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Dollaro australiano: farà i balzi come un canguro?

Nel 2016, ed in particolare dalla metà di gennaio, il dollaro australiano aveva recuperato in misura importante sul dollaro USA: per il dollaro australiano, si è registrato un rialzo del 16%

di Redazione Soldionline 4 mag 2016 ore 09:20

Commento giornaliero di www.recce-d.com

Nel nostro contributo di ieri, vi abbiamo sottolineato il tema del cambio tra dollaro ed euro, che poi ha dominato l’intera giornata e in tutti i comparti. Oggi restiamo a parlare di cambi, ma spostiamo la vostra attenzione su una valuta che non è tra le maggiori, ovvero il dollaro australiano. Non è un tema forte di investimento sui nostri portafogli modello, ma è tuttavia un eccellente esempio di come è nata, e si è sviluppata, la burrasca valutaria a cui stiamo assistendo in questo 2016. Ieri mattina la valuta Australia ha subito un forte calo contro dollaro USA, e questo a causa di un inatteso taglio del costo del denaro da parte della Banca Centrale Australiana (primo grafico sotto). Quello che c’è di importante, in questa notizia, anche per gli investitori italiani è il fatto che la RBA è stata costretta a muoversi con un taglio dei tassi allo scopo di contrastare il rafforzamento del cambio. Non solo il livello dei tassi ufficiali in Australia ha raggiunto ieri mattina il suo minimo storico (1,75%): la Banca Centrale ha aggiunto che potrebbero esserci in futuro ulteriori tagli:

“Inflation has been quite low for some time and recent data were unexpectedly low. These results, together with ongoing very subdued growth in labor costs and very low cost pressures elsewhere in the world, point to a lower outlook for inflation than previously forecast.”

Nel 2016, ed in particolare dalla metà di gennaio, il dollaro australiano aveva recuperato (insieme con le alter Valute Emergenti) in misura importante sul dollaro USA: per il dollaro australiano, si è registrato un rialzo del 16%. Il recupero delle materie prime, di cui l’Australia è Paese Esportatore, spiega in parte questo rialzo, che però trova supporto anche nell’economia reale dell’Australia , che è crescita nel 2015 al ritmo del 3%. La mossa della Banca di Australia ieri ha fatto salire i prezzi delle obbligazioni (secondo grafico in basso), il cui rendimento a scadenza oggi rimane comunque ben al di sopra dei rendimenti dei Titoli di Stato in Europa ed anche negli Stati Uniti (terzo grafico in basso).

CONCLUSIONE    Dalla mossa di ieri della Royal Bank of Australia abbiamo una conferma ulteriore del fatto che il contesto valutario resterà sotto pressione per molti mesi ancora: tutte le Banche Centrali puntano ad indebolire la loro valuta, ma ovviamente non è possibile indebolire tutte le valute allo stesso tempo. E’ un gioco a somma zero.

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GLI ALTRI TEMI che avranno oggi un visibile impatto sui mercati li trattiamo nel nostro The Morning Brief (disponibile dalle ore 7,00 per i Clienti e attraverso la nostra app). Ecco una sintesi per punti:

1.     Caos valutario: che cosa ci anticipa?   Ieri giornata di grandissima tensione sui cambi, mentre stamattina in Asia vediamo lo yen più debole (scambiato sopra 107 contro USD), e anche l’euro che torna sotto 1,1500

2.     Sterlina GBP che azzera il ribasso   Ieri il cambio della sterlina contro dollaro USA è tornato al livello di fine 2015: almeno da questo punto di vista, l’effetto “Brexit” si è già esaurito.

3.     Dati USA: oggi l’occupazione ADP     I tre dati che verranno pubblicati tra oggi e venerdì potrebbero cambiare direzione ai cambi, alle Borse ed anche ai rendimenti delle obbligazioni

4.     SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana la sezione dedicata all’operatività farà un primo bilancio dei risultati trimestrali delle Società quotate, con particolare riferimento alle nuove opportunità di investimento tra i diversi settori di Borsa

5.     SEZIONE L'ANALISI      questa settimana i nostri Clienti insieme a noi passeranno in rassegna i dati per l’economia di Eurozona, dopo la clamorosa sorpresa dei dati per la crescita pubblicati venerdì scorso, e molto migliori del previsto. Come sta davvero l’economia in Eurozona?

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