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Dollaro forte e bonds in calo

Il dato forte di ieri è che il dollaro USA è salito fino a 1,1150 contro euro, mentre i tassi sul Treasury si sono riportati a 2,40%, fermando il rally della Borsa USA

di Redazione Soldionline 24 giu 2015 ore 10:19

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.    Dollaro forte e bonds in calo.
Il dato forte della giornata di ieri è che il dollaro USA è salito fino a 1,1150 contro euro, mentre i tassi sul Treasury si sono riportati a 2,40%, fermando il rally della Borsa USA: questa complessa dinamica è la migliore fotografia dello stato dei mercati oggi. Perché se la Borsa USA non sale, non salgono più neppure le Borse di Eurozona: e tutto torna in discussione. Mentre la Grecia è già un tema di ieri [importante per: equity, valute ed obbligazioni (globale)].
2.    “Relief rally” in Eurozona: e adesso?  Con che segno chiuderà la settimana di Borsa in Eurozona? Dopo due giorni di rialzo, ne abbiamo di fronte tre su cui pesa sia l’incognita Grecia sia l’incognita USA. Questo è un test importante per il movimento al rialzo che iniziò a gennaio sulla scia delle voci di QE da parte di Draghi [importante per:  Borse (Eurozona)].
3.    Indici PMI. I dati pubblicati ieri da Markit per gli indici PMI di Eurozona sono un segnale positivo: è utile però ricordare che, esattamente 12 mesi fa, gli indici erano sui medesimi livelli, mentre poi nel secondo semestre ci fu un brusco calo. L’esperienza ci ha mostrato che questi indici PMI misurano le aspettative e le opinioni di dirigenti di azienda, più che lo stato della crescita economica in Eurozona. Attenzione oggi allo IFO tedesco. [importante per: valute ed obbligazioni (Eurozona)].
4.    USA: dati economici. Il dato di ieri per i beni durevoli ha confermato che negli USA le la spesa delle Società per investimento ancora non decolla (primo grafico in basso) mentre il dato per la vendita di immobili di nuova costruzione (secondo grafico sotto) conferma un miglioramento del settore che dura da un paio di mesi [importante per:  equity (USA)].

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L’OPERATIVITA'
La posizione operativa sulla Borsa USA.  Come diciamo da qulache gionri, in una prolungata fase laterale come quella che da sei mesi caratterizza il mercato azionario degli USA, occorre lavorare a fondo ed esaminare il più ampio numero possibile di indicatori, fondamentali, tecnici, market internals e di “sentimento”. Tra questi ultimi, si possono distingue due grandi categorie: la prima è quella degli strategisti (che agiscono sulla sell-side ovvero lavorano per le banche di intermediazione) e gli investitori (che operano sulla buy side, quella dei fondi comuni). Oggi il sentimento degli strategisti è ai massimi di tutti i tempi: la media delle previsioni è per un rialzo del 5,8% nei prossimi sei mesi. In aggiunta, lo scarto tra quella più alta e quella più bassa è di soli 12 punti percentuali: ed è il più basso di sempre. Tutti uniti e compatti a supporto del mercato, quindi. Diverso il discorso per gli investitori, ovvero la buy side, che vedete nei due grafici qui sotto: in questo momento tra i gestori la percentuale di ottimisti risulta essere ai minimi dal 2009 (25,4%, primo grafico) mentre quella dei pessimisti è risalita ma resta anche lei bassa (34,3%, secondo grafico). La differenza? Sono gli indecisi che non hanno una view: un dato coerente con il movimento laterale degli indici USA negli ultimi sei mesi. Proseguiremo domani con le considerazioni di carattere operativo.

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L'ANALISI
Come camberà l’Eurozona? 
Come abbiamo scritto ieri in chiusura, la realtà dell’Eurozona è ben rappresentata dal grafico qui sotto: in questi numeri c’è la spiegazione del perché siamo arrivati a fine giugno e non si trova una soluzione per un problema greco di “soli” sette miliardi di euro. Vediamo in dettaglio, oggi, che cosa dice questo grafico molto significativo: dopo la crisi del 2009, le finanze pubbliche sono state utilizzate in tutto il mondo per compensare il calo dell’indebitamento privato (calo che poi però non c’è stato). In Europa, la tanto discussa Austerità è rimasta sempre e solo una parola, e non soltanto nel caso della Grecia. Nel grafico infatti si vede che per l’Italia il rapporto tra il debito pubblico ed il prodotto nazionale è passato dal 101% del 2008 al 132% del 2015. Per la Spagna, siamo passati dal 46,7% del 2008 al 97,7% del 2014. Per il Portogallo, siamo passati dal 71% del 2008 al 130% del 2014. Ci sono molte spiegazioni, in questi pochi numeri: la prima fra tutte è la spiegazione del perché si tiene duro con la Grecia: in realtà, si pensa a questi tre grandi debitori. La seconda cosa è la spiegazione del perché Draghi ha avviato il QE: per tenere in piedi questi tre Paesi (ed altri di Eurozona, Francia in testa). La terza spiegazione è perché le economie non si riprendono nonostante il drammatico aumento di spesa pubblica: perché c’è troppo debito. Proseguiremo domani nell’analisi del perché in un contesto di questo tipo la Grecia ha vinto.

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