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Grecia: forse ci siamo?

Da settimane vi scriviamo che la Grecia ha già deciso: lo scontro aperto costa più agli altri che alla Grecia, Tsipras lo sa e per questo ha già vinto

di Redazione Soldionline 25 mag 2015 ore 09:09

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.    Grecia: forse ci siamo?
  I fatti li avrete già letti, ma riassumiamoli così: Interior Minister Nikos Voutsis told privately owned television station Mega that Greece is scheduled to repay EUR1.6 billion ($1.76 billion) to the IMF between June 5-19, but the payments cannot be met. “This money will not be given,” he said. “It does not exist.”
grecia6_1Da settimane vi scriviamo che la Grecia ha già deciso: lo scontro aperto costa più agli altri che alla Grecia, Tsipras lo sa e per questo ha già vinto. Comunque vada, creerà un precedente. C’è grande curiosità per vedere come reagirà l’euro.
2.    Asia: sarà la settimana del Giappone.  Parte con un dato negativo la settimana dei dati giapponesi: è negativo il saldo della bilancia commerciale, che dopo 38 mesi di saldo negativo era tornata in pari il mese scorso. In settimana vedremo i dati per le vendite al dettaglio, l’inflazione e la produzione industriale. Stamattina yen si avvicina a 122 grazie alla forza del dollaro USA (1,1000 contro euro), e il Nikkei sale (+0,6%) ma la situazione rimane tesa: mercoledì scorso la correlazione tra Nikkei e obbligazioni giapponesi (JGB) ha toccato il dato più basso dal 1992 (negativo per 0,33), e molti ricordano che l’ultima volta in cui si registrò una discesa sotto zero di questo dato la Borsa entrò in una fase di discesa che durò ben quattro mesi  [importante per: equity ed obbligazioni (Giappone)].
3.   Federal Reserve ed inflazione. Oggi i mercati USA sono chiusi per festività. Dopo lo shock del dato per le vendite al dettaglio di mercoledì 13, il secondo shock di maggio è il dato di venerdì scorso per il “core” CPI (grafico sotto), in rialzo dello 0,3% nel mese; il Treasury decennale ha chiuso in calo (di prezzo) per la quinta settimana consecutiva, e da tempo oscilla intorno al 2,25% di rendimento, sopra il rendimento di fine 2014 (soglia che se venisse rotta ci porterebbe rapidamente sopra il 2,50%). La tensione è elevata, anche per i (più volte segnalati da Recce’d, oltre che dai vertici della Fed, di JP Morgan e altre Istituzioni) problemi di liquidità del mercato obbligazionario, oltre che per il fatto che Yellen ha confermato venerdì che la decisione di alzare il tasso ufficiale è già stata presa, nonostante il rallentamento dell’economia [importante per: valuta ed obbligazioni(USA)].

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L'OPERATIVITA'

Equity: dove va la Borsa di New York? Resteremo anche questa settimana sulle Borse, che a nostro parere oggi sono il punto più fragile (weak spot) del mercato finanziario internazionale. Abbiamo analizzato con dettaglio, tutti e cinque i giorni della settimana scorsa, le Borse in Eurozona, chiarendo così quale è oggi la nostra posizione operativa nei portafogli modello di Recce’d. Questa settimana lavoreremo sulla Borsa di New York, che non è solo la più grande del mondo ma che è anche quella che dà la direzione alle Borse del Vecchio Continente: Milano o Francoforte non potranno conservare i guadagni messi a segno tra gennaio ed oggi, se in estate la Borsa di New York dovesse scendere del 10%. Indispensabile quindi guaradre con attenzione alla stagione delle trimestrali che si è chiusa proprio venerdì scorso: tiramo le somme. La sorpresa maggiore è stata la tenuta degli utili, che nel primo trimestre risultano invariati contro un calo rpevisto del 4%: questo fattore, insieme alla discesa del cambio del dollaro, ha contribuito a sostenere la Borsa di New York in aprile e maggio. Molto peggiore il dato per i fatturati, in discesa del 2,9%. La componente cambio è stata segnalata da molte Società come la più volatile: nel grafico sotto, i dati delle 12 Socioetà del Dow Jones che riportano dati disaggregati tra USA ed Europa.  Domani vedremo come potrebbe pesare, questa componente, sui dati del secondo trimestre 2015.

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L'ANALISI
Sembra tanto di rivedere il 2011.  Per la terza settimana, facciamo in questa sezione un paragone con il passato: prima con il 2014, poi con il 2013, e questa settimana con il 2011. Su che cosa è fondato il paragone? Questa settimana faremo riferimento ai dati per l’economia degli Stati Uniti: la ragione è che, come tutti sanno, senza ripresa negli USA non ci sarà ripresa in Europa, e senza il rialzo della Borsa USA è ingenuo sperare che la Borsa di Milano oppure la Borsa di Francoforte possano anche solo conservare, a fine anno, i guadagni dei primi mesi del 2015. Partiremo dai verbali pubblicati lo scorso mercoledì dal Board della Fed, con due citazioni

- Furthermore, a pattern observed in previous years of the current expansion was that the first quarter of the year tended to have weaker seasonally adjusted readings on economicgrowth than did the subsequent quarters. This tendency supported the expectation that economic growth would return to a moderate pace over the rest of this year.

- Participants also pointed to other reasons for anticipating that the weakness seen in the first quarter would not endure. A number of the fundamental factors that drive consumer spending remained favorable, among them low interest rates, high consumer confidence, and rising household real income. In addition, business contacts in several parts of the country continued to be optimistic and expected sales, investment, and hiring to expand over the rest of the year.


Prendiamo la Fed alla lettera: qui un documento ufficiale ci dice che le speranze di vedere una crescita più elevate nei prossimi mesi sono legate a quattro fattori, e precisamente la stagionalità, i bassi tassi di interesse, la fiducia dei consumatori e l’inflazione bassa. Ecco dunque che, per orientare al meglio le nostre scelte di portafoglio, ci conviene di farci subito una chiara idea su ciò che è lecito attendersi da questi quattro fattori: ed è ciò che faremo da oggi a venerdì prossimo.

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