NAVIGA IL SITO

ETF, iShares ci spiega come vanno

Gli ETF rappresentano per molti aspetti l’evoluzione dei tradizionali fondi comuni: si tratta di fondi che replicano indici di mercato e che vengono negoziati in continua

di Antonio Zennaro 24 feb 2017 ore 10:37

di Antonio Zennaro


Marco Tabanella è Head of Wealth & Retail Clients in iShares Italia, gruppo BlackRock. Tabanella,
dopo la laurea specialistica in Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari presso l'Università Bocconi, ha cominciato la propria carriera presso Banca Imi nell’area Credit Derivatives. In BlackRock ha dapprima sviluppato la propria conoscenza del settore dell’Asset Management nell’area Business Support per poi dedicarsi, dal 2010, allo sviluppo dell’attività commerciale degli ETF iShares in Italia.
Dal 2012 ha assunto la responsabilità del segmento private banking e distribuzione sul mercato italiano, contribuendo inoltre alla definizione delle strategie commerciali di iShares a livello europeo.

 

marco-tabanella-ishares-italia
Marco Tabanella - Head of Wealth & Retail Clients in iShares Italia, gruppo BlackRock

1.    Il mercato degli ETF e dei fondi indicizzati sta registrando da anni tassi di crescita molto importanti. Quali sono le ragioni di questa tendenza e come si posiziona iShares in questo settore?

Si tratta di un trend strutturale legato da un lato a cambiamenti nel modo in cui vengono gestiti i prodotti di investimento, e dall’altro all’evoluzione dei canali di distribuzione dei prodotti alla clientela. Sul primo aspetto, i gestori di portafoglio professionali utilizzano sempre più spesso strumenti passivi, come ETF o fondi indicizzati, in combinazione con i più tradizionali fondi comuni a gestione attiva. Tale scelta è legata ad una generale necessità di contenimento dei costi di gestione in un contesto di rendimenti attesi contenuti, ma anche ai benefici in termini di liquidità, diversificazione e trasparenza propri degli ETF. L’altro aspetto riguarda l’apertura agli ETF da parte dei principali canali distributivi, sulla spinta di evoluzioni regolamentari o di una genuina richiesta del risparmiatore per soluzioni di investimento efficienti e a basso costo. La magnitudine del fenomeno è dimostrata dalla penetrazione degli strumenti passivi in un mercato evoluto come gli Stati Uniti: a fine 2016 la quota di strumenti passivi rappresentava oltre il 40% degli investimenti dei fondi distribuiti ai clienti retail, mentre solo nel 2007 si attestava al 18%. Stiamo assistendo ad un percorso di crescita simile anche in Europa, il mercato con i tassi di crescita più interessanti per questi strumenti.
iShares è il leader globale, europeo ed italiano in questo settore, con esperienza di indicizzazione più che ventennale e una quota di mercato superiore al 53% su Borsa Italiana.

LEGGI ANCHE: ETF: perchè sono vantaggiosi


2.    In che modo vengono utilizzati gli ETF? Quali sono i vantaggi rispetto ad altri strumenti di investimento e perché un risparmiatore dovrebbe averli in portafoglio?

Gli ETF rappresentano per molti aspetti l’evoluzione dei tradizionali fondi comuni d’investimento: si tratta di fondi che replicano indici di mercato e che vengono negoziati in continua sui mercati regolamentati come normali titoli azionari.  Le caratteristiche ibride di questo strumento lo rendono un unicum nel panorama dei prodotti di investimento, in grado di coniugare i vantaggi di entrambe le categorie di prodotto: la diversificazione e la segregazione legale degli asset tipica dei fondi comuni, con la liquidità e la trasparenza di prezzo, caratteristiche specifiche dei titoli azionari quotati.  Alla base del grande successo degli ETF vi sono diverse ragioni, che possono essere ricondotte a tre macro categorie:

  1. Ricerca di performance tramite asset allocation: il principale punto di forza degli ETF è legato all’indicizzazione, ovvero alla capacità di replica delle diverse classi di attivo azionarie, obbligazionarie o di materie prime. Si tratta di strumenti estremamente flessibili e versatili per chiunque desideri implementare view di mercato, sia di natura strategica che tattica. Pertanto l’investitore in ETF è molto spesso un investitore attivo che declina le proprie idee di investimento utilizzando strumenti passivi. Le evidenze empiriche dimostrano che nel medio/ lungo periodo oltre il 90% della performance di un portafoglio è determinata dalle scelte di asset allocation.
  2. Gestione del rischio: gli ETF semplificano due attività cardine alla base della gestione di portafoglio, ovvero il monitoraggio dei portafogli in tempo reale (trasparenza dei singoli titoli sottostanti e delle scomposizioni settoriali e geografiche del portafoglio) e l’analisi del rischio. La diversificazione istantanea offerta dagli ETF consente di minimizzare il rischio legato all’andamento di un singolo titolo o bond.
  3. Efficienza di costo: gli ETF sono strumenti caratterizzati da commissioni di gestione relativamente contenute e con soglie di accesso minime (da poche decine di euro per singola quota), che consentono di costruire portafogli ben diversificati anche per importi limitati.


3.    Con Mifid II si intravedono molti cambiamenti, si aprono nuovi orizzonti anche per il mondo dei passivi?

L’impianto normativo di Mifid II è piuttosto articolato, ma si prevedono due sostanziali novità: da un lato l’introduzione della consulenza su base indipendente favorirà l’emergere di servizi di consulenza anche alternativi ai modelli tradizionali; dall’altro, si andrà sempre più verso una maggiore trasparenza dei costi del servizio.
In Italia prevale ancora un modello di remunerazione dei canali di vendita legato prevalentemente a logiche di prodotto e non di servizio, e questo ha storicamente disincentivato l’utilizzo degli ETF. Con l’entrata in vigore della Mifid II nel gennaio 2018 ci aspettiamo che l’utilizzo degli ETF aumenti in modo rilevante sia nei prodotti di investimento che nel servizio di consulenza, sulla scia di quanto già avvenuto in altri mercati europei.

 

4.    Si parla molto di Smart Beta e di indici fattoriali. Cosa sono e come funzionano?

Link al mio video Smart Beta:  “Why Smart Beta” narrato da Marco Tabanella

 

5.    Alla luce dei risultati positivi degli ultimi anni, cosa vi aspettate nel 2017?

Per l’industria degli ETF il 2016 è stato un anno record: complessivamente sono stati registrati afflussi netti per 375 miliardi di dollari nel 2016, di cui 140 miliardi di dollari verso fondi iShares. Un trend evidente di crescita che auspichiamo possa proseguire anche nel corso del 2017. Gruppi sempre più diversificati di clienti istituzionali e privati stanno utilizzando gli ETF nei loro portafogli e ci attendiamo pertanto un buon ampliamento dell'ecosistema ETF nei prossimi mesi.

 

L'autore

antonio-zennaroAntonio Zennaro, appassionato di value investing e buffettologo (inteso come Warren Buffett, il famoso investitore Usa), si occupa professionalmente di rischi finanziari. Dalla sua occupazione ha compreso l’importanza di difendere il proprio patrimonio attraverso strategie che ne consentano la crescita nel tempo.

Tutte le ultime su: etf
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.