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Dove andrà l'oro? Occhio a Elezioni, Brexit e Trump

Conviene ancora ricorrere a un bene rifugio come l'oro? Dove andrà il metallo giallo? Quale potrebbe essere l’impatto sui prezzi dell’oro di fattori economico-politici a livello globale?

di Redazione Soldionline 7 apr 2017 ore 16:23

Le quotazioni dell'oro hanno registrato nelle scorse settimane un andamento positivo e il bilancio di questo 2017 appare favorevole al metallo giallo. Ma dove è prevedibile possa andare il suo prezzo? Secondo Névine Pollini, Senior Commodities Analyst di Union Bancaire Privée – UBP, probabilmente continuerà a oscillare all’interno di un range compreso fra i 1.100 e i 1.300 dollari. Ma qualceh sorpresa potrebbe arrivare da fattori economico-politici a livello globale.

Di seguito l'analisi di Névine Pollini, Senior Commodities Analyst di UBP:

 

I prezzi dell’oro sono aumentati dell’8,6% nel primo trimestre del 2017 e ora sembra che si stiano consolidando intorno a un range tra i 1200 e i 1500 dollari. Come da attese, la Federal Reserve ha rialzato i tassi d’interesse di 25 punti base nel corso del meeting di marzo del FOMC, forte della stabilità dell’attività economica e della solidità del mercato del lavoro, caratterizzato da una quasi piena occupazione.

Le minute relative alla riunione del FOMC del 14-15 marzo, rilasciate mercoledì, hanno ribadito non solo che i futuri rialzi dei tassi avverranno in maniera graduale – con due possibili aumenti ulteriori (a giugno e a settembre) – ma hanno anche indicato che la Fed, qualora le condizioni economiche lo consentissero, prevedrebbe di iniziare a tagliare il proprio bilancio alla fine di quest’anno o nel 2018 “in maniera passiva e prevedibile”, ritirando i propri investimenti sui Treasury e/o quelli su MBS emessi da agenzie.

oro_39La Fed ha inoltre sottolineato che sta aspettando di avere maggiore chiarezza circa la politica fiscale dell’amministrazione Trump. Alcuni membri della Fed, compreso il presidente della Fed di New York William Dudley, hanno suggerito che la Fed potrebbe ridurre il ritmo dei propri rialzi dei tassi, o addirittura sospenderli, quando sarà concentrata sulla riduzione del proprio bilancio, in quanto ciò rimpiazzerebbe i rialzi. L'oro si è dimostrato piuttosto resistente a questi ulteriori segnali di irrigidimento della politica monetaria e i rendimenti dei Treasury si sono mossi a malapena.

Le minute della Banca Centrale Europea, d’altro canto, hanno mostrato che l’Istituto di Francoforte ha deciso di mantenere la propria politica fiscale accomodante, per ora. Il mercato aveva previsto una possibile conclusione anticipata degli stimoli monetari rispetto a quanto atteso inizialmente, ma il Consiglio ha dichiarato che “una normalizzazione della politica monetaria… sarebbe giustificata in futuro” se l’economia dovesse continuare a dar segni di ripresa.

Ovviamente l’oro, come i Treasury, è intrappolato fra dati economici solidi e incertezza politica. Ci sono continue insicurezze circa le promesse di maggiori stimoli fiscali da parte dell’amministrazione Trump (tagli alle tasse e spese per infrastrutture) e sul loro impatto sull’outlook economico. Il fallimento della riforma dell’Obamacare rappresenta un ostacolo notevole poiché getta un’ombra di dubbio sulla capacità dell’amministrazione Trump di mantenere le proprie promesse in termini di politiche pro-crescita.

Manteniamo una view prudente sul prezzo dell’oro e pensiamo che probabilmente continuerà a oscillare all’interno di un range compreso fra i 1.100 e i 1.300 dollari. Tuttavia, non escludiamo la possibilità che nei prossimi mesi il metallo giallo possa ricevere una spinta verso l’alto grazie a una serie di fattori, come l’avanzamento delle trattative sulla Brexit, le elezioni in Francia e Germania e le politiche di Trump già menzionate.

L’oro potrebbe anche trovare supporto nella richiesta di beni rifugio dovuta all’aumento delle tensioni geopolitiche; solitamente il metallo giallo reagisce a malapena a questo tipo di eventi (a meno che non riguardino un centro finanziario), ma dopo i ripetuti lanci di missili da parte della Corea del Nord e in seguito alle minacce militari di Trump alla Siria in seguito ai recenti attacchi chimici, la situazione potrebbe surriscaldarsi.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà
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