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I bei tempi che non ritornano per i titoli value

Dal comportamento dei titoli value e growth si può ricavare qualche informazione per comprendere ciò che sta accadendo e soprattutto ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane

di Valter Buffo 5 mag 2020 ore 09:12

Commento di recce-d.com


analisi-tecnica-tempoLa settimana scorsa, nel nostro intervento, abbiamo portato alla vostra attenzione il comportamento delle due categorie più note di titoli azionari (value e growth) documentandovi quale è stato il loro comportamento nella fase iniziale della crisi finanziaria in atto, e quindi nella prima parte del 2020. La scelta di Recce’d su questo tema, che solo a prima vista potrebbe risultare “tecnico” e quindi lontano dalla nostra quotidiana realtà di investitori, è che anche dal comportamento di queste due macro-categorie si può ricavare qualche informazione, molto utile, per comprendere ciò che sta accadendo e soprattutto ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane. Ciò che vi abbiamo descritto e raccontato sette giorni fa ci ha permesso di fare del tutto a meno di citazioni, ma questa settimana ci pare invece opportuno riportare a voi lettori alcuni dei più significativi commenti apparsi proprio negli ultimi giorni sui media finanziari più importanti del Mondo, a proposito del tema da noi prescelto. Il brano che segue fa riferimento al grafico qui sotto.

 

value-continues-to-lag-growth

Value has not outperformed growth since the bull market high on Feb. 19. You might not think that particularly noteworthy; value has been lagging growth for much of the last decade. What’s another couple of months? In fact, it’s significant: One of the strongest arguments from the value-over-growth camp had been that value would finally have its day during a bear market. It hasn’t worked out that way so far. Value has lagged growth since the bull market high on Feb. 19, as you can see from the chart below. By “value,” I am referring to the investing strategy that favors stocks trading for low ratios of price/book value, price/earnings, and price/sales, among other similar measures. Growth-stock investing, in contrast, favors stocks that are trading for high such ratios. From 1927 through 2019, according to data from Dartmouth professor Ken French, the 20% of stocks closest to the value end of the spectrum outperformed the growth-stock quintile by an annualized average of 3.5 percentage points.

 

Come andiamo dicendo da ormai più di due mesi, (Azioni value e growth Usa: il giocattolo si è rotto?), qualche cosa si muove, al di sotto dei titoli di prima pagina, della paura per il COVID-19, degli interventi di emergenza delle Banche Centrali: qualche cosa che non è stato spiegato, e che non tutti gli investitori hanno afferrato in pieno. Il brano che avete appena letto mette (ulteriormente) in evidenza il contrasto tra, da un lato, l’evidenza statistica che Fama, French ed altri studiosi notissimi hanno riscontrato e, dall’altro lato, la macroscopica divergenza tra l’andamento dei titoli azionari che fanno parte dei due gruppi. Il brano qui sopra sottolinea il fatto (documentato anche dal grafico più in alto) che la crisi innescata dal COVID-19 ha fornito a noi investitori un test prezioso, si potrebbe dire ideale, delle teorie alla base della distinzione tra “titoli azionari value” e “titoli azionari growth”, e purtroppo per chi segue questo tipo di strategie di investimento il test è fallito. A differenza di ciò che accadde ad esempio quando ci fu lo scoppio della bolla finanziaria “dot.com” negli anni 2000 e 2001.

 

The implication of their line of reasoning was that, when a recession did finally occur, growth stocks would come crashing down, and value stocks would reassert their historical dominance. This is precisely what happened following the bursting of the internet bubble, for example, which took place following a decade in which value had lagged growth: Many of the companies that led the market higher in the 1990s were those with few assets and no earnings. In the first month following the bursting of that bubble, value reasserted itself with a vengeance — outperforming growth by more than 13 percentage points. The contrast with value’s performance over the last six weeks is stark.

 

Il grafico che segue documenta questo stato di cose: potete vedere infatti che la bolla del “dot.com” nel 1999 e 2000 portò ai livelli minimi storici la forza relativa dei titoli “value” rispetto a quelli “growth”, e negli anni successivi questa forza rimase elevata e raggiunse poi nuovi massimi nel 2008. Poi, arrivò la Grande Crisi Finanziaria 2007-2009, e qui le cose iniziarono a cambiare. Come vedete dal grafico, questa seconda grave crisi NON provocò un ulteriore indebolimento dei titoli “growth”, che al contrario proprio da allora iniziarono a riprendere quota, anche in termini relativi contro i titoli del gruppo “value”. Eccoci dunque alle conclusioni del nostro lavoro, almeno per questa settimana: dal comportamento di queste due categorie di titoli azionari, comprendiamo subito che nel funzionamento mercato di Borsa (negli Stati Uniti, ma vedremmo lo stesso anche in Europa) le cose sono cambiate rispetto ai decenni che hanno preceduto la Grande Crisi Finanziaria, e questo obbliga sia noi sia voi a rivedere il nostro modo di ragionare, di analizzare i mercati, e di reagire anche alle crisi finanziarie, come quella in atto. La settimana prossima, allargando il nostro orizzonte temporale, vedremo di capirne ancora qualche cosa di più, e magari di ricavarne anche qualche indicazione pratica sul da farsi.

 

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