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Economia in Eurozona: altri dubbi

Dalla Spagna, ieri è arrivato un segnale di rallentamento: per la prima volta da 12 mesi, la disoccupazione è aumentata. Al contrario, ottimismo dalla BCE

di Redazione Soldionline 24 apr 2015 ore 08:51

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     Economia in Eurozona: altri dubbi.
Martedì scorso vi abbiamo segnalato un intervento della Bundesbank a proposito del rallentamento in Germania, dove per ora la crescita ancora non si vede. La Bundesbank commentava che si tratta di un problema temporaneo, e che, già dal secondo trimestre, si sarebbe visto un miglioramento. Se però diamo fiducia nei dati PMI pubblicati ieri, non è così. Ed anche dalla Spagna, ieri è arrivato un segnale di rallentamento: per la prima volta da 12 mesi, la disoccupazione è aumentata. Al contrario, dalla BCE ieri invece è arrivata una ennesima dose di ottimismo, con le parole di Praet, che ci spiega ancora una volta che … “si, ok, i dati oggi non sono molto buoni, ma è garantito che quelli di domani poi miglioreranno”. Leggete le parole di Praet: "The euro area needs a combination of policies for the cyclical recovery we are seeing to become a lasting one (…) Accommodative monetary policy and determined structural reforms need to go hand-in-hand.(…) The euro area economy seems now to be turning the corner. Both the hard and soft data suggest that the activity is gathering momentum and looks set to strengthen over the course of this year (…) forecasters have upped their forecasts for economic output for this year and future years. We are therefore seeing the beginnings of a cyclical recovery. But it is not yet a structural one."  Praet dice che è migliorata perché gli economisti hanno alzato le previsioni: argomento rischioso. Voi regolatevi come il vostro buon senso vi consiglia: noi, abbiamo già fatto da tempo la nostra scelta in merito, che vi abbiamo dettagliato settimane fa [importante per: equity ed obbligazioni (Eurozona)]

2.     Economia USA e tassi, il dato di ieri per il settore USA delle costruzioni ha cancellato quanto di buono era arrivato dal dato del giorno prima (vedi il nostro Brief di ieri mattina). Zero a zero, palla al centro: il settore resta debole e preoccupa. Ma di ieri colpisce ancora di più un altro dato: un dollaro USA più debole contro euro (1,0800) con un rendimento decennale a 1,95% e il petrolio sul Nymex che risale  fino a 58$. Vi consigliamo di fare la massima attenzione a queste dinamiche [importante per: obbligazioni (USA)]

3.   Risultati trimestrali: ieri un diluvio Ieri è stata la giornata più importante, fino ad oggi, per i risultati societari USA. Vi segnaliamo prima di tutti i numeri, molto deboli, di Procter & Gamble, uno dei colossi dei beni di consumo. E poi i risultati, migliori delle attese, di Caterpillar, e quelli peggiori delle attese, di 3M. In serata, poi, la tecnologia: il dato migliore è quello di Microsoft (ma solo dal lato ricavi), il più debole quello di Google. Dall’analisi di questi dati si può capire molto, anzi moltissimo, del destino della Borsa USA di qui a fine anno: ne riparleremo la settimana prossima, quando la nostra sezione operativa sarà dedicata ai settori della Borsa USA  [importante per: equity (USA)].      

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L'OPERATIVITA'

Lo yen potrebbe sorprendere? Abbiamo preso in esame ieri uno scenario del tutto nuovo, uno scenario di maggiore difficoltà per l’economia del Giappone: uno scenario nel quale non è difficile pensare ad uno yen che invece di indebolirsi si rafforza contro USD ma anche contro euro. E su questa base, abbiamo detto che ci sarebbe da iniziare a valutare un LONG sulla valuta del Giappone. A molti sarà sembrato strano parlare di yen come valuta forte: e allora guardiamo il grafico qui sotto. Ieri lo yen contro USD scambiava esattamente al medesimo cambio del 4 dicembre, ovvero quattro mesi e mezzo fa. Nel medesimo periodo il cambio tra euro e dollaro è sceso del 12%. Non c’è quindi alcun motivo per parlare dello yen come valuta debole: la valuta debole, nell’ultimo semestre, è stato solo l’euro. Ma cosa potrebbe innescare un rialzo di valore dello yen? Prendiamo a prestito qualche frase di martedì Morgan Stanley sul principale problema che potrebbe investire il Giappone a breve, che è la liquidità del mercato obbligazionario: Market liquidity—or lack thereof as trading continues to thin out—is also likely to be a major theme. (…) if the BoJ persists with its current pace of JGB purchases, then the incentive for investors to reduce their holdings any further is likely to dwindle away within the next 18–24 months, at which point liquidity may evaporate altogether as a consequence of unprecedentedly tight supply/demand. This loss of market functionality is liable to come just as a rising inflation rate starts to make BoJ tapering look like a real possibility.” Non si può quindi escludere, nei prossimi mesi, uno stravolgimento dello scenario economico in Giappone.

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L'ANALISI
Cina al centro del mondo. Concludiamo oggi la nostra ricognizione sul debito in Cina, con l’esame del grafico qui sotto. Oggi il debito in Cina sfiora il 300% del GDP, il prodotto nazionale. La Cina supera così le maggiori economie sviluppate, come USA (270%) e Germania (256%). Ma ciò che colpisce maggiormente è la crescita di questo dato, che in buona sostanza è raddoppiato negli ultimi sette anni (come vedete nella parte a sinistra del grafico sotto). Ancora più significativo il dato relativo alla composizione del debito in essere: le Società non finanziarie (quindi, non le banche) hanno in essere debito pari al 125% del prodotto nazionale, contro il 54% della Germania ed il 67% degli Stati Uniti. Come vedete, il dato è di dimensioni doppie. Da questo insieme di dati, e da quelli visti durante tutta questa settimana, i nostri lettori dovrebbero ricavare un segnale molto chiaro e forte: il rallentamento che ha colpito negli ultimi 18 mesi l’economia cinese non è dovuto ad una mancanza di finanziamenti. Tutto all’opposto: l’eccesso di debito ha probabilmente dirottato gli investimenti verso forme a bassa produttività. Si presenta quindi in Cina un problema che pesa sulle economie sviluppate dell’Occidente, e ancora di più sul Giappone: un eccesso di debito. Con la sostanziale differenza che in Cina il quadro istituzionale e sociale è meno trasparente e meno stabile.

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