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Cosa potrebbe andare male nel 2019?

Dopo la forte correzione subita dai mercati azionari nell'ultima parte del 2018, le prime settimane del 2019 hanno mostrato un trend opposto. Le vendite hanno lasciato spazio alle ricoperture, dando respiro agli investitori

di Redazione Soldionline 19 feb 2019 ore 10:53

previsioni-2019Dopo la forte correzione subita dai mercati azionari nell'ultima parte del 2018, le prime settimane del 2019 hanno mostrato un trend opposto. Le vendite hanno lasciato spazio alle ricoperture, dando respiro agli investitori.
Tuttavia, le nubi sui mercati non sembrano essersi completamente diradate. Permangono, infatti, alcuni importanti rischi che potrebbero influenzare i mercati nei prossimi mesi.
David Lafferty (Chief Market Strategist di Natixis Investment Managers) ne ha identificati sette, dettagliati nell'analisi seguente.



Rischio 1: Rallentamento o Recessione?
Anche se abbiamo deciso di non elencare questi rischi in ordine di importanza, a nostro avviso la recessione è la prima delle preoccupazioni. Viste le valutazioni medie - oggi non troviamo molti asset particolarmente cari o a buon mercato - le tendenze macroeconomiche e quelle degli utili sono di fondamentale importanza per pensare ai rendimenti futuri. L'economia globale sta chiaramente decelerando, ma sulla scia del sell off del quarto trimestre – se consideriamo di trovarci a metà di un ciclo caratterizzato da una crescita lenta ma positiva - i mercati dovrebbero essere destinati a salire di nuovo. Tuttavia, nel caso in cui il rallentamento si trasformasse in recessione i mercati non sarebbero preparati allo shock, poiché né la fiducia degli investitori né i prezzi degli asset riflettono adeguatamente questo rischio.

Rischio 2: Tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina
Questo rischio sembra essere in cima alle liste di tutti, ma noi siamo un po' meno preoccupati, soprattutto perché pensiamo che il mercato lo abbia almeno in parte già scontato. In primo luogo, dato che le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono diventate più complicate nel secondo semestre del 2018, i mercati azionari mondiali hanno scontato gran parte di queste cattive notizie. In secondo luogo, le imprese hanno già iniziato a prendere misure per adeguare la produzione, gestire le scorte e sviluppare nuove catene di approvvigionamento.


Rischio 3: Un errore della Banca Centrale

Tra gli investitori è piuttosto diffuso il timore che le banche centrali possano mettere in atto una politica monetaria eccessivamente restrittiva, provocando la prossima recessione. In un certo senso, siamo un po' meno pessimisti. Considerata la debolezza del quarto trimestre, la FED ha optato per una linea meno aggressiva e quindi le sue prossime azioni (aumento dei tassi e/o roll-off di bilancio) difficilmente porteranno ad una recessione. Stimiamo al 10% il rischio che la FED provochi una recessione. Ma ecco il problema: come tutti sanno, gli effetti dei cambiamenti in politica monetaria hanno dei tempi molto lunghi. Potrebbe essere altrettanto probabile (10%) che la FED abbia già attuato una politica troppo restrittiva. Il dado potrebbe essere già stato tratto.

Rischio 4: Una Brexit caotica
Il fallimento del primo voto su Brexit ha ridotto significativamente le chance di riuscita del Primo Ministro May. Tuttavia, la sua ultima "vittoria" parlamentare sembra non portare da nessuna parte dato che è improbabile che l'Unione Europea rinegozi l'Irish Backstop. Questi sviluppi recenti aumentano le probabilità che il Regno Unito esca dall’Unione Europea senza un accordo. Riteniamo comunque che questo scenario, il peggiore, abbia solo il 40% di possibilità di realizzarsi. Il rischio in questo caso sarebbe un "incidente politico", generando una rottura disastrosa con l'UE.


Rischio 5: Stallo politico negli Stati Uniti – Shutdown e tetto del debito

Dopo aver sopportato un primo shutdown di 35 giorni, dubitiamo che i Repubblicani al Congresso vogliano altra cattiva pubblicità. Ci aspettiamo che le risoluzioni sul bilancio vengano approvate a metà febbraio, per mantenere in funzione il governo americano, e che le ricadute economiche dello shutdown di Dicembre/Gennaio siano modeste. Probabilità di un altro shutdown a febbraio? Circa il 15%.


Rischio 6: Crisi costituzionale negli Stati Uniti
Mentre il 2019 va avanti ed emergono i risultati dell'indagine Mueller, non abbiamo idea di quanto possa essere grave il danno all'amministrazione Trump. Dato l’alto numero di condanne e le motivazioni addotte dal consiglio speciale, sospettiamo che ci sia almeno un po' di fuoco ad alimentare il fumo. La possibilità che la Camera dei Rappresentanti, controllata dai Democratici, avvii una procedura di impeachment è di almeno il 50%. Tuttavia, la condanna (e l’allontanamento) per mano della maggioranza Repubblicana in Senato è molto meno probabile, e dipende ancora una volta da ciò che Mueller scoprirà effettivamente.


Rischio 7: Riservatezza dei dati e regolamentazione
A livello globale, nel 2019 i governi potrebbero cominciare a inasprire i controlli sull’utilizzo dei dati personali. Le inchieste del Congresso degli Stati Uniti e del General Data Protection Regulation (GDPR) europeo illustrano quanto seriamente i vari Paesi stiano affrontando la questione. I "Big Data” hanno valore solo se si possono monetizzare, sia vendendo informazioni personali che utilizzandoli per micro-targettizzare i ricavi pubblicitari. L'aumento di un controllo governativo potrebbe rendere più difficile in futuro per le imprese trarre profitto da questi dati.
Se riteniamo che la probabilità che le autorità di regolamentazione possano ridurre i vantaggi dei Big Data sia bassa, forse al 20%, l’impatto di una politica di questo tipo sarebbe rilevante. Questo rischio è sottostimato, dato che le questioni relative alla riservatezza dei dati si applicano a quasi tutte le aziende dei principali indici, andando ben oltre i più grandi nomi del settore tecnologico.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.

 

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