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Yanis Varoufakis e la Grecia senza illusioni

Secondo l'ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis le politiche di austerità che il governo Tsipras sta promulgando non salveranno la Grecia. A meno di un piano “parallelo”...

di Marco Delugan 7 ott 2015 ore 10:11

Il 20 settembre scorso la coalizione guidata da Alexis Tsipras ha vinto le elezioni politiche. E quasi nulla è cambiato: stessi voti, stessa maggioranza, stessi ministri. Ma basta guardare appena sotto la superficie per vedere come in realtà sia cambiato quasi tutto. Mentre il primo governo Tsipras aveva ottenuto la fiducia del popolo con un programma che puntava alla eliminazione delle politiche di austerità che stavano affossando l'economia greca, il secondo mandato vincola Tsipras alla realizzazione di misure di austerità anche peggiori delle precedenti. Ne ha parlato Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze greco, in un articolo apparso su Project Syndicate il 5 ottobre 2015. Secondo Varoufakis, il nuovo piano di salvataggio e le politiche di austerità ad esso legate non potranno aiutare la Grecia ad uscire dalla crisi economica, ma il governo ha ancora una carta importante da giocare. Difficile.

“Il più costoso rimpasto di governo della storia greca.” Un modo per descrivere il risultato delle elezioni politiche del 20 settembre. In verità, e con poche eccezioni, gli stessi ministri sono tornati agli stessi uffici come parte di una amministrazione sostenuta degli stessi due partiti (Syriza e Greci Indipendenti), che ha ricevuto solo pochi voti in meno rispetto alle elezioni precedenti.

Ma la continuità è solo apparente. Mentre la percentuale di voti a sostegno del governo è quasi invariata, 1,6 milioni dei 6,1 che hanno votato al referendum del 5 luglio sulla continuazione del piano di salvataggio e delle misure di austerità, non si sono ripresentati alle urne. La perdita di così tanti votanti in poco più di due mesi riflette un profondo cambiamento dello stato d'animo degli elettori, trasformatisi da appassionati a depressi.

Il cambiamento riflette il mandato che il Primo Ministro Alexis Tsipras ha chiesto e ottenuto. Lo scorso Gennaio, abbiamo chiesto agli elettori di sostenerci nello sforzo di porre fine al piano di salvataggio che aveva portato la Grecia in un buco nero di recessione e fungeva da modello per le politiche di austerità in tutta Europa. Il governo uscito dalle elezioni del 20 settembre ha il mandato opposto: realizzare un programma di salvataggio “estendi e pretendi”, in una delle sue peggiori varianti di sempre.

La nuova amministrazione Tsipras lo sa. Tsipras capisce bene che il suo governo sta pattinando sul ghiaccio sottile di un programma fiscale che non può avere successo, e di un programma di riforme che i suoi stessi ministri detestano. E mentre la maggior parte degli elettori preferisce saggiamente che siano lui e il suo governo, e non l'opposizione conservatrice, ad attuare un programma che la maggior parte dei greci non vuole, la realtà delle nuove politiche di austerità metterà a dura prova la pazienza del paese.

Il governo Tsipras è impegnato a promulgare una lunga lista di misure recessive. Tre di queste evidenziano la valanga fiscale che attende la grecia. Più di 600mila agricoltori dovranno pagare imposte arretrate addizionali per il 2014 e pagare in anticipo più del 50% delle tasse stimate per il prossimo anno. Circa 700mila piccole aziende (inclusi lavoratori a basso reddito obbligati a lavorare come fornitori privati di servizi) devono pagare in anticipo il 100% (sì, avete letto bene) delle tasse previste per il prossimo anno. E a partire dal prossimo anno ogni commerciante dovrà pagare una “turnover tax” (simile all'IVA, con la differenza che si applica anche sui beni intermedi e sui beni capitali) del 26% dal primo euro guadagnato in poi, pur essendo già tenuto a pagare nel 2016 il 75% delle tasse previste per il 2017.

Oltre a questi “ridicoli” aumenti delle tasse (che comprendono anche un sostanziale aumento delle imposte sulle vendite), il governo Tsipras ha accettato tagli alle pensioni e pesanti vendite di beni pubblici. Anche i greci più riformisti esitano di fronte all'ordine del giorno imposto dalla "troika". (Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea).

Tsipras sta tentando di alzare due barriere di difesa contro il prossimo tsunami di dolore (e quindi ridurre al minimo il malcontento popolare). La prima linea è quello di far pressione sulla troika perché mantenga la promessa di avviare negoziati di alleggerimento del debito una volta che la sua agenda recessiva sia stata pienamente attuata. La seconda linea di difesa si basa sulla promessa di una linea politica "parallelo" volto a migliorare gli effetti peggiori del programma della troika. Ma sono entrambe cose difficili, nella migliore delle ipotesi, data la dura realtà della situazione economica greca.

Ho qualche dubbio che il governo greco possa ottenere una qualche riduzione del debito. Un debito che non può essere pagato è, in un modo o nell'altro, un “haircut”. Ma i creditori della Grecia hanno già avuto due “haircut”, la prima volta nella primavera del 2012, e una seconda nel dicembre dello stesso anno. Purtroppo, questi due tagli del debito, sebbene sostanziali, sono stati troppo piccoli, troppo tardivi, e troppo tossici in termini di parametri finanziari e legali.

La questione che dovrà fronteggiare il governo Tsipras è quindi se il prossimo taglio del debito sarà più terapeutico dei precedenti. Per aiutare l'economia greca a guarire, la riduzione del debito deve essere sia consistente e sia una leva per eliminare la maggior parte delle nuove misure di austerità che, per quello che sono, si limitano a garantire solo un altro giro del ciclo debito-deflazione. Più precisamente, la riduzione del debito deve essere accompagnata da una riduzione dell'obiettivo per l'avanzo primario a medio termine, dall'attuale 3,5% del PIL a non più del 1,5%. Nient'altro può consentire l'economia greca per recuperare.

E' politicamente possibile una cosa di questo tipo? Un indizio è emerso di recente in un articolo del Financial Times in cui Klaus Regling, capo del fondo di salvataggio europeo, il meccanismo europeo di stabilità (ESM), che ripete il mantra della troika secondo cui la Grecia non ha bisogno di un alleggerimento sostanziale del debito. Regling non è un giocatore importante da solo, ma non parla mai a sproposito e non contraddice mai la BCE e il governo tedesco.

D'altro canto, c'è il Fondo Monetario Internazionale che continua a dire a chiunque voglia ascoltare che che la Grecia ha bisogno di un taglio di circa un terzo del debito, che vuol dire 100 miliardi di euro. Ma se il recente passato può essere una guida per il futuro, non sarà la visione del FMI ad avere la meglio.

Questo lascia a Tsipras solo la seconda linea di difesa: il programma "parallelo". Dimostrare cioè agli elettori che il governo può combinare la capitolazione alle richieste della troika con una propria agenda di riforme che comprenda una maggiore efficienza del settore pubblico e un attacco all'oligarchia con misure che possano liberare risorse da utilizzare allo scopo di diminuire l'impatto dell'austerità sulla parte più debole della popolazione greca.

Si tratta di un progetto importante. Se il governo riuscisse a realizzarlo, potrebbe cambiare i giochi.

Per avere successo, tuttavia, il governo dovrà uccidere due draghi in una volta sola: l'incompetenza della pubblica amministrazione greca e l'intraprendenza inesauribile di un'oligarchia che sa difendersi - anche attraverso alleanze forti con la stessa troika.

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