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Cosa aspettarsi da azioni e bond nel 2019?

È tempo per i gestori delle società di investimento per fornire le indicazioni sui possibili temi di investimento nel prossimo esercizio. Le indicazioni di UBP

di Redazione Soldionline 30 nov 2018 ore 10:43

strategie_1Manca ormai un mese alla chiusura del 2018, esercizio caratterizzato da ritorno della volatilità sui mercati azionari.

È tempo, quindi, per i gestori delle società di investimento per fornire le indicazioni sui possibili temi di investimento nel prossimo esercizio.

Union Bancaire Privée (UBP) non si è sottratta a questo esercizio.

 

I gestori hanno iniziato l’analisi fornendo alcune indicazioni sulle prospettive di crescita economica.

La tenuta dei mercati sembra confermata per il 2019, ma lo scenario comincia a essere frammentato. La desincronizzazione tra le economie sarà il tema dominante del prossimo anno. Dopo un biennio di forte crescita, l’economia globale dovrebbe subire una frenata nel 2019. Nel corso dell’anno, infatti, la crescita dovrebbe attestarsi sul 3,5%, quindi al di sotto del 3,7% previsto dal Fmi e messo a segno nel 2018.

Si prevede che tutte le regioni perdano slancio e il loro andamento sia sempre meno sincronizzato. Diversi fattori alimenteranno le differenze di ritmo tra i paesi, basti pensare all’inasprirsi dei rischi politici, alla forza relativa della loro domanda interna, ma anche al riorientamento dei rapporti commerciali internazionali e al corso più restrittivo di politica monetaria.

 

UBP si è poi focalizzata sulle prospettive di crescita degli Stati Uniti e dell’Eurozona, ipotizzando un rallentamento del Pil meno marcato negli USA, grazie alla riforma fiscale delle imprese e ai tassi di interesse, che dovrebbero restare bassi.

USA

Il rallentamento dovrebbe essere meno marcato negli Stati Uniti, dove la crescita raggiungerà il 2,5% nel 2019. Gli investimenti e la domanda interna statunitensi saranno presumibilmente sostenuti dalla riforma fiscale delle imprese, dai tassi sempre bassi e dagli incentivi alle imprese che creano lavoro sul mercato interno. Inoltre, alcuni progetti infrastrutturali presentati all’inizio della presidenza Trump potrebbero essere riproposti nel 2019, alimentando la domanda da parte del settore pubblico.

 

Eurozona

Nell’Eurozona il tasso di crescita, pari al 2,1% nel 2018, dovrebbe scendere sotto la soglia del 2% nel 2019, attestandosi sull’1,9%. L’Europa subisce le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e, dopo la situazione di stallo sull’acciaio, non c’è alcuna garanzia che le industrie automobilistiche europee riescano a sfuggire a una revisione dei dazi doganali.

Non si deve comunque dimenticare che l’Europa ha avuto bisogno di tempo per ricostituire il capitale distrutto durante la crisi finanziaria e la sua crescita potenziale rimarrà modesta sino a quando le economie di paesi come la Grecia e l’Italia saranno strutturalmente vulnerabili e imbrigliate dai conti pubblici.

 

Sulla base di questi scenari UBP ha fornito alcune previsioni sull’andamento di azioni e bond nel 2019.

In particolare, i gestori non escludono una migliore performance delle azioni europee rispetto a quelle statunitensi, ipotizzando uno stop al rally dei titoli del settore tecnologico.

Azionario

Dalla fine della crisi dell’Eurozona nel 2013, le azioni statunitensi hanno sovraperformato quelle di altre importanti aree geografiche del mondo in valuta locale. Ci attendiamo che nel 2019 questa fase di «eccezionalismo americano» cominci ad attenuarsi. È un dato di fatto che l’espansione dei P/E negli Stati Uniti ha fornito un contributo sostanziale a tutte le outperformance delle azioni americane rispetto a quelle europee e giapponesi. Un valido motivo alla base della volontà degli investitori di pagare dipiù per le azioni statunitensi è rappresentato dalla forte presenza del settore tecnologico nei listini. Tuttavia, crediamo che il forte riapprezzamento dei P/E delle società tecnologiche su scala globale, in atto sin dal 2013,stia per concludersi.

L’ultimo periodo di netta outperformance dell’Europa rispetto agli USA (dal 2003 al 2007) ha coinciso con una fase di notevole underperformance del tecnologico rispetto ai più ampi mercati azionari globali. Essendo prevista una perdita di momentum del settore tecnologico, pertanto le azioni europee dovrebbero recuperare terreno nei confronti di quelle statunitensi.

 

Obbligazionario

Il 2018 è stato un anno in cui la crescita è stata forte, gli utili solidi, ma le prestazioni non hanno entusiasmato; i mercati sono stati guidati da timori e fattori tecnici. Il 2019 non vedrà ancora la fine del ciclo economico, ma rischi e incertezze permangono e la volatilità dovrebbe rimanere più elevata. Inoltre, la Fed procederà con il suo rialzo dei tassi, ma solo se si protrarrà anche la crescita. Per ora il livello di rischio di credito è complessivamente basso.

Guardiamo con grande attenzione agli strumenti di credito liquidi (CDS) come core holding sia per il loro migliore comportamento in caso cali del mercato sia per le loro valutazioni interessanti rispetto alle obbligazioni. Infine, aggiungeremo gradualmente duration a partire da livelli bassi.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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