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La crisi cinese sarà più dannosa del previsto

Lo dice il Fondo Monetario Internazionale in una nota per le autorità fiscali del G20. I pericoli maggiori saranno per le economie emergenti. Si raccomanda una politica monetaria accomodante

di Marco Delugan 4 set 2015 ore 13:53

I problemi dell'economia cinese hanno e avranno effetti sull'economia globale maggiori del previsto, specialmente sui mercati emergenti. E' quanto si legge in un rapporto che il Fondo Monetario Internazionale ha preparato per l'incontro delle autorità finanziarie dei paesi del G20 che si svolgerà alla fine di questa settimana ad Ankara. Ecco come ne ha parlato Businessinsider.

Le economie avanzate e quelle emergenti, secondo l'FMI, devono continuare a supportare la domanda interna e internazionale con riforme e investimenti in modo da assicurare che le turbolenze sui mercati finanziari e i problemi dell'economia cinese non blocchino l'attività economica nel resto del mondo.

“La transizione della Cina verso una crescita più lenta, che è in gran parte in linea con le attese, sembra avere ripercussioni sulle altre economie più ampie di quanto previsto”, ha dichiarato il Fondo. E in particolare che”i rischi di breve periodo di una flessione delle economie emergenti sono aumentati” per via della riduzione dei prezzi delle materie prime, della forza del dollaro Usa, e della crisi dei mercati finanziari.

Il report, che verrà utilizzato per la discussione nell'incontro di venerdì e sabato dei ministri delle finanze e i banchieri centrali dei paesi del G20, non contiene revisioni della precedente stima dell'FMI di una crescita del pil mondiale del 3,3%.

Anche se Christine Lagarde – direttore operativo del Fondo Monetario Internazionale – ha recentemente dichiarato che la crescita globale sarà probabilmente inferiore a quanto previsto. “Adesso la situazione sta ancora cambiando, e noi cominciamo a percepire  l'impatto del percorso della cina verso un nuovo modello di crescita”, ha detto Lagarde.

Il rapporto esprime fiducia in una seppur modesta crescita nelle economie avanzate nella seconda parte del 2015 e nel 2016, aiutata dall'impatto positivo della flessione del prezzo del petrolio. Ma la flessione del prezzo del petrolio, assieme a quello di altre materie prime, sta colpendo le economie dei mercati emergenti, che stanno anche soffrendo per l'effetto sulle loro monete della svalutazione di quella cinese.

E la forza del dollaro, avverte l'FMI, potrà pesare sulle imprese che hanno debiti denominati in dollari.

Il Fondo ha sottolineato l'aumento dei fattori di rischio per la crescita globale: la Cina, che non ha voluto affrontare la sua flessione con politiche di supporto alla crescita, i prezzi delle materie prime che scenderanno ancora, il dollaro che continuerà a salire, e le aziende che soffriranno per la crescita del valore dei debiti denominati in dollari.

“La simultanea materializzazione di alcuni di questi rischi implicherà previsioni più deboli” ha detto il Fondo.

Il Fondo Monetario Internazionale raccomanda inoltre ai paesi economicamente più avanzati di mantenere una politica monetaria accomodante e politiche fiscali favorevoli alla crescita. E ha inoltre sottolineato la necessita di riforme strutturali che possano liberare svariati mercati e incoraggiare investimenti e consumi. Nelle economie emergenti, le scelte saranno più difficili, e i leader “dovranno trovare un appropriato equilibrio che possa favorire la crescita e gestire le debolezze.”
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