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Cosa temono i mercati finanziari?

I timori sulla Cina hanno continuato a tenere sotto pressione i mercati, le preoccupazioni sembrano andare al di là delle recenti news e ci con le condizioni per un rimbalzo

di Redazione Soldionline 13 gen 2016 ore 10:38

A cura di Banca Intermobiliare
Performance da inizio anno: S&P500 -5.9%, EuroStoxx50 -5%, FtseMib -6%.
Cosa temono i mercati? Sicuramente i rischi di deflazione sono in cima alla lista delle preoccupazioni e periodicamente si acuiscono:

- nonostante l’azione della BCE i dati consuntivi europei faticano ad evidenziare miglioramenti sul fronte della crescita, mentre l’inflazione, complice anche il continuo ribasso del petrolio, si conferma su livellipressoché nulli;
- la crescita americana prosegue su livelli piuttosto contenuti e sulla base degli indicatori anticipatori aumentano i timori di rallentamento; a questo riguardo non sono stati di aiuto gli ottimi dati di venerdì scorso sui nuovi occupati, anche perché i dati sul mercato del lavoro sono per definizione un indicatore ritardatario;
- in Giappone, nonostante tutte le azioni messe in capo da BoJ e Governo, restano bassi sia la crescita che l’inflazione.

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In questo contesto da un po’ di mesi si è aggiunta la preoccupazione legata alla Cina, che con il rallentamento della crescita e la conseguente politica di svalutazione dello Yuan esporta deflazione nelle altre economie.
Non aiuta poi a placare i timori deflazionistici l’andamento delle materie prime, ormai da mesi avvitate al ribasso.

Detto questo, i mercati si stanno comportando come se lo scenario deflazionistico fosse ormai un’ipotesi più che concreta e come se non ci fossero le Banche Centrali, che invece stanno proseguendo nella loro azione espansiva (compresa la FED che sarà estremamente cauta nel percorso di rialzo dei tassi).

busnessman-depressionTra l’altro, le indicazioni e le novità di questa prima fase dell’anno, seppure complessivamente non positive, non sono state poi così lontane rispetto ad aspettative già piuttosto prudenti.

La svalutazione dello Yuan è una preoccupazione e le Autorità cinesi spesso danno l’impressione di muoversi in modo poco organico, ma al tempo stesso non va dimenticato che dall’inizio dell’anno il calo nei confronti del Dollaro è poco superiore all’1%.

Considerati anche i livelli tecnici su cui si trovano diversi indici, l’impressione è che ci possano essere le condizioni per una fase di rimbalzo.

Resta il fatto che nell’attuale scenario la componente azionaria dei portafogli deve avere un peso equilibrato: in un contesto deflazionistico i multipli delle Borse non possono essere troppo elevati anche se i tassi di interesse sono estremamente bassi.

Sinora non ha pagato il nostro sovrappeso sull’Europa, probabilmente anche a causa del fatto che:
- le Borse europee sono meno solide e diversificate;
- il consensus ed il posizionamento degli investitori era sbilanciato a favore dell’Europa e questo diventa penalizzante in una fase di risk-off;
- l’economia europea presenta una maggiore esposizione al rallentamento cinese ed ai rischi deflazionistici.

Riteniamo comunque che su un arco temporale più ampio dovrebbero restare premianti:
- la fase ciclica favorevole dell’economia, che continua ad essere confermata dagli indici PMI;
- la presenza di una Banca Centra estremamente espansiva;
- le valutazioni piuttosto attraenti (il DAX presenta un P/E forwar di 12x)

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