza delle economie nella seconda parte dell’anno. Chi esattamente sia non lo sappiamo, ma di certo una delle due parti si sbaglia, e noi, da sempre fedeli seguaci dell’azionario, sappiamo bene per chi fare il tifo.

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