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Dove va Wall Street?

Questa settimana lavoriamo sulla Borsa di New York, che non è solo la più grande del mondo ma che è anche quella che dà la direzione alle Borse del Vecchio Continente

di Redazione Soldionline 27 mag 2015 ore 09:55

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     Asia: la settimana del Giappone
.  La notizia è lo yen sopra 123: si tratta del livello più basso da sette anni. Altra notizia: l’euro tiene, ed anche stamattina resta a 1,0900 contro USD. Il Nikkei stamattina è fermo, e il decennale JGB rende meno di 0,40%, ma ci aspettiamo ancora sorprese da questa settimana, specie in reazione ai dati che usciranno venerdì mattina. La tensione infatti resta elevata, con l’indice che misura la domanda alle aste dei Titoli di Stato che è sceso ai minimi dal 2007 [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Giappone)].

2.     Wall Street e durable goods. Perché è scesa Wall Street ieri sera? Il dollaro forte non aiutava, e neppure il calo del petrolio (sceso sotto 58$), ma i tassi compensavano (decennale in calo al 2,13%). E allora? Forse allora bisogna guardare ai dati macro: continuano ad uscire deboli, ed in particolare ieri i beni durevoli, che escludendo auto ed aerei sono cresciuti solo dello 0,5%, anche se è bene evidenziare che il dato per i beni di investimento “core” è salito dell’1% (ed anche il dato di marzo è stato corretto allo 1,5%). Poco significativo ieri il dato per la fiducia dei consumatori, mentre va registrato il dato positivo per il settore immobiliare, che dopo mesi di difficoltà in maggio ha dato qualche segnale di risveglio  [importante per: valuta ed obbligazioni(USA)].

3.     Il mercato più forte della BCE   Non solo il  decennale rende oggi molto più che a fine 2014: adesso c’è anche la soglia psicologica del 2% in discussione (grafico qui sotto), e noi di Recce’d da almeno dieci giorni pensiamo che verrà superata. A questo si aggiungono Elezioni locali italiane molto incerte. Il BTp è da comperare oppure da vendere, a questo livello? Ne parleremo nei prossimi giorni, anche nel Blog sul nostro sito [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Eurozona)].

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L'OPERATIVITA'
Equity: dove va la Borsa di New York?
Questa settimana lavoriamo sulla Borsa di New York, che non è solo la più grande del mondo ma che è anche quella che dà la direzione alle Borse del Vecchio Continente: Milano o Francoforte non potranno conservare i guadagno messi a segno tra gennaio ed oggi, se per caso la Borsa di New York dovesse scendere del 10%. Abbiamo analizzato con dettaglio, ieri e a anche lunedì, i risultati trimestrali appena pubblicati: dati che ci confermano il netto rallentamento dei due dati esaminati, ovvero dell’utile aziendale e del fatturato. Rallentamento che secondo le stime più recenti continuerà anche nel secondo trimestre di quest’anno: potete vedere, nel grafico qui sotto, che la media delle previsioni per l’indice S&P 500 è negativa, in misura del 4,4%. Notate poi che questa stessa media, solo il 31 marzo scorso, er ancora a -2,2%. Un netto peggioramento, che spiega in parte il miglioramento che abbiamo visto nel dato medio per il primo trimestre del 2015. Vi segnaliamo, inoltre, che sono quattro i settori per cui il mercato prevede un calo degli utili, e che la stessa tecnologia è vista con risultati invariati. Domani proseguiremo con i dati per il fatturato, per chiudere venerdì con le indicazioni operative sull’equity USA.

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L'ANALISI
Sembra tanto di rivedere il 2011.
Abbiamo lavorato, a partire da lunedì scorso, su una frase dei Verbali della Fed, frase che spiegava che le speranze di vedere una crescita più elevate nei prossimi mesi sono legate a quattro fattori, e precisamente la stagionalità, i bassi tassi di interesse, la fiducia dei consumatori e l’inflazione bassa. Per orientare al meglio le nostre scelte di portafoglio, vogliamo avere le idee chiare su questi quattro fattori: ed oggi ci occupiamo di inflazione. Anche se pochi lo hanno messo in evidenza, il dato dello scorso venerdì per il CPI degli USA è stato un vero e proprio shock: come vedete nel grafico sotto, il dato annuale di crescita del tasso “core” (quello meno volatile, e quindi più significativo) di inflazione è tornato, con questo ultimo dato, allo 1,9%, ovvero molto vicino alla soglia indicata dalla Federal Reserve. La Federal Reserve ha fissato due obiettivi per la sua politica “non convenzionale” che dura da sette anni, ovvero la disoccupazione al 6% o più bassa, e l’inflazione al 2% o più alta. Oramai ci siamo, e questo restringe e di molto lo spazio di manovra di Yellen, che pure è molto abile dal punto di vista dialettico. Osservate con grande attenzione questo particolare, perché è cruciale: la Fed non ha tra i suoi obiettivi un tasso di crescita del GDP. Questa è la ragione per cui, venerdì scorso, Yellen ha dichiarato che il rialzo dei tassi, nel 2015, ci sarà in ogni caso.

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