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I fattori oltre il coronavirus

L’ampiezza delle correzioni, e l’aumento della volatilità intra-day, degli indici di Borsa non dipende da un unico fattore come quello del Covid-19. Ma anche da altri squilibri

di Valter Buffo 10 mar 2020 ore 09:22

Commento di recce-d.com


analisi-tecnica-ftsemibIn momento di grande turbolenza, come quello attuale, risulta difficile individuare ancoraggi solidi, capaci di aiutarci a comprendere ciò che succede: ormai quattro settimane fa, Recce’d scelse di richiamare l’attenzione su un tema di cui già da allora, ed ancora oggi, tra gli operatori e sui mercati si parla moltissimo.

Recce’d si schiera con quelli che sostengono che il coronavirus COVID – 19 è stato sicuramente un importante catalista, ma non la ragione unica che spiega la attuale turbolenza. Noi abbiamo scelto di segnalare ai lettori di SoldiOnline.it una delle (numerose) anomalie di mercato, che ovviamente, in quanto eccessi, rendono poi il mercato medesimo più fragile e meno resistente agli shocks esogeni. Avete letto, nelle ultime settimane, della straordinaria divergenza che si registra alla Borsa di New York tra i titoli azionari che appartengono alla categoria “growth” ed i titoli azionari che invece appartengono alla categoria “value”. Nel grafico che segue, potete vedere una rappresentazione molto efficace, ed aggiornata, di questa divergenza.

russel-100-value-vs-growthVogliamo aggiungere, nel nostro contributo di oggi, un dato che misura quanto ampia è l’anomalia, quanto grande è la distanza che separa le due categorie di titoli azionari: per farlo, ci serviamo di un grafico che vedete qui sotto, e che vi documenta che mai nel passato la distanza tra l’andamento di questi due gruppi di titoli azionari era stata così ampia. Per farlo, gli autori del grafico hanno utilizzato un indicatore statistico (la deviazione standard, che misura la distanza dal trend), indicatore che appunto vi dice che dal 1030 ad oggi mai si era registrata una distanza simile, e che non si era arrivati a livelli simili neppure ai tempi della bolla “dot.com” che causò poi il crash di mercato degli anni 2000-2003.

Oggi, il problema è quindi più grande: e chi ha letto il nostro articolo della settimana scorsa (La bolla dei fattori, spiegata), ricorderà che nella prima fase del ribasso questa differenza NON si è ridotta: e questo ci dice che, da un lato, se questa è davvero un’opportunità di investimento (come dice ad esempio JP Morgan) allora è ancora lì; ma dall’altro lato ci dice che per il momento nessuno è corso a scommettere sui titoli “value”. Lasciamo ai lettori di SoldiOnline.it di valutare quale delle due indicazioni è da seguire in questo momento, e per aiutarli riportiamo in sintesi le opinioni di alcune delle grandi banche globali di investimento.

value-vs-growth-differential-has-never-been-this-extreme

 

  • We still think the greatest risk in the equity market remains in growth stocks where expectations are too high and priced,” Morgan Stanley analysts wrote earlier this month, suggesting a shift from growth to value stocks.
    In a November note, Credit Suisse analysts also recommended this shift: “We now believe investors would be well served to reposition their portfolios toward Value stocks over … Growth.”
  • “Value stocks have fared best during periods of very strong or very weak economic activity,” Goldman Sachs analysts wrote in a note to investors in October. “Sustained value stock outperformance therefore appears unlikely unless the pace of economic growth either rebounds sharply … or falls into a recession. We believe neither of these scenarios is likely.”
  • “Companies (through the combination of buybacks and dividends along with weaker earnings growth) have for the last three quarters been paying out more than the income they are generating,” analysts from William Blair wrote in a November note.
  • ““Our view that cyclical and value assets should rally in the first quarter was set back by the COVID-19 epidemic,” Kolanovic wrote in a note to clients. “We caution investors that this bubble will likely collapse, i.e. this time is not ‘different.”’
  • “The days of endless capital for unprofitable businesses” are over, Wilson wrote. “It was one heck of a run, but paying extraordinary valuations for anything is a bad idea, particularly for businesses that may never generate a positive stream of cash flows. If you ask me, that’s just common sense and it’s a good thing if the markets go back to a more disciplined mindset.”

 

Chiudiamo la panoramica che abbiamo offerto ai lettori (e che poi svilupperemo ancora la settimana prossima, esponendo il nostro punto di vista) con un terzo grafico, che è molto utile per documentare che il fenomeno di cui vi stiamo parlando caratterizza il comportamento degli ultimi anni di tutte le Borse Mondiali: nel grafico vedete che anche all’interno dell’indice globale azionario MSCI World il confronto tra l’andamento del gruppo di azioni “value” e quello del gruppo di azioni “growth” è oggi al punto più basso della sua intera storia. Mai nel passato le azioni “value” furono così deboli, rispetto a quelle “growth” su tutte le maggiori piazze borsistiche.

Noi di Recce’d riteniamo utile segnalare e documentare questa importante anomalia ai lettori, e non soltanto perché sui mercati se ne parla molto e ne parlano tutti (come vi abbiamo documentato più sopra): il maggiore motivo di interesse sta nel comprendere a fondo ciò che vediamo in queste settimane, perché l’ampiezza delle correzioni, e l’aumento della volatilità intra-day, degli indici di Borsa non dipende da un unico fattore. La profondità delle reazioni dipende anche dagli squilibri importanti che esistevano già prima della diffusione del morbo COVID – 19 (squilibri che tutti conoscevano, per inciso).

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