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Diseguaglianza, contratto sociale e banche centrali

Si arriva a ipotizzare un cambiamento storico nella politica monetaria della più grande Banca Centrale al mondo perché si attribuisce proprio alla Fed l’ampliamento delle diseguaglianze

di Valter Buffo 7 mar 2019 ore 10:12

Commento giornaliero di recce-d.com


economia-mondoIl tema della “diseguaglianza” ci ha portato ieri mattina a scrivere che si arriva a ipotizzare un cambiamento di proporzioni storiche nella politica monetaria della più grande Banca Centrale al Mondo, e che la ragione sta nel fatto che  che cresce il numero di quelli che attribuiscono proprio alla Fed, ed alla sua politica di quantitative easing, l’ampliamento recente delle diseguaglianze. Torniamo oggi sul medesimo punto, che (ripetiamo) fino ad oggi in Italia è stato quasi del tutto ignorato (merito di “San Draghi, che parlerà oggi dalla BCE) perché sta al centro dell’intero dibattito: e ci faremo aiutare, oggi, da un brano che abbiamo scelto dal Financial Times.

La nostra scelta si spiega con la volontà di portare a chi ci legge una testimonianza diretta del tono con il quale la questione viene affrontata in ambito internazionale. Con un piccolo sforzo, potete leggere nel brano che segue che l’autorevole quotidiano internazionale individua un diretto collegamento tra i prezzi elevati sui mercati finanziari (quelli che anche noi vediamo ogni giorno) e le future tendenze della politica in generale, e della politica economica in particolare. Non stiamo parlando, ovviamente, solo degli Stati Uniti: il punto centrale, che potete leggere proprio alla fine del brano, è che “questo scontro mette in pericolo il contratto sociale che si basa sul concetto che maggiore è la crescita dell’economia, e meglio staremo tutti”.

Proprio da questo punto ripenderemo spunto domani mattina per chiudere questo nostro contributo distribuito su più giorni.

By exchanging old bad loans on the banks’ balance sheets with good new money, underpinned by negative interest rates, the Fed drove asset prices skywards. Higher valuations fixed balance sheets and ultimately coaxed more spending and investment. However, such “hyper-trickle-down” economics also meant that wealth inequality was not the unintended consequence, but the objective, of policy. Soaring asset prices, particularly property prices, drive a wedge between those who depend on wages for their income and those who depend on rents and dividends. This wages versus rents-and-dividends game plays out generationally, because the young tend to be asset-poor and the old and the middle-aged tend to be asset-rich. Unorthodox monetary policy, therefore, penalises the young and subsidises the old. When asset prices rise much faster than wages, the average person falls further behind. Their stake in society weakens. The faster this new asset-fuelled economy grows, the greater the gap between the insiders with a stake and outsiders without. This threatens a social contract based on the notion that the faster the economy grows, the better off everyone becomes.

spending

Fonte: NYT

 

Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 7 marzo 2019, abbiamo trattato i seguenti temi:

  1. Mercati ormai da settimane in una fase di apatia ed assenza di reazioni che noi giudichiamo molto inquietante
  2. Oggi la BCE potrebbe scuotere i mercati
  3. Anche il dato USA di domani per l’occupazione potrebbe tirarci fuori dalla fase di apatia
  4. SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo dell’andamento dei mercati obbligazionari, viste le sorprese della settimana scorsa
  5. SEZIONE L'ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà questa settimana il destino economico e politico dell’Eurozona

 

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