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Cosa potrà fare la BCE in una prossima recessione?

Il margine di manovra della banca centrale europea è diventato più ridotto, nel caso (non improbabile) di una nuova recessione in Europa. L’insegnamento (scoraggiante) del Giappone

di Redazione Soldionline 20 ago 2019 ore 09:56

Negli ultimi anni la BCE ha adottato importanti e innovative misure di politica monetaria, con l’obiettivo di stimolare la crescita economica e di mantenere l’inflazione a livelli coerenti con i propri obiettivi.
Di conseguenza, il margine di manovra della banca centrale europea è diventato più ridotto, nel caso (non improbabile) di una nuova recessione in Europa.
Nell’analisi seguente Andrew Bosomworth, Head of Portfolio Management in Germania, ha portato come esempio l’insegnamento (scoraggiante) del Giappone, intrappolato da decenni nella spirale dei bassi tassi d'interesse.

 

bce-buildingDurante la prossima recessione non potremo contare sulla rete di sicurezza della BCE: se decenni fa il problema principale delle banche centrali erano le previsioni d'inflazione eccessivamente elevate, oggi la Banca Centrale Europea (BCE) deve far fronte ad aspettative di accelerazione dei prezzi pericolosamente contenute. Di conseguenza, il presidente dell'istituto di Francoforte, Mario Draghi, ha promesso un intervento risoluto in occasione della prossima decisione sui tassi di interesse a settembre.
Tuttavia, il margine di manovra in termini di politica monetaria è sempre più ridotto e ci si domanda cosa possa fare la BCE per contrastare la prossima recessione.

L’ insegnamento scoraggiante giunge dal Giappone, intrappolato da decenni nella spirale dei bassi tassi d'interesse: le dinamiche demografiche a lungo termine possono frenare l'inflazione per molto tempo, e la politica monetaria non può fare molto per cambiare la situazione. Dal punto di vista demografico, l'Eurozona segue il modello nipponico, benché alla lontana.

L'attivismo di cui ha dato prova la BCE negli ultimi anni ha sostenuto la crescita dell'occupazione e dei salari, spingendo i prezzi degli attivi verso nuovi massimi. Ciononostante, i margini di profitto delle società europee non sono aumentati notevolmente e i salari più elevati non si sono tradotti in un rialzo dei prezzi al consumo. Ma se le aziende non sono riuscite a trasferire la pressione sui costi ai clienti durante la ripresa, non saranno senz'altro in grado di farlo nel pieno di una futura recessione. Al contrario, in caso di rallentamento dell'economia, osserveremmo probabilmente una flessione degli utili delle società, un incremento dei tassi di default e un'impennata degli spread degli attivi rischiosi. Ancora più drammatico è il fatto che, ad ogni utilizzo, gli strumenti a disposizione della BCE diventano sempre meno efficaci. Potrebbero quindi rivelarsi assolutamente inadeguati proprio quando se ne sentirà maggiormente il bisogno, ossia durante la prossima recessione.

Gli  investitori non dovrebbero fare troppo affidamento sulla politica monetaria. Altrettanto importante è non rincorrere ogni centesimo di rendimento in quello che potrebbe essere l'epilogo di una fase rialzista decennale del mercato degli attivi rischiosi.

 

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