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Giappone al centro del mondo nel 2016

Aumenta il numero di quelli (e noi siamo tra quelli) che vedono uno yen più forte nel 2016, a prescindere da ciò che farò, oppure non farà, la Bank of Japan

di Redazione Soldionline 30 dic 2015 ore 09:27

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     ULTIMO DAILY DEL 2015. Bilanci, rassegne, e ricapitolazioni di ciò che è successo nel 2015 le lasciamo agli altri. Di ciò che potrebbe succedere ai vostri portafogli nel 2016, abbiamo dato numerose, dettagliate e fondate indicazioni nel Blog del sito. Qui ci limitiamo a una breve osservazione: si chiude un anno che non somiglia per nulla a quello che ci era stato “dipinto” lo scorso gennaio. Ed infatti, per il nuovo anno, tutti restano abbottonati: la sola indicazione che arriva da tutte le parti è “state fermi così”. L’indicazione di Recce’d è opposta: sarà un anno di grande volatilità e di grandi opportunità di guadagno, stare fermi sarebbe un gravissimo errore. Proprio per questo, ogni mattina, Recce’d vi supporta mettendo in luce i fatti determinanti della giornata, ed i temi determinanti nelle due sezioni di Operatività e di Analisi. Da qui potete partire, per mettere insieme una strategia adeguata ai nuovi tempi, ed ai nuovi mercati, senza correre rischi eccessivi. Questo nostro daily è uno strumento progettato e realizzato per chi vuole investire in modo consapevole, attivo e performante e non ha intenzione di stare li ad aspettare “la marea che alza tutte le banche” [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

2.     Il petrolio e indici di Borsa USA. Il rialzo di ieri ha riportato lo S&P a 2078 ed il Dow Jones a 17000: entrambi gli indici ora sono positivi per il 2015 (anche se di poco). Il driver principale è stato, anche ieri, il petrolio, che è tornato vicino ai 38$: questi sono aggiustamenti di portafoglio di fine anno, movimenti che a partire da lunedì 4 gennaio perderanno del tutto di importanza [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

3.     I dati macro da qui a fine 2015. Ieri la fiducia dei consumatori è uscita in miglioramento, dopo una caduta molto ampia il mese precedente: resta in ogni caso ben al di sotto dei massimi dell’estate scorsa. La bilancia commerciale USA ha fatto invece segnare un deficit inferiore alle attese. Domani, 31 dicembre, la BCE pubblicherà i dati per la massa monetaria, mentre poi il giorno 1  gennaio vedremo il dato PMI cinese e dagli Stati Uniti arriverà il dato per l’inflazione PCE, che è quello più seguito da Yellen [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)]

L’OPERATIVITA'
Portafoglio nel 2016: il rischio obbligazionario.
Ci sembra importante segnalare che il 2016 sarà un anno molto difficile, per le obbligazioni: e questi rischi vanno ben al di là dei mancati rimborsi delle obbligazioni subordinate delle banche italiane. Il mercato obbligazionario globale è “imballato”, dopo anni di politiche monetarie che hanno compresso i premi al rischio e trascurato fattori di stabilità essenziali, come ad esempio la liquidità Ieri vi abbiamo documentato dei problemi crescenti di liquidità persino su quel mercato obbligazionario che senza dubbio è il più grande ed il più liquido del pianeta, ovvero il mercato dei Titoli del Tesoro negli Stati Uniti (grafico in basso). Provate ad immaginare quali sono oggi i problemi di liquidità su comparti meno grandi, e quindi meno presidiati dalle grandi banche di intermediazione. Il vostro problema, se aumenteranno ancora i casi di default di emittenti a basso rating,  non sarà quello di  verificare i prezzi delle obbligazioni: sarà piuttosto quello di verificare se tutte le obbligazioni nella vostra GPM e nel vostro Fondo Comune fanno un prezzo. Come sapete bene, il numero di defaults è in aumento in tutto il mondo, dagli Stati uniti alla Cina, ma nonostante questo nel 2015 abbiamo ancora avuto un record di quantitativi emessi, una vera e propria “corsa all’emissione” ora che si è capito che la politica dei tassi ufficiali a zero è arrivata al suo naturale esaurimento. Tutta questa carta viene messa nei portafogli con rendimenti ridicoli, ed anche un piccolo aumento dei premi al rischio potrebbe determinare una situazione in cui tutti vogliono vendere e non ci sono compratori. Serve una via di uscita da questo vicolo cieco. Operativamente, per difendersi da questa situazione, occorrono strategie di investimento alternative a quelle tradizionali: il nostro portafoglio obbligazionario BND ne propone una che NON prende posizioni lunghe su alcun mercato, e lavora solo sui differenziali di curva 8ad esempio tra 10 e 2 anni), sui differenziali di credito (i premi pagati da emittenti a alto e basso rating) e sui differenziali tra mercati in valute diverse (ad esempio tra dollaro USA ed euro, o euro e yen). In questo modo, il portafoglio risulta protetto da forti movimenti dei mercati (dei livelli di rendimento) sia verso l’alto sia verso il basso.

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L'ANALISI
Giappone al centro del mondo nel 2016. Lunedì scorso il Wall Street Journal ha titolato che il cambio tra yen e dollaro si trova ad un bivio importante: “USD/JPY Lacks Direction Amid No Trading Cues”. Come dicevamo anche ieri, il fatto clamoroso di questa fine d’anno, con riferimento allo yen, è che se chiuderà la settimana agli attuali livelli metterà a segno la più piccola variazione contro USD dal 2002 (quando fu appena dello 0,03%). Notate che, in ognuno degli ultimi tre anni la variazione di questo tasso di cambio ha superato, nei 12 mesi, lo 11%; e notate anche che in tutti e tre gli anni si è trattato di un calo dello yen. La tendenza quindi si è interrotta, ed ora aumenta il numero di quelli (e noi siamo tra quelli) che vedono uno yen più forte nel 2016, a prescindere da ciò che farò, oppure non farà, la Bank of Japan. Lo ha scritto ieri anche Bloomberg:
 
Yen bulls are growing in number. Seventeen analysts now see it appreciating to at least 120 per dollar by the end of next year, versus 13 on Nov. 30. JPMorgan Chase & Co. has the most bullish forecast among the 60 or so compiled by Bloomberg, at 110 per dollar.

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Questo diverso atteggiamento degli operatori non è dovuto ad un cambiamento dei dati fondamentali (che al contrario continuano a peggiorare, come abbiamo visto):
 
“The fundamentals in Japan haven’t changed, but what has changed is the valuation of the yen. After years of depreciation, the yen is one of the cheapest currencies, and it started to look attractive. Our Asian strategists also expect the Bank of Japan to face difficulty in easing policy further. Yen will strengthen and markets will test BOJ’s resolve.” The policy divergence that has driven the yen’s 36 percent decline versus the dollar since the end of 2011 is waning, after the Bank of Japan refrained from expanding stimulus this year while twice pushing back its target for reaching 2 percent inflation.
 
Chiudiamo quindi la settimana (corta) segnalandovi che proprio da qui, dal cambio dello yen, potrebbe partire a breve un movimento che rimette in discussione tutte le “certezze” che fino ad oggi vi sono state presentate come indistruttibili: e la reazione dei mercati, ad uno yen sotto 12° contro dollaro, non sarebbe di certo moderata.

 

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