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FED, cosa attendersi dalla prima riunione del 2019?

Non sono attese particolari modifiche alla politica monetaria. Piuttosto gli operatori attendono le dichiarazioni del numero uno della FED, Jerome Powell

di Redazione Soldionline 30 gen 2019 ore 10:49

Oggi la FED conclude la prima riunione del 2019.

federal-reserve_1Non sono attese particolari modifiche alla politica monetaria, dopo la decisione di alzare i tassi di interesse di un quarto di punto lo scorso dicembre. Piuttosto gli operatori attendono le dichiarazioni del numero uno della FED, Jerome Powell, che al termine della riunione terrà una conferenza stampa a commento delle decisioni di politica monetaria.

Nell'analisi seguente Allianz, Generali e IntesaSanpaolo provano ad anticipare quale direzione potrebbe prendere la FED nei prossimi mesi.

 

Secondo Franck Dixmier, Global Head of Fixed Income di Allianz Global Investors, la FED non dovrebbe muoversi nella riunione odierna e neppure nell'incontro di marzo, situazione che può rappresentare una notizia positiva per gli investitori.

La FED non dovrebbe alzare i tassi in gennaio o in marzo. La questione è se si tratti solo di una pausa o della fine annunciata del rialzo dei tassi.

I mercati hanno le idee chiare: i future sui Fed funds riflettono una probabilità solo del 30% di aumento dei tassi nel 2019, e addirittura ci si aspetta un calo nel 2020. Da parte sua, comunque, la FED si riserverà un margine di manovra, per cui non si può escludere un inasprimento nel 2019. Con un tasso di disoccupazione inferiore al 4%, la crescita USA resta al di sopra del potenziale e gli aumenti salariali a fronte delle pressioni nel mercato del lavoro potrebbero alimentare l’inflazione.

Inoltre, è interessante osservare che il tasso reale sui Fed funds, che tiene conto degli effetti dell’inflazione, è in territorio positivo per la prima volta dalla crisi finanziaria. La divergenza fra il messaggio dei mercati e quello della Banca Centrale si è quindi ridotta, ma non annullata.

Per gli investitori, nell’immediato, questa pausa può rappresentare una notizia positiva, che crea un contesto favorevole agli asset rischiosi. Nel medio periodo non si può escludere un rialzo dei tassi di interesse qualora l’inflazione superi il livello target.

 

Gli esperti di IntesaSanpaolo pongono l'accento sulla conferenza stampa di Jerome Powell, che potrebbe dare indicazioni su come si muoverà la FED nei prossimi mesi.

La riunione del FOMC dovrebbe mantenere i tassi invariati fra 2,25% e 2,5% e confermare la volontà di essere pazienti e flessibili mentre si attendono informazioni su un insieme di fattori di rischio verso il basso.

I venti contrari citati dai molti discorsi dei partecipanti al FOMC includono l’incertezza politica, i dazi, la crescita globale. Il tono della conferenza stampa dovrebbe essere molto diverso rispetto a quello di dicembre, anche se la valutazione dello scenario economico dovrebbe restare positivo.

Powell dovrebbe sottolineare che in assenza di pressioni inflazionistiche, la FED può permettersi di fare una pausa di assestamento.

Il leitmotiv del comunicato e delle parole di Powell dovrebbe essere l’impegno a “pazienza e flessibilità”, anche alla luce del fatto che ancora per qualche settimana c’è un ampio buco informativo congiunturale dovuto alla mancanza di dati macroeconomici in sospeso per via dello shutdown.

 

Gli esperti di Generali confrontano la politica monetaria adottata dalla FED con quella della BCE.

La scorsa settimana, la BCE ha mostrato un tono più accomodante a causa dei deboli dati economici e ha evidenziato i rischi al ribasso. Oltre a questo, sono aumentate le probabilità di una nuova operazione mirata di rifinanziamento a lungo termine del settore bancario.

Oggi, la FED non dovrebbe annunciare cambiamenti ai tassi chiave, mantenendosi in attesa di un quadro economico più chiaro. Di conseguenza, i mercati finanziari hanno rivalutato negli ultimi mesi le prospettive della politica monetaria.

Nel frattempo non ci si attende un ulteriore rialzo dei tassi da parte della FED, ma anzi un primo taglio nel 2020. La BCE dovrebbe rimanere in attesa nel corso dell'anno, aumentare il tasso di deposito), mentre un primo rialzo dei tassi da 25 punti base sarà posticipato al 2021, secondo il prezzo corrente.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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