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I tre fattori di rischio del secondo semestre 2019

Con una banca centrale americana pronta a intervenire i mercati si sono tranquillizzati benché siano privi di grandi tendenze dopo il forte rally del primo semestre. Che cosa potrebbe modificare questo equilibrio?

di Redazione Soldionline 16 lug 2019 ore 11:20

La prima metà del 2019 si è conclusa con un consistente rally dei principali listini internazionali, aiutati anche dalle politiche espansive delle maggiori banche centrali.
“Con una banca centrale americana pronta a intervenire i mercati si sono tranquillizzati benché siano privi di grandi tendenze dopo il forte rally del primo semestre”, ha evidenziato Olivier De Berranger, Chief Investment Officer di La Financière de l’Echiquier.
“Che cosa potrebbe quindi modificare questo equilibrio, in un modo o nell’altro?”, si è domandato l’esperto, che ha evidenziato tre possibili rischi per i mercati nella seconda parte del 2019. Eccoli analizzati nel dettaglio nell’analisi seguente.

 

fed_14La solidità dei dati riportati nell’ultima relazione sull’occupazione statunitense aveva fatto nascere un dubbio, immediatamente fugato dal presidente della Fed, Jerome Powell, durante le sue audizioni al Congresso. La banca centrale statunitense taglierà i tassi, probabilmente dello 0,25%, in occasione della sua riunione del 31 luglio. Il discorso estremamente cauto di J. Powell riferito al contesto economico e le sue rassicurazioni sul fatto che la Fed agirà “in modo appropriato” hanno dissipato ogni incertezza suscitata da alcuni dati recenti rivelatisi superiori alle attese. Con una banca centrale americana pronta a intervenire i mercati si sono tranquillizzati benché siano privi di grandi tendenze dopo il forte rally del primo semestre. Che cosa potrebbe quindi modificare questo equilibrio, in un modo o nell’altro?

  • La politica monetaria. Se una riduzione dei tassi da parte della Fed a luglio è data quasi per scontata, il passo successivo non lo è altrettanto.  Gli investitori continuano ad anticipare fino a tre tagli nel 2019, che si rivelano piuttosto distanti dallo scenario della banca centrale. Inoltre, la Fed non ha mai tagliato i tassi tre volte di seguito in sei mesi, tranne durante un episodio di recessione conclamata, lungi dall’essere oggi in atto negli Stati Uniti. È quindi probabile un ridimensionamento delle aspettative di mercato, con conseguente aumento dell’avversione al rischio. In Europa, invece, la politica monetaria potrebbe generare una piacevole sorpresa. Nonostante un discorso altrettanto chiaro di quello della Fed, le prossime mosse della BCE (abbassamento del tasso sui depositi, ripresa degli acquisti e misure compensative per le banche) non sono altrettanto scontate nei prezzi. La loro effettiva attuazione potrebbe quindi consentire ai mercati di raggiungere nuovi record.

 

  • I risultati aziendali. Mentre si sta per aprire la stagione dei risultati per il secondo trimestre, l’attenzione degli investitori è focalizzata sia sui dati riportati dalle aziende, sia sul tono dei discorsi e sul livello degli obiettivi. Alcuni segmenti del listino registrano valorizzazioni elevate, come i grandi titoli difensivi e i titoli a media capitalizzazione di crescita. Le delusioni potranno costare caro. Mentre i dati macroeconomici continuano a non brillare, una percentuale troppo elevata di risultati insoddisfacenti potrebbe intaccare la fiducia degli investitori che, nel breve termine, non troverebbero più sufficienti rassicurazioni negli interventi promessi dalle banche centrali. D’altro canto, le sorprese positive riferite ai segmenti più ciclici del listino, il cui rimbalzo è stato inferiore dall’inizio dell’anno, dovrebbero dare un secondo impulso al trend rialzista.

 

  • La politica. Dopo la tregua nelle relazioni tra Usa e Cina all’indomani del G20, e mentre un accordo unilaterale e definitivo non sembra ancora credibile, è lecito temere qualche brutta sorpresa. In campo commerciale gli Stati Uniti continuano ad attaccare a tutto spiano. Il Dipartimento del Commercio sta per aprire un’indagine in risposta alla “tassa GAFA” francese mentre Donald Trump se la prende con la politica doganale dell’India. Il tema della Brexit farà nuovamente capolino in autunno e la probabile nomina di Boris Johnson, quale successore di Theresa May, alimenta il rischio di un “no-deal“. Infine, continuano a moltiplicarsi le tensioni in Medio Oriente, in particolare con l’Iran, tra la ripresa del programma nucleare di Teheran e le crescenti tensioni sulle petroliere nello stretto di Ormuz. Un grave conflitto nella zona comprometterebbe sicuramente la fiducia nei mercati.

 
In vista dell’inizio della pausa estiva le banche centrali continuano a essere il più possibile rassicuranti, per gli investitori non mancano di certo le aree di attenzione

 

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