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Grande confusione internazionale, sia in politica che in economia

Nonostante i cali dei giorni scorsi, Piazza Affari ha ancora titoli di grande valore. Prima o poi anche la piazza milanese si stabilizzerà. E forse stanno già spuntando buone premesse per un rafforzamento dell’italico Pil.

di Redazione Soldionline 5 giu 2017 ore 10:38

Tutti sappiamo dei disaccordi politici su Parigi, di un attentato Isis ogni 15 giorni e della relativa psicosi creatasi (Torino), dei test balistici nord-coreani e dei nuovi subbugli nel mondo arabo (contro il Qatar). Ma che fare? Solo sperare in una normalizzazione, che tuttavia pare ben lontana dal materializzarsi. E l’Italia, dal punto di vista economico sembra soffrirne più di altri grandi Paesi.

COME ANDIAMO A PIAZZA AFFARI?

Ce lo spiega il diagramma del nostro sito (ultimi tre mesi):

ftse-mib-grafico

Mentre in Usa (ancora effetto-Trump?) i listini hanno tutti ritoccato i massimi storici (e la Germania sta loro a ruota), negli ultimi giorni la linea dei prezzi, quella più increspata, ha scelto un andamento ribassista. Ciò, in parte, è dovuto all’incertezza politica che, tanto per cambiare, è sempre confusa, e quella bancaria ancor peggio.

UN TITOLO CHE STA CAMMINANDO BENE

L’italiana Recordati, la cui fondazione risale al 1926, si occupa di farmaceutica, ha circa 4.000 dipendenti e promuove ricerca, sviluppo, produzione e vendita dei suoi prodotti sui mercati internazionali. Pur avendo sede principale a Milano, conta su settori attivi in Ue e in altri paesi, dalla Russia ad altre nazioni dell’est europeo, senza dimenticare la penetrazione commerciale negli Stati Uniti e nel Sudamerica.

Immette sul mercato farmaci innovativi in vari settori medicali, con una particolare attenzione alle malattie rare. Il grafico di Soldionline, con le brave medie mobili a 5 e 20 giorni:

immagine-2_4

Com’è facile notare, la tendenza al rialzo è nettissima e le prospettive sono altrettanto buone. Qualche numero fondamentalista, tratto dal nostro sito:

tabella_3

  • Market Cap:7.851.323.955
  • P/E [2016]:33,071
  • Dividendo:0,35
  • Dividend Yield: 0,92 %
  • EPS [2016]:1,135
  • Settore:SERV: distribuzione
  • Min - Max 52 set:26,100 - 38,000
  • Performance annua:39,39 %

Così come per tutte le altre migliori società, occorre non trascurare l’applicazione di uno scrupoloso stop al – 2,5%.

L’ANGOLO DEL FONDAMENTALISTA

Ora, i nostri “specialist” Andrea Curti (Private Banker) e Fabio Donalisio (Market Analyst), ci suggeriscono un interessante argomento, che vi proponiamo:

Settore auto verso fine corsa?

Il mercato mondiale dell’auto, a partire dal terzo trimestre 2008 ed arrivare fino ai giorni d'oggi, ha anticipato la grande crisi economica con crolli generalizzati a tutte le latitudini. A fine 2008, ricordiamo che si prevedeva per l'anno successivo 2009 una caduta delle immatricolazioni attorno al 10% nella sola Europa occidentale e al 15% a livello mondiale. Dati allarmanti, tenuto conto dell’importanza che ha il settore automobilistico nello sviluppo delle economie occidentali. Venendo poi più nello specifico al 2017, invece, uno studio recente dell’OECD sottolinea l’importanza strategica del settore auto per l’economia; per la sola Francia, ad esempio, in base a tali rilevazioni il settore garantisce il 6% della produzione industriale, quasi l’1% del PIL totale e il 12% dell’export (nello stesso rapporto l’OECD chiarisce l’importanza del settore, mettendo in evidenza la diretta correlazione tra l’andamento del PIL e quello della produzione industriale di auto).

A livello europeo, in una analisi macro del settore automobilistico, già consuntivi di dieci anni fa non davano molte speranze di ripresa e, sostanzialmente, confermavano i dati previsti nel 2008 con l’unica eccezione della Germania e, in parte, della Francia, grazie al pacchetto governativo di incentivi all’auto. Tuttavia, gli incentivi hanno dato un significativo aiuto al settore automobilistico ed hanno contribuito a trainare la produzione industriale. Ad oggi, sommando tutti gli incentivi visti fino a qui, 17 Governi europei sono intervenuti a favore dell’industria automobilistica seguendo due canali di azione:

  1. o tramite aiuti diretti ai clienti (rottamazione, eco-incentivi, finanziamenti agevolati, riduzione o eliminazione della tassa di circolazione o riduzione delle aliquote fiscali);
  2. o mediante contributi diretti ai co-struttori (linee di credito, contributi alla ricerca, garanzie statali o altri finanziamenti speciali).

Bisognerà ora capire se la tecnologia e le nuove realtà (vedi Tesla) prenderanno la meglio su tutti il settore lasciandosi, così, alle spalle tutte le altre ormai note case automobilistiche; che l'elettrico piace né è una certezza, infatti, il mercato negli ultimi due anni ha riconosciuto i vantaggi dell’auto elettrica: dalle 376.000 vetture vendute nel 2014 si è passati alle 540.000 del 2015. Che comunque sono poche se confrontate con i 72 milioni di vetture nuove con motore tradizionale immesse in circolazione. Per molti analisti l'auto del futuro sarà elettrica e metterà da parte carburanti fossili e marmitta, optando per un nuovo approvvigionamento nell'energia.

L'auto del futuro sarà anche intelligente, facendo leva su nuovi sistemi multimediali, connettività e tecnologie alternative ai sistemi tradizionali come appunto il caso di Tesla: se sparisce lo specchietto retrovisore, sarà perché un monitor ne svolgerà al meglio le medesime funzioni. L'auto del futuro avrà anche un nuovo design, bilanciato tra le esigenze culturali della domanda e le nuove opportunità che offre la tecnica alle case produttrici: a rischio anche il tradizionale aspetto antropomorfo delle vetture odierne. Il titolo azionario

Tesla ne è la perfetta dimostrazione che gli investitori credono a questa "evoluzione del settore"; da Maggio 2013 ad oggi il titolo Tesla è cresciuto del 500%! Di sicuro rimane il fatto che ormai da troppo tempo si parla di business del settore auto passato, grande innovazione in arrivo e carburanti sempre più sostituiti (gas e metano in primis) rispetto alla classica benzina... l'auto del futuro sta nascendo oggi!

LA DONCHIAN STRATEGY, BENE INTONATA, MA PRUDENTE

Ecco il grafico del Maestro di Stratford sulle medie mobili applicate all’S&P500:

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La linea rossa della media a 5 giorni è ormai appaiata a quella verde a 20 giorni, chiara tendenza rialzista. La settimana che ci attende potrebbe indurci ad acquisire i cerrtificati di Bnp Paribas. Ma attenzione, perché investire ai massimi è saggiamente considerato da molti estremamente pericoloso. Agganciare le cinture di sicurezza!

Quanto fin qui descrito, pur ponendo le sue basi su una gran quantità di analisi e dati, non pretende di detenere un valore predittivo, per cui invitiamo sempre alla prudenza e soprattutto a non perdere mai di vista lo stop loss a appena citato.

LE SFERE DI CRITALLO

L’indice Vix, che riporta il parere degli “opzionisti”, è sceso addirittura sotto i dieci punti:

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Mentre il sentiment dei “futuristi”, tratto dal Cme di Chicago è più euforico che mai:

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Come si osserva, la linea rossa (la prima dall’alto), supera le precedenti valutazioni settimanali, sbilanciandosi per i 2.546 punti in vista del 2021.

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