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Dicembre all'insegna della volatilità

Un mese di dicembre sempre più all’insegna della volatilità in scia al cro llo che ha interessato il petrolio, che in questa fase rappresenta probabilmente la variabile più delicata

di Redazione Soldionline 18 dic 2014 ore 11:53

A cura della Direzione Advisory di Bim, Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni

Un mese di dicembre sempre più all’insegna della volatilità in scia al crollo che ha interessato il petrolio, che in questa fase rappresenta probabilmente la variabile più delicata: se è vero che il calo del greggio ha un significativo effetto espansivo sui paesi utilizzatori (con i prezzi dimezzatisi negli ultimi sei mesi i sol i consumatori americani potrebbero arrivare a risparmiare 200 mld di $ su base annua), il ribasso disordinato di queste ultime settimane rischia di essere destabilizzante.
LEGGI ANCHE: Perché cala il prezzo del petrolio? E quali sono gli effetti sulla crescita?

Un esempio in questo senso arriva dalla Russia che, già fortemente sotto pressione per l’impatto sulla sua economia (la Banca Centrale ha comunicato che nel caso di prezzo del petrolio intorno a 60 $ il PIL del 2015 registrerebbe una contrazione del 4.5% - 4.7%), rischia di avvitarsi sul conseguente crollo che sta interessando il Rublo. La crescente pressione a cui si trova sottoposta la Russia , già in rotta di collisione con il mondo occ identale per la vicenda ucraina, ci ricorda anche come il ribasso del petrolio aumenti in modo significativo i rischi sul fronte geopolitico (a questo prop osito va tenuto presente che agli attuali livelli nessun paese produttore raggiunge il breakeven a livello di bilancio pubblico). Senza dimenticare i timori legati ad una crisi del comp arto obbligazionario high - yield alimentati d alle difficoltà che il bass o prezzo del petrolio potrebb e generare alle società attive nel settore dello shale oil.

lente_13Al di là del petrolio, la volatilità che ha interessato il mese di dicembre è anche conseguenza di alcuni importanti appuntamenti che caratterizz eranno queste ultime settimane dell’ anno: si inizia domani con il meeting della FED e si prosegue con le elezioni anticipate del Presidente della Repubblica in Grecia.

Sul fronte Grecia il primo appuntamento per l’elezione del Presidente della Repubblica è per domani, ma in realtà l’attenzione è tutta rivolta all a tornata del 29 dicembre ( quando il quorum scenderà a 2/3 del Parlamento) . Se il Presidente non verrà eletto nel terzo tentativo il Parlamento verrà sciolto e si andrà ad elezioni anticipate a febbraio. In questa fase la questione greca ha un effetto probabilmente più di disturbo che di sostanza : se anche si andasse ad elezioni anticipate non è ancora scontato che vinca il partito antieuropeista Syriza guidato da Alexis Tsipras (negli ultimi sondaggi il partito Nuova Democrazia del Primo Ministro Antonis Samaras ha recuperato parte dello svantaggio, risalendo al 21.1% contro 24.2% di cui è accreditato Syriza). Non è poi scontato che in caso di salita alla guida del paese , Tsipras mantenga l’atteggiamento intransigente evidenziato in passato, anzi è probabile che assuma una posizione più dialogante, soprattutto se non dovesse raggiungere, come probabile, la maggioranza assoluta.

Resta il fatto che nel breve termine gli elementi di incertezza (dalla Grecia al petrolio/Russia) sono numerosi e, pertanto, non è possibile fare ipotesi sul rientro da questa fase di volatilità , anche perché Wall Street sta approfittando della situazione per una fisiologica correzione sia dal punto di vista grafico che dal punto di vista valutativo. In questo contesto di crescente nervosismo, in un’ottica di medio termine non va comunque dimenticato che:
- l’economia americana continua a fornire segnali di miglioramento;
- in Giappone dopo le elezioni dovrebbe essere impressa un’acceler azione sul fronte dell’Abenomics;
- il rallentamento dell’economia cinese dovrebbe andare di pari passo con l’aumento degli interventi di policy;
- l’Europa si sta avviando ver s o il QE

Su quest’ultimo fronte la sostanziale stagnazione dell’economia, i modesti risultati della seconda asta del LTRO ed i rischi di deflazione accentuati dal crollo del petrolio, hanno ulteriormente alzato le aspettative sull’annuncio di un QE su larga scala nei primi mesi del prossimo anno (secondo un sondaggio di Bloomberg la perc entuale degli operatori che si attendono un QE nel 2015 è salita dal 57% al 90%). Restiamo dell’idea che Draghi, forte della maggioranza che può contare in Consiglio (le ultime indicazioni parlano di 19 membri su 24), andrà dritto per la sua strada, nonost ante l’opposizione tedesca, ribadita più volte negli ultimi giorni da Weidmann.

EUROPA
Gli indici PMI di dicembre hanno sorpreso al rialzo a dicembre, con il PMI composito area Euro salito a 51,7 dal 51,1 del mese prima (consensus 51,5) grazie a un rialzo del sottoindice manifatturiero di 7 decimi a 50,8 e del PMI servizi di 8 decimi a 51,9. A livello di singoli paesi, ancora in calo i PMI tedeschi , con il composito sceso di 3 decimi a 51,4 nonostante il rimbalzo dell’indice manifatturiero, mentre ha battuto le stime del mercato il PMI francese , che sale di oltre 1 punto a 49,1 sul composito grazie in particolare al settore servizi. Il dato è in linea con una crescita dello 0,2% t/t nel 4Q, sullo stesso livello del trimestre estivo.

Buone indicazioni dallo ZEW tedesco (fiducia degli investitori), nettamente sopra le stime a dicembre sia sulla componente condizioni correnti (10 vs 5 atteso e 3,3 di novembre) sia su quella relativa alle aspettative (34,9 vs 20 atteso a 11,5 precedente).

I dati di ottobre sulla produzione industriale europea hanno evidenziato un leggero progresso mese su mese, +0,1%, con il dato annuale che si è attestato a +0,7%. Con il dato tedesco già uscito, notizie negative sono arrivate da Italia ( - 0,1% m/m) e Francia ( - 0,8% m/m).
Per quanto riguarda la produzione industriale italiana, il calo dello 0,1% è un piccolo segnale di rallentamento della discesa dopo il - 0,9% di settembre; su base annua comunque la produzione industriale è arrivata a scendere del 3%, minimo da oltre un anno.
La produzione industriale francese ha fatto segnare un calo più ampio, dello 0,8% mensile; ha pesato soprattutto il - 3,4% del settore energetico.

STATI UNITI
Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione stabili sotto quota 300 mila unità (294 mila), sempre coerenti con una creazione mensile di oltre 200 mila posti di lavoro.

Le vendite al dettaglio di novembre hanno mostrato un andamento positivo, con un +0,7% m/m trainato dal settore auto (+1,7% m/m), materiali da costruzione (+1,4 m/m) e altri beni di consumo come elettronica e abbigliamento; tra le poche voci negative troviamo ancora la benzina, che risente dell’effetto calo prezzi.
Fino a adesso nel 4Q la dinamica dei consumi negli Stati Uniti è stata molto positiva, segnalando una probabile accelerazione rispetto ai già buoni dati del terzo trimestre.

I prezzi alla produzione sono ancora scesi a novembre, - 0,2% m/m e +1,4% a/a dal +1,5% di ottobre. Il contributo negativo è naturalmente arrivato dalla componente energia ( - 3,1% m/m), giunta al quinto mese consecutivo di calo. Probabile che l’effetto si propaghi anche ai prezzi al consumo nei prossimi mesi.

Ottimo dato quello sulla produzione industriale di novembre , +1,3% m/m; come per i consumi, anche in questo caso una buona fetta di rialzo è stato spinto dal comparto auto (+5,1% m/m), che ha ampiamente recuperato i cali dei due mesi precedenti.

Il dato co nferma l’accelerazione dell’economia Usa nel 4Q. Tra i dati di sentiment, molto positiva la fiducia dei consumatori misurata dall’Università del Michigan , salita di 5 punti a 93,8, massimi dal 2007, mentre l’indice manifatturiero della Fed di New York ha a sorpresa deluso le attese, con una lettura negativa ( - 3,58) a fronte di aspettative a 12,4 e al 10,16 di novembre. Per quest’ultimo dato, comunque, dovrebbe trattarsi solo di una questione di temporanea volatilità, viste le indicazioni positive di tutti gli altri dati del settore manifatturiero.

Dati negativi, ma sempre su livelli elevati, per il settore immobiliare. I nuovi cantieri sono scesi dell’1,6% m/m a novembre a 1,028 mln, mentre le richieste di permessi edilizi sono scese del 5,2% m/m a 1,035 mln.

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