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Una costante a Wall Street: l’Hindenburg Omen

Ci sono alcuni indicatori che hanno la fama di poter prevedere con un certo grado di accuratezza la possibilità di un sensibile ribasso del mercato azionario. Come l’Hindenburg Omen

di Gaetano Evangelista 14 set 2018 ore 14:04

Ci sono alcuni indicatori, in senso lato, che hanno la fama di poter prevedere con un certo grado di accuratezza la possibilità di un sensibile ribasso del mercato azionario. Uno di questo è appunto l’Hindenburg Omen, indicatore strutturato la cui paternità è piuttosto incerta: alcuni parlano di Norman Fosback, altri di Ian McAvity, altri citano Kennedy Gammage e altri ancora attribuiscono la scoperta a tal Jim Nieska. Trattansi di analisti tecnici vissuti ed operanti perlopiù negli anni ’70.

 

wall-street-a-new-york-cityA noi interessa in particolar modo fissare il set di regole alla base di questo indicatore. Ed in effetti già va riconosciuto che l’Hindenburg Omen ha subito negli anni una certa evoluzione. La sua natura “Open Source” ha fatto sì che lo stesso sia stato integrato e modificato negli anni per meglio descrivere le condizioni che precedono un marcato ribasso del mercato, addirittura un crollo. Sovente infatti i crolli di Wall Street sono stati preceduti da uno o più Hindenburg Omen, sebbene ovviamente non tutti gli Hindenburg Omen hanno preceduto crolli e tantomeno ribassi di una certa consistenza.

 

Alla base di questo indicatore c’è il concetto di ampiezza di mercato, ovvero il livello di partecipazione delle azioni di un listino al rialzo o al ribasso imperante: in un bull market, è normale assistere ad un’espansione del numero di azioni sui massimi annuali, e al contempo ad una contrazione dei nuovi minimi annuali, mentre in un bear market accadrà il contrario: dilagherà il numero di azioni sui minimi annuali, sarà risicato il numero di azioni sui massimi annuali. E’ difficile che avvengano entrambe le condizioni: elevati nuovi massimi e al contempo elevati nuovi minimi. Quando ciò avviene, siamo di fronte ad una tensione sottostante, che di solito precede il cattivo tempo.

 

  • La prima condizione è che vi sia un numero talmente elevato di nuovi massimi e di nuovi minimi sul Nyse che il minore dei due dati sia superiore al 2.2% delle azioni quotate a Wall Street. Ma non basta, altrimenti avremmo un’infinità di situazioni potenzialmente rivelatrici di un imminente ribasso.
  • La seconda condizione è che il trend del mercato sia crescente: questa condizione viene soddisfatta dalla prescrizione di una media a 10 settimane del Nyse Composite Index in crescita rispetto al dato della settimana precedente.
  • La terza condizione è che il McClellan Oscillator sia negativo. Questo indicatore è basato sul numero di azioni in rialzo e sul numero di azioni in ribasso in una singola seduta.
  • La quarta condizione è che i nuovi massimi annuali non siano più del doppio rispetto ai nuovi minimi annuali.

 

Una volta ottenuta la contestualità delle quattro condizioni, abbiamo per l’appunto un Hindenburg Omen. Secondo gli analisti tecnici, affinché siano elevate le probabilità di ribasso, si devono sperimentare due o più Hindenburg Omen a distanza ravvicinata di tempo, vale a dire in un arco di 36 giorni dal primo segnale formalizzato. Il ribasso conseguentemente si può materializzare già dal giorno successivo, o al più tardi entro e non oltre quattro mesi dal setup pienamente formalizzato (due o più Hindenburg Omen nell’arco di 36 sedute). Non necessariamente il crash di mercato risulta lo scenario più probabile: talvolta i ribassi sono misurati.

 

wall-street-hindenburg-omen-1999-2018

 

Si torna a parlare dell’Hindenburg Omen a causa dell’autentica proliferazione registrata nelle ultime sedute: addirittura in 6 delle ultime 8 sedute, e in 8 delle ultime 23 sedute. Il moltiplicarsi delle circostanze non implica necessariamente una esasperazione della probabilità di ribassi, ma il fenomeno è degno di nota e impone una riflessione storica.

La figura in alto propone un contatore di casistica nell’arco di cinque settimane. Prima d’ora, dal 1987 in poi una sequenza di almeno 8 Hindenburg Omen nell’arco di 25 sedute è stata registrata altre cinque volte: in due tre casi eravamo alla vigilia dei massimi del 2000 e del 2007, nei residui tre casi eravamo alla vigilia di fastidiose quanto sbrigative correzioni di mercato.

Certo, la casistica riscontrata è troppo contenuta per pervenire a conclusioni definitive statisticamente rilevanti. Ma il dato in sé fa riflettere

 

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